Guillaume Jedrzejczak, Omelia per il Venerdì Santo 2022 – C

Guillaume Jedrzejczak, Omelia per il Venerdì Santo 2022 – C

Is 52,13-53,12; Eb 4,14-16.5,7-9; Gv 18,1-19,42.

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         Il racconto della Passione nel vangelo di Giovanni si svolge tra due giardini, il giardino del Gethsemani, al di là del torrente Cèdron, e il giardino che era vicino al Golgota, il luogo detto del cranio, dove c’era un sepolcro nuovo, che diventerà dopo il giardino della risurrezione di Cristo. Il primo giardino, prima di essere il luogo oscuro del tradimento, era stato un luogo dove Gesù veniva spesso con i suoi discepoli. Era un luogo dove Gesù poteva riposare e pregare con i suoi discepoli, lontano dalle folle e dai suoi nemici. Un luogo di fraternità gioiosa e di convivialità, e anche un luogo di intimità col Padre nelle lunghe ore della notte. Un luogo così bello che Giuda ha trasformato, con il suo tradimento, in un luogo freddo, ostile e oscuro.

         E l’ultimo giardino, il giardino dove c’era un sepolcro nuovo, fu il luogo nel quale Giuseppe di Arimatèa depose il corpo di Gesù e diventò dopo il luogo del trionfo della vita sulla morte, il luogo dove si manifestò il Signore dopo la sua Risurrezione.

         Il primo giardino evoca per noi il giardino della creazione, il paradiso, trasformato da Adamo e Eva in luogo di morte e di menzogna, dopo il primo peccato. Un luogo di gioia trasformato in campo di lacrime, e che suscitava la nostalgia nell’umanità ferita.

         Il secondo giardino, cioè il luogo del sepolcro, nel quale Maria di Magdàla viene per piangere e fare lamenti, è diventato invece il posto della vittoria della vita sulla morte, il posto nel quale tutta la cattiveria dell’uomo è stata salvata e perdonata.

         Però, per passare dall’uno all’altro, dal giardino chiuso dal tradimento al giardino del nuovo paradiso, Gesù ha dovuto attraversare la via della Passione. Una via di solitudine e di umiliazione. Una via dove gli uomini hanno dimostrato la profondità della loro disumanità.

         Perché ciò che colpisce di più, nella Passione del Signore, è la crudeltà, la disumanità dell’uomo. Solo Gesù ci rivela cosa significa essere veramente umano, perché solo Dio può insegnarci a abbandonare la nostra disumanità perché diventiamo veramente umani. Nella Passione, il Signore ci rivela non solo la Bontà di Dio, ma anche la grandezza dell’uomo voluto da Dio, fin dalla creazione del mondo.

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