Sap 7, 7-10. 15-16; Fil 3, 8-14; Gv 17, 20-26.
— ⊕ —
Le tre letture della liturgia di questa solennità di San Bernardo sviluppano, in un crescendo molto interessante, molti aspetti della vita monastica, ma anche della vita di ogni cristiano. Difatti, nel brano dal libro della Sapienza, non si parla solo di ricerca e di desiderio, ma soprattutto dell’oggetto di questa ricerca. E si capisce subito che ciò che va ricercato non sono le bellezze e gli splendori di questo mondo, neanche la gloria degli uomini, ma ciò che rimane nascosto e segreto. La prima scelta che corrisponde a ogni vocazione cristiana suppone questo desiderio profondo e nostalgico di qualcos’altro, di qualcosa in più. Tutto comincia dunque con l’esperienza di una mancanza, di un desiderio più profondo e spesso non tanto chiaro.
Nella seconda lettura, con la lettera di Paolo ai Filippési, questo desiderio si esprime attraverso una persona, “Cristo Gesù, mio Signore”. Ormai, il desiderio ha un volto, ha un nome, ha uno slancio. Non è più ciò che era, ciò che abbiamo realizzato che conta, ma ciò che è davanti, Colui che ci chiama e ci aspetta. Per lui, si lascia tutto, non per disgusto o per stanchezza, ma per amore e per fede. La forza del desiderio non solo ci libera dal passato, ma ci permette di attraversare ogni tipo di prove e di angustie, perché si sa dove si va.
Ma questo slancio, questo entusiasmo, sappiamo tutti molto bene che dura solo un tempo. Poi viene spesso il tempo dell’attesa, della prova, del buio e della notte. Per questo il vangelo di Giovanni ci indica una via sicura e sana. In questa piccola preghiera di Gesù indirizzata al Padre, abbiamo tutti gli elementi che ci possono aiutare a durare nella prova e nella lunghezza dei giorni. Il primo di questi elementi è la preghiera del Signore per questa lunga catena di santi, testimoni della bontà e della misericordia di Dio. Il secondo elemento è questa esperienza di comunione vissuta nel quotidiano che ci permette di sperimentare, per un tempo molto breve in questo mondo, come dice San Bernardo, la vita stessa di Dio. E il terzo elemento è questa nuova conoscenza, che non si impara nei libri, ma nella contemplazione di Cristo.
San Bernardo è testimone di questo cammino non solo perché l’ha vissuto e ne ha parlato ai suoi monaci, ma soprattutto perché la sua esperienza ha fatto di lui un testimone anche per tutta la chiesa dal suo tempo e in poi. Questa grazia di comunione sperimentata, commentata, predicata, è diventata la fonte della sua azione nella chiesa divisa e sofferente dei suoi tempi. Per lui, la vita contemplativa non era un modo per evitare le difficoltà e i problemi dei suoi contemporanei. Ma, al contrario, egli ha trovato nella sua esperienza la forza di testimoniare che la comunione è la vocazione della chiesa, di ogni cristiano.
Certo, Bernardo l’ha fatto con il suo temperamento, con i suoi difetti e suoi limiti. Ma questo rende la sua persona molto più vicina e più simpatica. Bernardo è diventato santo non malgrado, ma attraverso i suoi limiti e i suoi errori. La vita monastica l’avevo reso più umano, più semplice, più mite. La sua autorità era diventata autorevolezza perché non cercava il proprio interesse, non aveva più niente da perdere. Aveva lasciato tutto per Cristo, e Cristo lo prese con se, per sempre!
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


