6 letture; Rm 6,3-11; Mt 28,1-10.
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“Non abbiate paura”, “non temete”! Questo invito ripetuto dall’angelo e poi dal Signore Gesù stesso sembra risuonare come eco al terrore e allo spavento suscitato non solo nelle guardie ma anche nelle donne testimoni della risurrezione del Signore. Quando i soldati rimangono come morti, le donne invece sono riempite di timore e di gioia. Lo stesso evento provoca la paura e la paralisi della morte per gli uni, la gioia e lo slancio della vita per gli altri. Sin dal principio, questo evento così straordinario susciterà dunque una divisione, una frattura, una separazione nell’umanità. Una divisione tra quelli che vogliono eliminare la questione, eliminando la persona di Gesù, e quelli che si lasciano stupire dall’imprevedibile. Questa separazione, la ritroviamo oggi ancora tra quelli che vogliono prendere il controllo del mondo e dell’essere umano, e quelli che accolgono il mistero della vocazione umana.
La frontiera non è tra scienza e religione, come si suppone ogni tanto. Perché ci sono persone di grande cultura e di grande intelligenza che credono. La frontiera tra fede e rifiuto non dipende né dalle capacità, né dai doni e dalle conoscenze. Questa frontiera non è solo tra uomini, ma anche proprio nel cuore di ognuno di noi. In ognuno di noi, c’é una capacità di accogliere il mistero, e una volontà di non lasciare spazio a ciò che non si controlla. In ogni essere umano, c’é questa possibilità di gioia e di gratitudine, ma anche questa tendenza a ripiegarsi su se stesso e a rifiutare ciò che rimane indicibile.
In un certo senso, la risurrezione di Cristo mette alla prova il mondo interiore di ciascuno di noi, qualsiasi sia la sua formazione e la sua buona volontà. E questo lo vediamo molto chiaramente attraverso i diversi racconti dell’evento, nei diversi vangeli. Non è mai stato facile, per nessuno, per Pietro, Giovanni, Tommaso e gli altri, accogliere non solo la testimonianza di Maria di Màgdala e dell’altra Maria, ma anche la testimonianza degli Apostoli e poi dei propri sensi. Tutti hanno avuto un momento di dubbio, di aspettativa, di esitazione. Tutti hanno voluto verificare e assicurarsi che era veramente il Signore. E tutti sono rimasti con interrogativi, incapaci di spiegare come mai era possibile. La risurrezione rimane una sfida alla ragione e alla fede, una realtà che ci impone di uscire da ciò che sappiamo.
La risurrezione è contro-intuitiva, va contro tutti i nostri modi di concepire la realtà. Ma siamo fortunati a vivere nella nostra epoca, perché oggi, anche le scienze fisiche chiedono la stesso sforzo. Si scopre oggi che il mondo non corrisponde esattamente a ciò che percepiscono i nostri sensi. Non basta toccare e vedere perché una cosa sia vera. Non è perché i nostri sensi percepiscono qualcosa che questa cosa esiste. Nel mondo virtuale che si sviluppa intorno a noi, siamo obbligati a cambiare i nostri criteri. Le stelle, l’universo, ma anche la terra e l’oceano, la materia e il tempo ci rivelano una realtà stupenda che ci costringe a abbandonare i nostri modi di pensare. In questo contesto, la risurrezione di Cristo rimane un mistero che apre ad altre dimensioni della realtà. La fede e la ragione possono andare di nuovo insieme, interrogandosi a vicenda. Dietro il velo della morte, c’é qualcosa altro!
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