Mc 9, 2-10
— ⊕ —
Questo brano del Vangelo di Marco ci propone un strano paradosso. Da una parte, il Signore Gesù è trasfigurato sulla montagna, ma dall’altra, c’è anche l’annuncio della sua passione a Gerusalemme. Così sono messi insieme la gloria e la croce, l’amore infinito di Dio e l’odio degli uomini, il dono della vita da parte di Dio e il rifiuto dell’uomo che fa soffrire e fa morire! Ma perché? Come mai i contemporanei di Gesù non hanno visto, perché non hanno capito? Perché?
Questi interrogativi, tutte queste domande rimaste senza risposta hanno tormentato anche i discepoli di Gesù, mentre camminavano dietro al Maestro, verso Gerusalemme e verso la passione, dopo lo splendore della trasfigurazione. Questo spaventoso “perché” non ha cessato di ossessionare il cuore di ogni essere umano, fin dalle origini del mondo, fin da quando l’amore è nato. Perché tutta questa sofferenza? Perché tutto questo amore perduto? Perché?
Dio non ama le risposte facili che rassicurano l’intelligenza, ma non appagano il cuore. Gesù non spiega nulla. Non cerca nemmeno di giustificare quello che succederà. Mostra semplicemente ai discepoli l’incredibile lacerazione di questo amore che si svela nella nube sulla montagna della trasfigurazione, in presenza di Mosè ed Elia, i più grandi testimoni dell’Antico Testamento, e si vela subito dopo nell’annuncio della passione e della morte in croce.
È in questo paradosso, in questo incomprensibile mistero, in cui sono indissolubilmente mescolati la morte e la vita, la luce e le tenebre, che si svela il volto oscuro e luminoso del nostro Dio. Ed è rassicurante per noi che gli stessi discepoli, coloro che Gesù aveva scelto, che avevano mangiato e bevuto con lui, lo avevano frequentato ed erano vissuti con lui, non abbiano capito nulla.
Nella vita di Cristo, in tutta l’avventura di Israele, nella nostra stessa vita, l’amore di Dio è all’opera, anche e soprattutto, forse, quando non ci capiamo nulla. La Chiesa non ci offre risposte facili, ma ci invita semplicemente a immergerci nelle Scritture, a fare nostro il grido del salmista, la rivolta di Giobbe, il lamento dei poveri d’Israele, le lacrime di «Cristo che è morto e risorto»; a fare anche nostro il desiderio di Pietro. quando dice, “è bello per noi essere qui” Signore, è bello rimanere con Te!
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


