Guillaume Jedrzejczak, Omelia della prima domenica di Quaresima

Gen 9,8-15; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15.

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          Nella versione di Marco delle tentazioni del deserto rimangono solo alcuni elementi del racconto che troviamo nelle versioni di Matteo e Luca. È sempre lo Spirito Santo che sospinge Gesù nel deserto, dove rimane quaranta giorni, ed è sempre il diavolo che viene a tormentare il Signore. Però il racconto delle tentazioni, non c’è più. Ma c’è ancora un’altra differenza, questa volta col vangelo di Luca. Solo per Matteo e Marco, quando se ne va il diavolo, arrivano gli angeli, per servirlo. Però Marco è l’unico che aggiunge anche le bestie selvatiche accanto agli angeli. E questo ci dà una prima indicazione importante per capire il messaggio di Marco. Ciò che conta per lui non è il contenuto delle tentazioni, ma il fatto che Gesù abbia cominciato il suo ministero, dopo il battesimo, nel mondo selvatico del deserto.

          Questo spiega perché la liturgia ci proponeva, nella prima lettura, il brano della Genesi con il racconto dell’uscita dell’arca di Noè di tutti gli animali salvati dal diluvio. La riconciliazione della salvezza non tocca solo l’uomo, creato a immagine e verso la somiglianza di Dio, ma anche tutta la creazione, tutto il creato. Gesù non viene solo per noi, per raddrizzare la nostra mente e il nostro cuore, per rinnovare le nostre relazioni interpersonali. Ma viene anche per rendere a tutto il creato il suo vero significato. Non c’è traccia di questa tentazione antropocentrica che spesso ha sviato la teologia e la filosofia. Cristo è salvatore del mondo.

          È tutto l’universo che geme nell’attesa della sua venuta. Per Marco, non c’é divorzio tra l’uomo e il creato. Facciamo parte di un insieme voluto da Dio. Così anche l’acqua cambia significato. L’acqua, che distrugge e sommerge il mondo nel libro della Genesi, diventa acqua che purifica, porta via la sporcizia e rende la vita nella seconda lettura, dalla prima lettera di Pietro. L’acqua, che manca terribilmente nel deserto, diventa così il segno di una vita nuova, offerta e trasmessa da Cristo.

          La presenza di Gesù nel deserto riceve così un significato molto profondo, perché esprime nello stesso tempo non solo questa riconciliazione universale ma anche questo dono di vita nei luoghi più ostili e aridi. Così, le scelte di Marco prendono un valore molto interessante per noi. Invece di presentare le tentazioni come una vittoria morale di Cristo contro il diavolo, Marco sceglie di presentare questo evento come un dono, dono di riconciliazione e dono di vita. Perché la salvezza non è solo un cambiamento di mentalità o una conversione del cuore dell’uomo, ma diventa così una avventura che va molto aldilà dell’uomo e del suo destino, per riprendere tutto il corso del creato.

          Nella scia del brano di Marco, la vocazione di ogni cristiano non è solo di convertirsi e di vivere una vita buona, ma è anche di rendere al mondo intero, a tutto il creato il suo vero significato, il suo vero senso. Perché tutte le cose sono state create per lodare e glorificare Dio. Non è l’uomo che è al centro del mondo, ma Dio. Oggi, con l’ecologia, si sta riscoprendo il fatto che la natura non è solo una materia da usare per soddisfare i nostri desideri. Però ci manca ancora questo senso divino che permette di rispettare e di proteggere ciò che non comprendiamo ancora.

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Vedi anche

DOMENICA ALL’INIZIO DI QUARESIMA

Pietoso e pronto al perdono è il Signore
che non ci tratta secondo i nostri peccati,
ma, come un padre perdona i suoi figli,
così è pietoso con noi il nostro Dio.
Nel suo amore, che a tutti è vicino, cerchiamo rifugio
per celebrare con gioia
la pasqua del nostro Salvatore.
Cfr. Sal 102 (103), 8. 10. 13

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