Guillaume Jedrzejczak, Omelia della Dedicazione della Chiesa di Valserena

Is 56, 1.6-7; 1 Cor 3, 9-11.16-17; Lc 19, 1-10.

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Le letture di questa celebrazione della Dedicazione della Chiesa del Monastero di Valserena  ci propongono alcuni elementi per capire cosa è la Chiesa. Perché dietro l’edificio di pietre, c’è un’altra realtà molto più importante, questa Chiesa di “pietre vive” che celebrava il nostro Padre Cistercense San Bernardo. Le tre letture di questa celebrazione ci aiutano proprio a chiarire il senso di questo edificio che siamo noi. O piuttosto il senso dell’edificio che siamo chiamati a diventare.

Nella prima lettura, il profeta Isaia insisteva sul fatto che il popolo di Dio è aperto a tutti quelli che vogliono servire veramente il Signore. Il punto importante non è più l’origine etnica o religiosa. Non si fa parte del popolo di Dio per la nascita, ma per la pratica dei comandamenti di Dio. Il Concilio Vaticano II ha tradotto questa realtà nell’espressione diventata molto famosa di “uomini di buona volontà”. Per far parte della Chiesa, ci vuole questo desiderio di servire Dio, questa buona volontà che illumina la vita e le scelte che facciamo.

Nella seconda lettura, viene sottolineato un altro aspetto di questa Chiesa di “pietre vive”. L’Apostolo insiste in questo brano della prima epistola ai Corinzi sull’unico fondamento della Chiesa, cioè Cristo. Non sono né le simpatie, né gli interessi, né la condivisione di una certa visione che importano, ma il fondamento su cui si costruisce è la persona di Cristo Gesù, morto e risorto per noi, “la via, la verità e la vita”. E ci vuole questo fondamento perché lo Spirito di Dio venga a dimorare in noi e tra noi.

A questo punto del nostro percorso, il vangelo di Luca prende tutto il suo significato. Gesù “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Non è venuto per costituire una specie di élite spirituale, al di sopra degli altri, incaricata di giudicare o di minacciare gli altri. La Chiesa è fatta solo per quelli che sono consapevoli della loro povertà e della loro miseria. La Chiesa è la casa dei peccatori che hanno sperimentato il bisogno di essere salvati. La Chiesa di un monastero, con le sue pietre vive, non è una società perfetta, ma è invece il simbolo di questa umanità ammalata e accecata dal peccato, che desidera, anche in un modo spesso molto confuso, la guarigione e il perdono. La consapevolezza delle nostre miserie non è più un ostacolo, ma è piuttosto il segno che desideriamo, come Zacchèo sul suo sicomoro, vedere il Signore Gesù che “passa di là”!

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