Guillaume Jedrzejczak, Omelia della 6.a Domenica del T.O.

Guillaume Jedrzejczak, Omelia della 6.a Domenica del T.O.

Sir 15, 15-20; 1 Cor 2, 6-10; Mt 5, 17-37

— ⊕ —

Abbiamo spesso la tentazione di limitare la nostra fede cristiana a un legalismo, sia un legalismo rituale, come facevano gli scribi e i farisei al tempo di Gesù, sia a un legalismo morale, come i saggi del paganesimo o i media del nostro tempo. L’apostolo Paolo ha certo affrontato l’argomento, confrontando quelli che vivono sottomessi alla legge con quelli che vivono nella libertà dello Spirito. Ma rimane ancora per noi questa difficoltà di trovare il modo giusto e evangelico di capire cosa significa questa libertà. Difatti, nella Chiesa, si parla spesso di leggi e di obblighi. Allora! Cosa pensare di tutto questo e come interpretare le parole di Gesù nel vangelo di oggi, che ci ricordano che non è “venuto ad abolire ma a dare pieno compimento” alla Legge? Cosa è questo compimento?

La prima cosa da sottolineare, è che Gesù non ha mai parlato contro la Legge. Invece si è opposto a quelli che pensavano di conoscere la Legge, e volevano imporre la loro interpretazione agli altri. Gesù non rigetta mai ciò che si trova nella Legge di Mosè, perché è la Legge di Dio. Ma Egli non sopporta questi uomini che impongono agli altri migliaia di regole che chiudono, così, le porte del cielo ai semplici. Per Gesù, il problema non è la Legge, data per la salvezza dell’uomo, ma è piuttosto questa pretesa di alcuni che trasformano la Legge, in moralismo soffocante. La legge è un dono, cioè un atto di misericordia da parte di Dio per salvare l’umanità. Quando si dimentica questo, c’é sempre il pericolo di cadere in un legalismo cieco.

Però, per Gesù, la Legge di Mosé, anche se buona, non basta. La Legge ci impedisce certo di fare il male, ci aiuta a rispettare il nostro fratello, ma non conduce alla vera relazione con Dio e con i nostri fratelli. Per questo motivo, Gesù non ci chiede di abbandonare la Legge, ma di andare aldilà. Ciò che chiede Mosé è solo l’inizio per cominciare il nostro cammino sulla strada della salvezza. E per spiegarci questo, il Signore sviluppa alcuni esempi che mostrano come il discepolo dovrebbe andare oltre, lasciando ciò che chiede la Legge di Mosé, per seguire il suo Signore sulla via dell’amore, del perdono, della purezza di cuore.

Però, a questo punto del nostro percorso, possiamo capire meglio perché questa “sapienza di Dio” rimane nascosta agli occhi dei dominatori di questo mondo, come diceva l’apostolo Paolo nella seconda lettura. Per capire questo passaggio da una legge che condanna a una legge che libera e colma di gioia, ci vuole l’esperienza di fede di chi riconosce nel Crocifisso il Signore della gloria!

Difatti, lasciare la mentalità del mondo che giudica e condanna, per scegliere la bontà e la misericordia del nostro Dio, che cerca solo ciò che fa crescere e progredire l’altro, questo cambiamento non è facile. Questa trasformazione suppone di riconoscere che anche noi siamo stati adirati contro i nostri fratelli, che li abbiamo biasimati e insultati! Questa conversione suppone di confessare che troppo spesso il nostro occhio non è puro. La gelosia, l’impurità, la superbia e la cattiveria, le troviamo an che nel nostro cuore. Tutti vi caschiamo ogni giorno! Solo Cristo può salvarci e liberarci da queste cose e renderci veramente liberi!

 

Vedi

 

LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online