Guillaume Jedrzejczak, Omelia della 21.a Domenica del T.O. – B

Guillaume Jedrzejczak, Omelia della 21.a Domenica del T.O. – B

Gs 24,1-18b; Ef 5,21-32; Gv 6,60-69.

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Invece di assoggettare e di rendere schiavi, la fede di Israele e poi dei discepoli di Gesù è una fede che richiede una scelta consapevole e libera. La fede cristiana è una fede di uomini liberi. Come Giosuè aveva lasciato al popolo di Israele la possibilità di seguire altri dèi, così il Signore stesso lascia la possibilità ai suoi discepoli di tornare indietro. Perché non si diventa discepoli di Gesù per obbligo, ma per scelta e per amore. In un certo senso, questa libertà è molto più difficile da gestire che la sottomissione violenta di alcune religioni. Il Signore non si impone mai, ma ci chiede di sviluppare la nostra coscienza e la nostra capacità di decisione. La fede ci chiede di assumere fino in fondo la nostra condizione umana, senza rinunciare alla libertà dei figli di Dio.

Ma scegliere significa non solo ascoltare, ma anche riflettere e pensare; valutare nella propria coscienza i motivi per poi prendere una decisione. La fede non è dunque sottomissione e dimissione, ma uso della ragione e dell’intelligenza per fare delle scelte. Invece di costituire una massa cieca di schiavi, la fede cristiana crea un popolo di persone libere, capaci di decidere, nel proprio cuore, e di assumere la propria responsabilità. Per questo motivo, l’atto di fede è la forma più alta di scoperta della nostra vera personalità, perché ognuno deve decidere da solo davanti alle sfide della vita. La domanda di Gesù ai discepoli è molto interessante per questo. Non solo Egli non fa niente per convincerli a rimanere, ma li mette davanti alla loro coscienza. Un discepolo di Gesù è un uomo che ha scelto liberamente la vera libertà.

In un mondo in cui tante cose sono imposte dall’abitudine, dalla moda, dal pensiero comune dei media, dalla paura o dalla violenza, questa esigenza del Signore rimane, per tutti noi, una sfida. Un giorno o l’altro, più o meno tardi, faremo tutti l’esperienza che non si possono accettare alcune cose, che si deve rifiutare e resistere. Un giorno o l’altro, dovremo anche noi sperimentare ciò che Pietro ha espresso nella sua risposta a Gesù: “da chi andremo? Tu hai le parole della vita eterna”! Questa sfida verrà forse all’improvviso, nel momento più inaspettato. Dovremo scegliere di non seguire la folla e di affrontare la solitudine, come i discepoli, senza superbia, ma spesso con angoscia e nell’umiltà.

Perché diventare se stessi, crescere nella fede, costa molto. Non siamo mai preparati a affrontare questa prova. E spesso, sembra che anche il Signore stesso ci lasci da soli! In questi momenti cruciali, ci ritroviamo senza nient’altro che la nostra povertà, e questo sentimento di non essere all’altezza della scelta che ci è chiesta. C’é sempre anche questa tentazione di tornare indietro, come gli israeliti che mormoravano contro Mosè e volevano tornare in Egitto! La fede suppone questi momenti di oscurità, di fragilità e di dubbio. Perché il Signore non vuole degli schiavi, ma degli amici e dei figli. Il cristianesimo è fondato su questa rivelazione straordinaria: Dio desidera condividere con noi il suo amore! E per questo, cerca degli amici che scelgano liberamente di venirGli incontro. Per questo il problema rimane sempre lo stesso: desideriamo veramente questa libertà?

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