Guillaume Jedrzejczak, Omelia della 2.a Domenica del T.O. – B

1Sam 3,3-10.19; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42.

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“Dove dimori?” Questa domanda da parte dei discepoli, all’inizio del vangelo di Giovanni, ha forse, come primo significato, il senso molto concreto di “dove è la casa tua?” Però sappiamo tutti come, nel vangelo di Giovanni, le domande e soprattutto le risposte possono avere dei livelli molto diversi. Difatti, l’avverbio di luogo “dove” torna molto spesso nei dialoghi con Gesù. “Da dove sei”? “Dove vado”. “Dove vai”? “Dove è”? Tante domande, tante sfumature per esprimere non solo il mistero di Gesù, della sua origine, da dove viene, ma anche per illustrare il suo destino, il suo scopo, dove va.

In questo senso, la domanda dei discepoli può anche ricoprire una moltitudine di significati. Perché il verbo dimorare sarà usato molto spesso da Gesù per esprimere non solo il suo rapporto singolare col Padre e lo Spirito, ma anche per descrivere la vocazione dei discepoli che sono chiamati a dimorare in Lui, e nello stesso tempo a diventare la dimora della Trinità. Così, la domanda “dove dimori?” diventa quasi come un riassunto, una sintesi di tantissime problematiche che emergono nel vangelo di Giovanni. Dietro ogni domanda, il Signore ci invita a entrare sempre più in profondità, aldilà delle apparenze e della superficialità della nostra mente, per scoprire questa nuova geografia della vita interiore.

E se la domanda è già ricca di tantissimi significati, la risposta ci lascia più stupiti ancora: “venite e vedrete”. “Andarono”, “videro dove dimorava”, “rimasero (o dimorarono, dice il testo originale) con lui”. Così Giovanni ci rivela cosa significa essere discepolo di Gesù: seguire il Signore per vedere dove dimora, e dimorare con lui. Prima di tutto seguire Gesù, lasciando tutto dietro di se, senza neanche pensarci, nella gioia di aver trovato colui che cercava il nostro cuore. Non c’é vera rinuncia senza questa gioia interiore che attira verso Gesù e toglie tutti gli ostacoli.

Poi si vede dove dimora il Signore. Nel suo vangelo, Giovanni ci fa capire che non è un luogo preciso in questo mondo, come pensava la Samaritana quando chiedeva dove adorare, ma si capisce pian piano che Gesù vive nel Padre, si capisce dove sta dimorando. Ogni volta che si vede Gesù pregare, si capisce subito da dove viene, dove sta ritornando e dove dimora. Per capire dove dimora Gesù, bisogna dunque seguirlo anche nella solitudine e nel silenzio della sua intimità col Padre. Rimanere silenzioso e tranquillo, lontano dall’agitazione del mondo.

E così dimorare con lui. Non cercare di costruirgli una dimora come aveva provato Davide, ma rimanere semplicemente accanto a lui, come il giovane Samuèle nel tempio di Silo. Dimorare con Gesù perché venga dimorare dentro il nostro cuore. Spesso non ci accorgiamo che Gesù sta attraversando la nostra esistenza. Non lo seguiamo per vedere dove dimora e non possiamo così scoprire questa dimora che  sta preparando per quelli che lo seguono. Rimaniamo disoccupati sul piazzale del mondo, presi dal rumore e dalla noia. Incapaci di trovare il nostro luogo, di abitare la nostra vera dimora, diventati estranei a noi stessi e riempiti dalla falsità del mondo. Però, basta chiedere come i discepoli “dove dimori”? Per ritrovare la via giusta!

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