Guillaume Jedrzejczak, Omelia del Mercoledì delle Ceneri

Gl 2,12-18; 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18.

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Nei tre testi della liturgia di questo mercoledì delle ceneri, c’è lo stesso invito. Il profeta Gioele dice al popolo: “ritornate con tutto il cuore”,  e insiste di nuovo dicendo: “laceratevi il cuore e non le vesti”. L’apostolo Paolo ricorda ai Corinzi la loro vocazione alla salvezza insistendo: “vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio”. Infine, nel vangelo di Matteo, il Signore ricorda ai suoi discepoli che ciò che importa non è ciò che si vede, ma ciò che rimane nel segreto, perché “il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”!

In un modo diverso, ma con la stessa insistenza, questi tre testi ci ricordano l’importanza di tornare al nostro cuore, di accogliere la grazia che lavora nel profondo del nostro essere, di tornare nel segreto del nostro cuore, dove Dio ci guarda. Questo invito a ritornare alla vita interiore, all’esperienza spirituale, alla nostra interiorità, potrebbe sorprendere se ci fermiamo alle pratiche spesso molto esteriori della quaresima: digiuno, elemosina, preghiera. L’ascesi può certo essere un aiuto molto importante per noi, però è solo uno strumento. Ciò che importa veramente è la conversione interiore, il ritorno al nostro cuore.

E questo invito è essenziale per noi. Perché la nostra grande tentazione, soprattutto in questi tempi di turbamento, è di lasciarsi prendere da ciò che succede nel mondo e di vivere alla superficie del nostro essere. L’interiorità, l’avventura della discesa nel cuore profondo, non è qualcosa di semplice. È forse la cosa la più difficile del mondo, perché non dipende da noi. E dopo alcuni anni di attesa e di sforzi, è normale che ci sia la tentazione di cercare una via di mezzo, una via più facile e meno costosa.

Continuare l’avventura della fede, essere fedele a questa nostra vocazione alla vita interiore, tutto questo suppone di riprendersi ogni tanto, e di accettare di ricominciare di nuovo. Anche quando abbiamo sperimentato la nostra povera incapacità. E forse solo quando l’abbiamo veramente sperimentata. Sappiamo bene che lo slancio del desiderio spirituale, di cui parla san Benedetto nel capitolo 49, non è così evidente. La pesantezza della vita, le abitudini, le resistenze interiori, o più semplicemente la stanchezza ci sono. Per questo motivo, la Chiesa ci propone questo tempo di rinnovamento, di preparazione, di alleggerimento. Un tempo per riscoprire la gioia autentica di essere salvati!

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