Guillaume Jedrzejczak, Omelia del Giovedì Santo

Guillaume Jedrzejczak, Omelia del Giovedì Santo

Es 12, 1-9.11-14; 1 Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15.

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“Sapendo”! A più riprese, Giovanni usa, in questo piccolo brano del suo vangelo, questo verbo a proposito di Gesù. Gesù sapeva, era pienamente consapevole non solo di ciò che faceva, ma anche del perché. Per Giovanni, Gesù non subisce la sua Passione, ma sceglie di viverla. Questa piena consapevolezza, questa grande lucidità stupiscono quando si guarda l’atteggiamento dei discepoli. Sembra che, per tutti loro, e in modo particolare per Pietro, tutto sia molto oscuro, inaspettato, incomprensibile. Gesù invece sa da dove viene e dove va. Egli sa per chi lo fa e perché. Ma non è il caso dei discepoli. Loro non capiscono, non vedono, non sanno.

E questo contrasto diventa ancora più forte durante l’episodio della lavanda dei piedi. A loro, non è bastato vivere tre anni con Gesù, condividere durante tutti questi giorni la sua vita, per capire ciò che voleva fare. Neanche Pietro, il primo degli apostoli, la roccia su cui Gesù stava edificando la sua chiesa, neanche lui capiva. Ci vuole la dolce fermezza di Gesù perché accetti di lasciarsi lavare i piedi. In un certo senso, la Passione di Gesù ci rivela, in modo molto crudo, l’incomprensione, l’incapacità degli apostoli. Fin qui, non hanno capito niente. Pensavano di costruire un regno terreno, di prendere i primi posti, di ricevere dei privilegi. Ma ora sono messi davanti alla verità della missione di Gesù. E non capiscono più niente.

Questa difficoltà non solo di capire, ma anche di accettare la via scelta da parte di Gesù, per la nostra salvezza, non sono solo gli apostoli che fanno fatica ad accettarla. Anche per noi, questa via crucis, questa via della croce, rimane un mistero. E la lavanda dei piedi, come il sacramento dell’eucaristia, rimangono per noi, in un certo senso, aldilà della nostra logica. Certo, facciamo l’esperienza, ogni tanto più profonda e più forte, di questa verità, ma molto spesso, rimaniamo come gli apostoli, incapaci di capire, di accogliere, di accettare.

È forse nella settimana santa che ci colpisce di più questa strana logica della rivelazione. Le categorie di Dio non sono le nostre. Le sue vie ci sono completamente estranee. Suscitano sorpresa e ammirazione. Percepiamo qualcosa della loro bellezza, pero, nelle stesso tempo, ci fanno tanta paura. Chi tra noi desidera lavare i piedi degli altri? Chi desidera offrire la propria vita per loro? Chi di noi vorrebbe perdere tutto per guadagnare il regno di Dio? Chi desidera veramente, nel fondo del proprio cuore, l’ultimo posto? Nessuno di noi. Dobbiamo riconoscerlo con semplicità, questa via non corrisponde ai nostri desideri molto umani! Però, sappiamo, o piuttosto possiamo intuire che questa via è la vera via.

Gesù sapeva da dove veniva e dove andava, e per questo motivo la sua via era molto chiara anche se non era facile da percorrere. Invece per noi, manca questa chiarezza. Non sappiamo da dove siamo, e dubitiamo quando dobbiamo scegliere dove andiamo. Solo il sacramento dell’eucaristia può insegnarci da dove veniamo e dove andiamo. Solo con l’eucaristia ricevuta, silenziosamente contemplata, possiamo scoprire chi siamo veramente e dove siamo chiamati a andare. Perché solo nell’eucaristia, il pane dei cieli, si può scoprire la fonte della vita vera.

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