P. Girolami, Natività della B. V. Maria

P. Girolami, Natività della B. V. Maria

La festa di oggi è cara alla fede e alla devozione di tutto il popolo cristiano, e perciò merita qualche parola. *

Come quasi tutte le principali feste della Beata Vergine Maria, anche questa della Natività è nata prima in Oriente che in Occidente. Nella Chiesa d’Oriente essa riveste un’importanza particolare: l’anno liturgico della Chiesa orientale greca inizia, infatti, il 1° settembre e la prima grande festa dell’anno è proprio quella della nascita di Maria. A introdurla nella chiesa d’Occidente fu papa Sergio I, di origini siriane, alla fine del VII secolo. La devozione verso la Natività di Maria si sviluppò in modo particolare nella diocesi ambrosiana, come testimonia il Duomo di Milano, consacrato da San Carlo Borromeo il 20 ottobre 1572 e dedicato a Santa Maria Nascente, come è scritto sulla facciata. Alla festa liturgica si è poi affiancato il culto di Maria Bambina, anch’esso diffuso soprattutto in Lombardia e nato grazie a suor Chiara Isabella Fornari, monaca francescana che, fra il 1720 e il 1730, realizzò con la cera alcune riproduzioni di Maria neonata, avvolta in fasce.  Una di queste fu donata alle suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli in Milano che ne propagarono la devozione e da lì, dopo varie vicissitudini, arrivò nella casa generalizia delle suore di Carità di Lovere, da allora chiamate comunemente suore di Maria Bambina.

Ma Maria è nata davvero l’8 settembre? La risposta è no. Come spesso accade nelle feste liturgiche, le date vengono scelte in base ad alcuni avvenimenti legati in qualche modo a quello che si intende celebrare. Così, come l’Assunzione di Maria si festeggia il 15 agosto per ricordare l’anniversario della dedicazione a Maria di una delle prime chiese a Gerusalemme, allo stesso modo, la Natività si celebra l’8 settembre per ricordare il giorno della dedicazione alla Beata Vergine della basilica di Sant’Anna a Gerusalemme, edificata nel IV secolo nel luogo dove, secondo la tradizione, risiedevano i genitori di Maria, Anna e Gioacchino, lontani discendenti anche loro del re Davide, come lo sarà Giuseppe, suo Sposo.

Le notizie sui genitori di Maria e sulla nascita della loro unica figlia non si trovano nei Vangeli. A parlarne è il Protovangelo di Giacomo, uno dei cosiddetti vangeli apocrifi, che indica questo luogo come la sede dell’umile dimora di Gioacchino ed Anna, dove, quindi, sarebbe nata Maria, la “figlia di Sion”.

“Il giorno della Natività della Vergine Maria – diceva il cardinal Joseph Ratzinger nell’omelia della Messa nella Santa Casa di Loreto, l’8 settembre 1991 – non è un compleanno come tanti altri. Celebrando il compleanno di una grande personalità della storia pensiamo ad una vita passata, pensiamo a cose passate, a fatti compiuti da tale personalità e all’eredità da essa lasciata. Pensiamo, in una parola, a cose di questo mondo. Con la Madre di Dio non è così. Maria non parla di se stessa. Dal primo momento della vita lei è totalmente trasparente per Dio, è come un’icona raggiante della bontà divina. Maria, con la totalità della sua persona, è un messaggio vivo di Dio per noi. Perciò Maria non appartiene al passato, Maria è contemporanea a noi tutti, a tutte le generazioni”.

Eppure, la liturgia di oggi – e potrebbe sembrarci strano – non ci parla della nascita di Maria, bensì di quella di Gesù. Nella prima lettura il profeta Michea annuncia la nascita in Betlemme di “colui che dovrà essere il dominatore in Israele” e il Vangelo di Matteo, dopo la lunga genealogia che da Abramo, passando per Davide, arriva Giuseppe, lo “sposo di Maria”, racconta come fu generato Gesù Cristo, “figlio di Davide”. Perché? Il motivo non è l’assenza di notizie sulla nascita di Maria nei testi sacri canonici, ma è teologico: perché la nascita di Maria è in funzione della nascita di Gesù.

Ce lo dicono chiaramente le parole del Canto al Vangelo: “Beata sei tu, o Vergine Maria, e degna d’ogni lode: da te è nato il Sole di giustizia, Cristo nostro Dio”. Celebriamo, oggi, la nascita di Maria, perché da lei è nato il figlio di Dio, Gesù Cristo, nostro Salvatore; perché il grembo di Maria è diventato la dimora del Figlio di Dio che ha voluto assumere la nostra natura umana.

E ancor più chiaramente lo spiegava il santo vescovo dell’VIII sec., Andrea di Creta, in una sua celebre omelia:

“Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana. La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci venne elargito” Dunque: “La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Infatti, Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio. […] Questo, infatti, è il giorno in cui il Creatore dell’universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore”.

La nascita di Maria è l’ultimo tassello di quella lunga storia che attraverso i secoli prepara l’Incarnazione del Figlio di Dio, mediante la quale anche l’uomo è divinizzato, cioè innalzato e ricondotto a Dio. Maria è la “casa” – come scriveva S. Pier Damiani nel secondo Sermone sulla Natività di Maria – che Dio si è costruito, perché “il Re scendesse ad abitarla”. Con la nascita di Maria, e con la sua immacolata concezione, Dio, in qualche modo prende già possesso della carne dell’uomo, perché suo Figlio possa rivestirsi di quella di tutti gli uomini.

Non è diverso da quanto abbiamo ascoltato nella bella lettura di Vigilie, dal sermone L’acquedotto di S. Bernardo: “Avevi timore di avvicinarti al Padre […] Ma egli ti ha dato Gesù quale mediatore […] Forse temi anche di avvicinarti a Gesù? Ma è tuo fratello, è carne tua, in tutto provato meno che nel peccato, per essere misericordioso verso di te. Questo fratello te lo ha dato Maria”. Maria nasce per dare a noi Gesù, perché nasca per noi Gesù, perché, prendendo in lei e da lei la nostra carne, il Figlio di Dio diventi nostro fratello e nostro redentore.

Nella nascita di Maria contempliamo, allora, il mistero della nascita di Cristo e della nostra rinascita in Lui, del nostro essere stati resi in Lui e di Lui fratelli; contempliamo il mirabile disegno della redenzione di cui parla Paolo ai Romani (8,28-30), nella lettura che può sostituire, a scelta, quella di Michea, e di cui parlava stanotte il nostro Bernardo nello stesso sermone: “Scruta bene, o uomo, il disegno di Dio, cerca di capire il disegno della Sapienza, il disegno della pietà. Per irrigare di celeste rugiada tutto il terreno, Dio volle prima impregnarne il vello: per redimere il genere umano ne depose tutto il prezzo in Maria”. Il compleanno di Maria è, dunque, anche il nostro, di noi chiamati da Dio in lei e con lei “a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli”, a entrare, fin dalla nascita e anche da prima, nel mistero di salvezza realizzato in Cristo.

L’Abate Guéranger, pioniere della movimento liturgico, nel suo celebre libro L’anno liturgico, concludeva la presentazione del mistero di questa festa con questa deliziosa Preghiera a Maria Bambina, che vogliamo fare nostra:

Finalmente, o Maria, il mondo ti possiede! La tua nascita gli rivela il segreto del suo destino, il segreto d’amore che lo chiamò dal nulla, perché diventasse l’abitazione di Dio al di sotto dei cieli.

Ma qual è dunque il mistero di questa debole umanità, che, inferiore agli Angeli per natura, è tuttavia chiamata a dare loro un Re e una Regina? Il Re l’adorano neonato fra le vostre braccia, la Regina la riveriscono oggi nella culla insieme con gli angeli. […] Il loro sguardo non scoprì mai meraviglia pari a quella che li fa ora esultare: Dio, riflesso in modo più puro sotto i veli del corpo fragile di una bambina di un giorno che nella forza e nello splendore dei nove cori; Dio, conquistato egli stesso da tanta debolezza, unita per grazia sua a tanto amore che egli ne fa il suo capolavoro, manifestando in essa suo Figlio.

Regina degli Angeli, tu sei anche nostra Regina, ricevici per manifestare fede e omaggio. In questo giorno in cui il primo slancio della tua anima santissima fu per il Signore, il primo sorriso degli occhi per i genitori che ti misero al mondo; si degni la beata Anna ammetterci a baciare in ginocchio le tue mani benedette, già pronte alle divine larghezze delle quali sono predestinate dispensatrici. E intanto cresci, dolcissima bambina, si irrobustiscano i tuoi piedi, per schiacciare il capo al serpente, prendano forza le tue braccia, per portare il tesoro del mondo; l’angelo e l’uomo, tutta la natura; Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, sono in attesa del momento solenne in cui Gabriele potrà spiccare il volo dal cielo per salutarti piena di grazia e portarti il messaggio d’amore.

Maria Bambina, voglia sorriderci e benedirci oggi dalla sua culla, benedica tutte le nostre comunità e i nostri noviziati, benedica i lavori del Capitolo Generale del nostro Ordine. E benedica anche le nostre sorelle che sono sotto la sua particolare protezione!

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* Capitolo alla Comunità di Valserena – 08/09/2017

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