G. Almagor, L’estate di Aviha

G. Almagor, L’estate di Aviha

Una bambina di dieci anni, la madre che soffre di disturbi mentali, i primi anni Cinquanta in Israele, la vita di una comunità di immigrati appena arrivati dall’Europa. In nome della bimba, Aviha – un “nome strano” che letteralmente significa “il padre di lei” -, contiene il filo del racconto: dal rapporto con la madre, ebrea polacca, riuscita a fuggire prima della deportazione, alla ricerca del padre, morto prima della sua nascita, del quale in casa non si parla quasi mai. Aviha ripercorre l’unica estate in cui ha vissuto con la madre e la loro lotta contro l’ostilità del mondo che le circonda.

Questo racconto autobiografico scritto nel 1985 da Gila Almagor, signora del teatro e del cinema israeliano, è stato in Israele una delle prime pubblicazioni incentrate sul vissuto dei figli dei sopravvissuti alla Shoah. Esce per la prima volta in traduzione italiana ed offre anche ai nostri giorni, quando ormai si riflette sulla modalità della terza generazione di portare avanti la memoria dei nonni, un documento di grande forza espressiva, un piccolo romanzo di formazione che può coinvolgere adulti e ragazzi.

L’autrice

Gila Almagor nasce nel 1939 a Petah Tiqvah, villaggio rurale a nord di Tel Aviv. La madre Chayiah era fuggita dallo shtetl di Kashnow in Polonia, poco prima che tutta la famiglia fosse deportata ad Auschwitz. Il padre fu ucciso a Haifa da un cecchino arabo pochi mesi prima che lei nascesse.

Mentre la madre è ricoverata in istituti psichiatrici, Gila Almagor, salvo rari momenti, trascorre l’infanzia in collegio e l’adolescenza nel villaggio-scuola di Hadasim. A 15 anni si iscrive a un corso teatrale alla Habima, il teatro di Tel Aviv e da lì, sotto la guida di Ya’kov Agmon, inizia la sua folgorante carriera teatrale e cinematografica. Frequenterà anche i corsi di recitazione di Lee Strasberg e Uta Hagen a New York.

Ha recitato in una cinquantina di film, alcuni sono pietre miliari del cinema israeliano: con The House on Chelouche Street (1973), diretto da Moshe Mizrahi, ha ottenuto la nomination all’Oscar nel 1974. E poi tra i suoi film più noti all’estero ci sono: Munich di Spielberg (2007) e Il responsabile delle risorse umane, tratto dal romanzo di Yehoshua e diretto da Eran Riklis (2010). Ha partecipato alle serie TV israeliane: A wonderful Country, 2006, e Be-tipul (In Treatment), 2005-2008, con Assi Dayan, per citare quelle note all’estero; per anni ha condotto un programma radiofonico. All’impegno professionale unisce quello civico e umanitario. Dal 1998 al 2004 ha fatto parte dell’amministrazione di Tel Aviv come assessore alla cultura e all’arte. È considerata la First Lady del teatro e del cinema israeliano, ha scritto quasi per caso questa storia d’ispirazione autobiografica nel 1985: il libro ebbe grande risonanza, è tradotto in venti lingue diverse e fa parte del programma scolastico in Israele.

Nel Web Side dell’edizione Acquario Gila Almagor si svela in un’intervista di Giulia Vola, registrata nella sua casa di Tel Aviv il 20 novembre 2020.

Paola Maria Rubini

Traduttore: Paola Maria Rubini
Editore: Acquario
Collana: Bootleg
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 30 gennaio 2021
Pagine:128 p., Brossura
EAN: 9788894464771

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