F. Rampi, Cantare in coro: un’esperienza sorprendente

Tenterò di dire brevemente qualcosa sull’esperienza della coralità, almeno per come si presenta nel nostro territorio, secondo tipologie varie e ben connotate e secondo la mia esperienza.

La mia, a ben vedere, non è una testimonianza diretta, nel senso che non sono un cantore ma uno che cerca di far cantare. Dunque il mio punto di osservazione può dirsi al tempo stesso svantaggiato e privilegiato. Allo svantaggio di non cantare si contrappone il vantaggio di osservare e devo dire che il punto di osservazione di un direttore di coro giustifica l’aggettivo che ho voluto inserire nel titolo di questo mio intervento: cantare in coro è un’esperienza che davvero mi sembra sorprendente.

Già è sorprendente pensare che centinaia e centinaia di persone – parlo del nostro territorio, ma si tratta di una “malattia” diffusa tanto in ambito nazionale che, soprattutto, internazionale – siano cantori e facciano parte di cori parrocchiali, lirici, popolari oppure organizzati in associazioni culturali e quant’altro. E’ una realtà consolidata, enorme, profondamente radicata nella cultura sociale ed ecclesiale, colma di sentimenti forti, di esiti imprevedibili, di progetti ambiziosi, di momenti esaltanti come di profonde crisi che compromettono a volte persino l’amicizia fra le persone.

Avrei voluto parlare delle realtà corali del nostro territorio perché già questo è sorprendente, anche se troppo spesso le stesse istituzioni liquidano come “passatempo” ciò che, ad uno sguardo un po’ più attento, sia rivela essere l’icona, la sintesi e la manifestazione più evidente dell’esigenza relazionale della persona. E’ bene spendere due parole non su un elenco, sebbene già impressionante in sé, ma sulle dinamiche interne ai gruppi che vivono questo cammino sorretto dalla loro voce. Un cammino che fa incontrare persone e che le pone in stretta relazione. Un coro non è un insieme di voci, ma di persone, dunque di sensibilità e storie diverse: vi confluiscono pregi e limiti, spirito di sacrificio e vanagloria, spirito di servizio o pura soddisfazione personale, umiltà e narcisismo, condivisione e invidia.

C’è un campionario ricchissimo di sentimenti perché cantare in coro è una vera “passione”, con tutta la pregnanza di significato che comporta questo termine.

Trovo sorprendente – e qui porto ovviamente la mia esperienza diretta – che le persone si incontrino regolarmente una o più volte la settimana. … (segue)

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