F. Barbiero, La formazione nei Monasteri

F. Barbiero, La formazione nei Monasteri

Eredità del passato e prospettive di futuro

Il tema che mi è stata proposto è un tema che probabilmente resterà da approfondire, davanti alla quale mi sento del tutto inadeguata. Non voglio tenervi una conferenza nel senso accademico del termine. Voglio solo, in tutta semplicità, rendervi partecipi della riflessione fatta, a partire dalla lettura dei questionari pervenuti dai Monasteri, sulle questioni in cui eravate invitate a dare risposta. La riflessione poi si è approfondita nell’esperienza fatta in questi ultimi anni di visite e di accompagnamento di diverse comunità monastiche.

  1. Parliamo di formazione

Il tema della formazione è quello che maggiormente occupa le risposte ai questionari e anche interessa la riflessione di quante, tra le claustrali, si sono messe alla ricerca di vie nuove e valide per una crescita delle comunità, delle sorelle singole, percorsi rinnovati per far uscire in modo più luminoso la significatività della vita contemplativa in mezzo alla gente.

È diffusa la spinta verso una nuova visione della formazione. La formazione esige un cambio di prospettiva: dal contenuto al processo per favorire la maturazione delle persone e produrre reali cambiamenti. Si forma meglio quando si impara ad imparare. In tal modo la responsabilità della formazione viene trasferita alla stessa sorella in formazione.

Una nuova prospettiva formativa non si dà senza una visione dell’uomo; vale a dire un’antropologia che abbia un valore teologale, tradotto nell’esperienza monastica, quella che è giunta fino a noi con gli strumenti che la tradizione ci ha consegnato.

Che cosa è mai il monachesimo se non una visione dell’uomo e del suo destino; della vita e del suo divenire; del tempo e della sua dimensione escatologica; dello spazio e della sua proiezione oltre la precarietà del limite contingente, che scaturisce come sorgente viva dal mistero della creazione, dell’incarnazione, della redenzione, e della trasfigurazione?

È, cioè, una visione esistenziale che procede dalla fede, dimora nella fede, spinge verso la fede totale. “Noi siamo generati dalla fede, noi siamo generati alla vita, e alla vita piena, alla vita che non muore più in quanto siamo stati evangelizzati da chi, nella fede, ci ha preceduti. E ora è nella fede che noi generiamo. È la fede che, in sé e per sé, è intrinsecamente feconda. La fede è intrinsecamente generativa, materna! La fede è l’evento materno per eccellenza, generativo, che trasmette la vita ricevuta nella sua autentica fecondità; fecondità inesauribile in corrispondenza alla parola che viene da Dio”.

Il monachesimo prorompe dalla costante ricerca, nella fede, dell’umana di pienezza di senso, di significato. È tensione vitale verso la felicità: è memoria che trascende il tempo, ampiezza escatologica del futuro; è movimento di conversione e trasfigurazione dell’essere: parte dall’incarnazione e all’incarnazione ritorna, per incontrare nella persona unica ed infinita del Figlio di Dio, salvezza e destino, principio e fine, la pienezza della vita e la fonte di ogni sussistenza.  …

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