E. Jablczynski, Un sentiero nel bosco

La ricchezza della tradizione esicasta e la complessità del suo sviluppo storico, sono elementi molto validi per riproporre nell’oggi di questo mondo globalizzato, un orientamento decisivo, da situare però accanto alla secolare tradizione dell’Occidente latino, con l’esuberanza delle sue tipologie spirituali, e, in particolare con le stimolanti suggestioni dei testi del XII secolo, sempre più letti dal post-Concilio ad oggi. Se si dovesse fare un confronto fra questi due grandi polmoni, e dire come il contenuto dell’hesychia possa essere vissuto, ad esempio, in un monastero trappista del XXI secolo, non mancherebbero certo punti di riferimento, a cominciare dalla regola di Benedetto, la quale si chiude affacciandosi sull’Oriente cristiano, citando i Padri del Deserto, Cassiano e san Basilio. L’atmosfera del cenobio occidentale è scandita dai vari aspetti della vita comunitaria, ed è in questo clima che trovano spazio la quies e il silentium che consentono il percorso non sempre facile della contemplazione. Uno dei momenti più tipici, comune ad entrambe le tradizioni, è quello della lettura, con tutto ciò che essa comporta in quanto processo di assimilazione, non a caso paragonato alla masticazione o alla ruminazione. Ho pensato allora di proporre una “lectio”, partendo proprio dal termine hesychia, come esemplificazione, direi quasi come condivisione del clima monastico del cenobio e della pax benedettina. Naturalmente non ci dobbiamo illudere di trovare nel lessico neotestamentario le categorie tipiche dell’esicasmo, ma il fascino della parola biblica può facilitare la percezione di quel processo che per secoli, privilegiando una solitudine materiale ed interiore, ha caratterizzato l’esperienza dell’Assoluto. Tenteremo anche di rintracciare i percorsi della spiritualità cistercense, per avvalorare l’importanza di quel passato, tanto decisivo per chi è chiamato a cercare il volto di Dio.

Ho scelto il passo di Luca 23, 55-56: “Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe (di Arimatea); esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo (ησύχασαν) come era prescritto”. Tale norma appartiene al libro del Levitico (c.23, 3) che dispone: “Durante sei giorni si attenderà al lavoro; ma il settimo giorno è sabato, giorno di assoluto riposo e di riunione sacra. Non farete in esso lavoro alcuno; è un sabato in onore del Signore in tutti i luoghi dove abiterete”. Viene spontaneo alla mente anche un riferimento significativo alla Genesi, in cui si racconta che “Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando” (Gn 2, 2-3).

(segue)

Vedi

Download diretto

FileDimensione del file
pdf Jablczynski_un_sentiero_nel_bosco700 KB
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online