PRIMA LETTURA
SALMO
R. Noi siamo suo popolo e gregge del suo pascolo.
EPISTOLA
CANTO AL VANGELO
VANGELO
PREGHIERA DEI FEDELI
COMMENTO PATRISTICO
AGOSTINO DI IPPONA
Commento al Vangelo di San Giovanni 6,7-8
Fu dopo il battesimo del Signore nostro Gesù Cristo, che la colomba discese su di lui e fece conoscere a Giovanni una caratteristica del Signore, secondo ciò che gli era stato detto: Colui sul quale vedrai discendere e fermarsi lo Spirito, come colomba, è lui quello che battezza nello Spirito Santo. Prima che il Signore si presentasse per il battesimo, Giovanni sapeva che è lui quello che battezza nello Spirito Santo; ma è dalla colomba che Giovanni apprende che la potestà del Signore è così personale che non passerà in nessun altro, anche se ad altri darà facoltà di battezzare. Dove abbiamo la prova che Giovanni sapeva già dapprima che il Signore doveva battezzare nello Spirito Santo? E dove abbiamo la prova che dalla colomba apprese che il battesimo del Signore nello Spirito Santo era tale che questa potestà non sarebbe passata in nessun altro uomo? La colomba discese sul Signore quando egli era già stato battezzato. Ora, noi abbiamo detto che prima che Gesù venisse per farsi battezzare da Giovanni nel Giordano, Giovanni lo conosceva, come attesta egli stesso quando dice: Tu vieni da me a farti battezzare? sono io che devo essere battezzato da te (Mt 3, 14). Sapeva dunque che era il Signore, sapeva che era il Figlio di Dio; che prova abbiamo che sapeva anche che egli doveva battezzare nello Spirito Santo? Prima che Gesù scendesse nel fiume, allorché molti accorrevano a Giovanni per farsi battezzare, egli disse loro: Io battezzo in acqua: ma colui che viene dopo di me, è più grande di me, e io non sono degno di sciogliergli i legacci dei calzari; è lui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Mt 3, 11). Dunque, Giovanni sapeva ciò. Che cosa apprese allora per mezzo della colomba, sì da non dover essere poi considerato bugiardo (allontani Dio da noi un tale sospetto)? Apprese che ci sarebbe stata in Cristo una proprietà tale per cui, malgrado la moltitudine dei ministri, santi o peccatori, che avrebbero battezzato, la santità del battesimo non era da attribuirsi se non a colui sopra il quale discese la colomba, e del quale fu detto: E’ lui quello che battezza nello Spirito Santo (Gv 1, 33). Battezzi pure Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; e battezzi anche Giuda, è Cristo che battezza.
Se la santità del battesimo dipendesse dalla diversità dei meriti dei ministri, ci sarebbero tanti battesimi quanti possono essere i meriti; e ognuno penserebbe d’aver ricevuto una cosa tanto migliore quanto migliore considera il ministro dal quale è stato battezzato. Gli stessi santi, – intendetemi bene, fratelli miei – i buoni che appartengono alla colomba, che sono cittadini della celeste Gerusalemme, i buoni che sono nella Chiesa, dei quali l’Apostolo dice: Il Signore sa chi sono i suoi (2 Tim 2, 19), sono diversi quanto a doni spirituali, e i loro meriti non sono uguali. Certuni sono più santi e migliori degli altri. Perché dunque, se uno viene battezzato, mettiamo, da un tale che è giusto e santo, e un altro invece da uno di minor merito davanti a Dio, di una virtù meno elevata, di una castità meno perfetta, insomma di vita meno santa; perché entrambi i battezzati ricevono la stessa identica cosa se non perché è lui quello che battezza? Allora, come quando battezzano due santi dotati di meriti diversi, la grazia è una e identica, e malgrado il diverso grado di santità dei ministri, non è superiore in uno e inferiore nell’altro; così ugualmente una e identica è la grazia donata dal battesimo amministrato da un indegno, che battezza perché la Chiesa non sa che è cattivo, o perché lo tollera (i cattivi, infatti, restano ignorati o tollerati; come si tollera la pula in attesa che, alla fine, l’aia venga ripulita). La grazia data da questo battesimo è una e identica, e non viene compromessa dall’indegnità del ministro; è sempre uguale perché è lui quello che battezza.
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