LETTURA
Lettura del libro del Deuteronomio 6, 4a; 18, 9-22 In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele: Quando sarai entrato nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini di quelle nazioni. Non si trovi in mezzo a te chi fa passare per il fuoco il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o il presagio o la magia, né chi faccia incantesimi, né chi consulti i negromanti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore. A causa di questi abomini, il Signore, tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. Tu sarai irreprensibile verso il Signore, tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore, tuo Dio.
Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”. Forse potresti dire nel tuo cuore: “Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detto?”. Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore. Il profeta l’ha detta per presunzione. Non devi aver paura di lui».
SALMO
Sal 105 (106) Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie,
non si ricordarono della grandezza del tuo amore. R./
Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti.
Ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R./
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Li affidò alla misericordia
di quelli che li avevano deportati. R./
R. Salvaci, Signore, nostro Dio.
EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 3, 21-26 Fratelli, ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 8, 46-47) Gloria e lode a te, Cristo Signore!
Credete in me, dice il Signore;
chi è da Dio ascolta le parole di Dio.
Gloria e lode a te, Cristo Signore!
VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59 In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, invochiamo la benedizione di Dio Padre, perché accresca la nostra fede nel suo Figlio, morto e risorto per noi.
Aumenta la nostra fede, Signore.
- Per ciascun membro del popolo di Dio, perché il Signore Gesù lo riscatti dalla falsità del peccato e lo renda figlio libero, capace di professare con coerenza la propria fede: preghiamo. R.
- Per i non credenti, perché lo Spirito santo apra loro la mente e il cuore, così che riconoscano nel Cristo la Parola di verità e di vita: preghiamo. R.
- Per quanti faticano nel cammino spirituale, perché trovino nella preghiera la forza di affidarsi al Dio fedele che opera meraviglie: preghiamo. R.
COMMENTO PATRISTICO
S. AGOSTINO
Tract. 40, 8-9: CCL XXXVI, 354-355
È grande ciò che incomincia dalla fede
«Gesù allora prese a dire ai Giudei che avevano creduto in lui: “Se voi rimanete nella mia parola”» (Gv 8, 31). Dice «se voi rimanete» in quanto già siete stati iniziati e avete già cominciato ad essere nella mia parola. «Se rimanete», cioè se rimanete costanti nella fede che ha cominciato a essere in voi che credete, dove giungerete? Considera quale sia l’inizio e dove conduca. Hai amato il fondamento, ora contempla il vertice, e da questa bassezza leva lo sguardo verso l’altezza. La fede importa un certo qual abbassamento; nella visione, nell’immortalità, nell’eternità non v’è alcun abbassamento; tutto è grandezza, elevatezza, piena sicurezza, eterna stabilità, senza timore di attacchi nemici o di fine.
È grande ciò che comincia dalla fede, eppure viene disprezzato; così come in una costruzione gli inesperti son soliti dare poca importanza alle fondamenta. Si scava una grande fossa, vi gettano pietre alla rinfusa, non squadrate né levigate, e non appare quindi niente di bello, come niente di bello appare nella radice di un albero. Ma tutto ciò che nell’albero ti piace è venuto su dalla radice. Guardi la radice e non ti piace, contempli l’albero e resti ammirato. Stolto, ciò che ammiri è venuto su da ciò che non ti piace. Ti sembra una cosa da poco la fede dei credenti, perché non hai bilancia per pesarla.
Ma ascolta dove conduce e saprai misurarne il valore. Lo stesso Signore, in un’altra circostanza, dice: «Se avrete fede come un granello di senape» (Mt 17, 9). Cosa c’è di più umile e insieme di più potente? Cosa c’è di più trascurabile e insieme di più fecondo? Dunque anche voi – dice il Signore – «se rimanete nella mia parola», in cui avete creduto, dove sarete condotti? «Sarete davvero miei discepoli». E che vantaggio avremo? «E conoscerete la verità» (Gv 8, 31-32).
Cosa promette ai credenti, o fratelli? «E conoscerete la verità». Ma come? Non l’avevano già conosciuta quando il Signore parlava? Se non l’avevano conosciuta, come avevano potuto credere? Essi non credettero perché avevano conosciuto, ma credettero per conoscere. Crediamo anche noi per conoscere, non aspettiamo di conoscere per credere. Ciò che conosceremo non può essere visto dagli occhi, né udito dagli orecchi, né può essere compreso dal cuore dell’uomo. Che cosa è infatti la fede, se non credere ciò che non vedi? La fede è credere ciò che non vedi: la verità è vedere ciò che hai creduto, così come altrove dice lo stesso evangelista. Pertanto il Signore, al fine di stabilire la fede, s’intrattenne in un primo tempo qui in terra. Era uomo, si era umiliato, tutti lo vedevano ma non tutti lo riconoscevano. Rifiutato dalla maggioranza, messo a morte dalla moltitudine, da pochi fu pianto, e tuttavia, anche da questi dai quali fu pianto, non era ancora conosciuto per quel che esattamente era.
Tutto ciò era come un tracciare le linee fondamentali della fede e della sua futura struttura, in riferimento alla quale il Signore stesso in altro luogo disse: «Chi mi ama, osserva i miei comandamenti; e chi mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e a lui mi manifesterò» (Gv 14, 21). Coloro che lo ascoltavano, lo vedevano; tuttavia egli promise che si sarebbe mostrato loro, se lo avessero amato. Così qui dice: «Conoscerete la verità». Come? Ciò che hai detto non è la verità? Certo che è la verità, ma essa per ora si deve credere, ancora non la si può vedere. Se si permane in ciò che si deve credere, si giungerà a ciò che si potrà vedere.
In questo senso il medesimo santo evangelista Giovanni nella sua lettera dice: «Carissimi, fin d’ora noi siamo figli di Dio, ma ciò che noi saremo non è stato ancora manifestato». Già siamo, e qualcosa saremo. Che cosa saremo più di quel che siamo? Ascolta: «Non è stato ancora manifestato ciò che noi saremo. Noi sappiamo che quando questa manifestazione avverrà saremo a lui somiglianti». Perché? «Perché lo vedremo quale egli è» (1 Gv 3, 2). Magnifica promessa; però è la ricompensa della fede. Se vuoi la ricompensa, devi prima compiere l’opera. Se credi, hai diritto alla ricompensa della fede; ma se non credi, con che faccia potrai esigerla?
«Se» – dunque – «rimarrete nella mia parola, sarete davvero miei discepoli» (Gv 8, 31), e potrete contemplare la verità come essa è, non per mezzo di parole sonanti, ma per mezzo della sua luce splendente, quando Dio ci sazierà, così come dice il salmo: «È stata impressa in noi la luce del tuo volto, o Signore» (Sal 4, 7).
Noi siamo moneta di Dio, una moneta smarritasi lontano dal suo tesoro. L’errore ha logorato ciò che in noi era stato impresso: ma è venuto a ricreare in noi la sua immagine quel medesimo che l’aveva creata; è venuto a cercare la sua moneta, come Cesare cercava la sua; perciò ha detto: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio» (Mt 22, 21): a Cesare le monete; a Dio voi stessi. E così sarà riprodotta in noi la verità.
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