Nel nome del Signore
ogni ginocchio si pieghi
in cielo, in terra e negli inferi;
perché il Signore si è fatto obbediente
fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo proclamiamo:
«Gesù Cristo è Signore
nella gloria di Dio Padre».
Cfr. Fil 2, 8. 10-11
LETTURA
Il quarto cantico del servo del Signore: l’uomo dei dolori che ben conosce il patire.
Is 52, 13 – 53, 12
Lettura del profeta Isaia.
Così dice il Signore Dio:
«Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli».
SALMO RESPONSORIALE
R/. Signore, in te mi rifugio.
Sal 87 (88), 2-6a. 9-10 Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l’orecchio alla mia supplica. R/.
Io sono sazio di sventure,
la mia vita è sull’orlo degli inferi.
Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa,
sono come un uomo ormai senza forze.
Sono libero, ma tra i morti. R/.
Hai allontanato da me i miei compagni,
mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo,
si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani. R/.
EPISTOLA
Tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si sottopose alla croce.
Eb 12, 1b-3 Lettera agli Ebrei.
Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 12, 32) Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Quando sarò innalzato da terra,
io attirerò tutti a me, dice il Signore.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!.
VANGELO
Sei giorni prima della Pasqua, la cena di Betània: lo ha fatto per la mia sepoltura.
Gv 11,55 – 12,11 Lettura del Vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, con lo sguardo fisso a Gesù, riconosciamo la nostra povertà e imploriamo il suo soccorso affinché ci attiri a lui con la forza del suo amore.
Diciamo: Ascoltaci, Signore.
– Per la Chiesa, perché, ripercorrendo la Passione del Signore, si unisca in intima comunione con Lui e attinga nuova forza e speranza: preghiamo. R.
– Per la società civile, perché riconoscendo il ruolo fondamentale della famiglia, sappia promuovere un’autentica cultura della vita e si adoperi nella ricerca della pace e della giustizia: preghiamo. R.
– Per i giovani, perché aprano i loro cuori a Cristo e, con impegno e responsabilità, ricerchino, alla luce del Vangelo, il vero significato della propria esistenza: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni 50, 12-14
Pietro e la Chiesa.
Cerchiamo di comprendere le parole seguenti: I poveri li avrete sempre con voi, me invece non mi avrete sempre (Gv 12, 8). Comprendiamo senza dubbio la prima parte: I poveri li avrete sempre. Ciò che ha detto Gesù è vero. Quando mai la Chiesa è stata senza poveri? Ma che significa: non avrete sempre me? Come bisogna intendere queste parole? Non vi spaventate; erano rivolte a Giuda. E perché allora non ha detto: non avrai, ma ha detto: non avrete, al plurale? Perché Giuda non è uno solo. Quest’unico malvagio rappresenta la società dei malvagi; allo stesso modo che Pietro rappresenta la società dei buoni, anzi il corpo della Chiesa, in quanto però composta di buoni. Poiché se in Pietro non fosse stato presente il sacramento della Chiesa, il Signore non gli avrebbe detto: A te darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai sulla terra resterà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra resterà sciolto nei cieli (Mt 16, 19). Se questo fosse stato detto soltanto a Pietro, la Chiesa non potrebbe farlo. Ma dal momento che, nella Chiesa, avviene la stessa cosa: che quanto è legato in terra resta legato in cielo, e che tutto ciò che è sciolto in terra resta sciolto in cielo; quando infatti scomunica la Chiesa, la scomunica è ratificata in cielo, e chi è riconciliato dalla Chiesa è riconciliato in cielo; se dunque questo avviene nella Chiesa, vuol dire che Pietro, quando ricevette le chiavi, rappresentava la Chiesa. Se nella persona di Pietro erano rappresentati i buoni che esistono nella Chiesa, nella persona di Giuda erano rappresentati i malvagi che esistono nella Chiesa: ad essi è stato detto: non sempre avrete me. Perché dice: non sempre? E perché sempre? Se tu sei buono, se appartieni al corpo della Chiesa, rappresentato da Pietro, hai Cristo ora e nel futuro: ora mediante la fede, mediante il segno della croce, mediante il sacramento del battesimo, mediante il cibo e la bevanda dell’altare. Hai Cristo ora e lo avrai sempre nel futuro; perché quando uscirai da questa vita, raggiungerai colui che disse al ladrone: Oggi sarai con me in paradiso (Lc 23, 43). Se invece ti comporti male, ti illudi di avere Cristo oggi perché entri in chiesa, ti fai il segno della croce, sei battezzato col battesimo di Cristo, ti mescoli alle membra di Cristo, ti accosti all’altare di Cristo: al presente hai Cristo, ma, vivendo male, non lo avrai sempre.
La frase i poveri li avrete sempre con voi, non sempre avrete me, può avere anche un altro senso. Anche i buoni possono intenderla rivolta a loro: senza però alcun timore: egli parlava soltanto della sua presenza corporale. Infatti quanto alla sua maestà, alla sua provvidenza, all’ineffabile e invisibile sua grazia, si realizza quanto egli ha detto: Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli (Mt 28, 20). Ma in quanto alla carne che il Verbo ha assunto, in quanto al fatto che è nato dalla Vergine, catturato dai Giudei, crocifisso, deposto dalla croce, avvolto nella sindone, chiuso nel sepolcro e si è manifestato nella risurrezione, non sempre mi avrete con voi. Perché? Perché, dopo essersi intrattenuto con la sua presenza corporale per quaranta giorni con i suoi discepoli, mentre essi lo seguivano con gli occhi senza poterlo seguire, è asceso al cielo (cf. At 1, 3 9-10) e non è più qui. Egli è in cielo dove siede alla destra del Padre, ed è anche qui, dato che con la sua maestà non si è allontanato dalla terra. In altre parole: secondo la sua maestà sempre abbiamo Cristo con noi, mentre secondo la sua presenza corporale giustamente egli ha detto ai discepoli: Me non sempre mi avrete. La Chiesa ha goduto della sua presenza fisica solo per pochi giorni: ora lo possiede mediante la fede, ma non può vederlo con gli occhi della carne. Pertanto la difficoltà che sorgeva dalle parole: Me non sempre mi avrete, credo possa considerarsi risolta in questi due modi.
Ascoltiamo le poche parole che rimangono: Una grande folla di Giudei seppe che Gesù era là e vennero non solamente per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti (Gv 12, 9). Li attirò la curiosità, non la carità; vennero e videro. Ma ascoltate ora la geniale idea dei piccoli uomini impotenti. Di fronte alla risurrezione di Lazzaro, siccome il miracolo si era così rapidamente divulgato suscitando tanto scalpore che era impossibile occultare o negare in alcun modo il fatto, sentite cosa escogitarono. Decisero, i gran sacerdoti, di far morire anche Lazzaro, perché molti Giudei li abbandonavano a causa di lui e credevano in Gesù (Gv 12, 10-11). O stolta deliberazione e cieca crudeltà! Cristo Signore che aveva risuscitato un morto, non avrebbe potuto risuscitare un ucciso? Pensavate forse, col dare la morte a Lazzaro di poter togliere la potenza al Signore? E se per voi c’è differenza tra risuscitare un morto e risuscitare un ucciso, ecco che il Signore ha compiuto l’una e l’altra cosa: ha risuscitato Lazzaro morto e ha risuscitato se stesso ucciso.
Vedi