DOMENICA DELLE PALME

Nel nome del Signore
ogni ginocchio si pieghi
in cielo, in terra e negli inferi;
perché il Signore si è fatto obbediente
fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo proclamiamo:
«Gesù Cristo è Signore
nella gloria di Dio Padre».
Cfr. Fil 2, 8. 10-11


LETTURA
Il quarto cantico del servo del Signore: l’uomo dei dolori che ben conosce il patire.
Is 52, 13 – 53, 12


SALMO RESPONSORIALE
R/. Signore, in te mi rifugio.
Sal 87 (88), 2-6a. 9-10

EPISTOLA
Tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si sottopose alla croce.
Eb 12, 1b-3

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 12, 32)

VANGELO
Sei giorni prima della Pasqua, la cena di Betània: lo ha fatto per la mia sepoltura.
Gv 11,55 – 12,11

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni 50, 12-14

Pietro e la Chiesa. 

Cerchiamo di comprendere le parole seguenti: I poveri li avrete sempre con voi, me invece non mi avrete sempre (Gv 12, 8). Comprendiamo senza dubbio la prima parte: I poveri li avrete sempre. Ciò che ha detto Gesù è vero. Quando mai la Chiesa è stata senza poveri? Ma che significa: non avrete sempre me? Come bisogna intendere queste parole? Non vi spaventate; erano rivolte a Giuda. E perché allora non ha detto: non avrai, ma ha detto: non avrete, al plurale? Perché Giuda non è uno solo. Quest’unico malvagio rappresenta la società dei malvagi; allo stesso modo che Pietro rappresenta la società dei buoni, anzi il corpo della Chiesa, in quanto però composta di buoni. Poiché se in Pietro non fosse stato presente il sacramento della Chiesa, il Signore non gli avrebbe detto: A te darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai sulla terra resterà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra resterà sciolto nei cieli (Mt 16, 19). Se questo fosse stato detto soltanto a Pietro, la Chiesa non potrebbe farlo. Ma dal momento che, nella Chiesa, avviene la stessa cosa: che quanto è legato in terra resta legato in cielo, e che tutto ciò che è sciolto in terra resta sciolto in cielo; quando infatti scomunica la Chiesa, la scomunica è ratificata in cielo, e chi è riconciliato dalla Chiesa è riconciliato in cielo; se dunque questo avviene nella Chiesa, vuol dire che Pietro, quando ricevette le chiavi, rappresentava la Chiesa. Se nella persona di Pietro erano rappresentati i buoni che esistono nella Chiesa, nella persona di Giuda erano rappresentati i malvagi che esistono nella Chiesa: ad essi è stato detto: non sempre avrete me. Perché dice: non sempre? E perché sempre? Se tu sei buono, se appartieni al corpo della Chiesa, rappresentato da Pietro, hai Cristo ora e nel futuro: ora mediante la fede, mediante il segno della croce, mediante il sacramento del battesimo, mediante il cibo e la bevanda dell’altare. Hai Cristo ora e lo avrai sempre nel futuro; perché quando uscirai da questa vita, raggiungerai colui che disse al ladrone: Oggi sarai con me in paradiso (Lc 23, 43). Se invece ti comporti male, ti illudi di avere Cristo oggi perché entri in chiesa, ti fai il segno della croce, sei battezzato col battesimo di Cristo, ti mescoli alle membra di Cristo, ti accosti all’altare di Cristo: al presente hai Cristo, ma, vivendo male, non lo avrai sempre.

La frase i poveri li avrete sempre con voi, non sempre avrete me, può avere anche un altro senso. Anche i buoni possono intenderla rivolta a loro: senza però alcun timore: egli parlava soltanto della sua presenza corporale. Infatti quanto alla sua maestà, alla sua provvidenza, all’ineffabile e invisibile sua grazia, si realizza quanto egli ha detto: Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli (Mt 28, 20). Ma in quanto alla carne che il Verbo ha assunto, in quanto al fatto che è nato dalla Vergine, catturato dai Giudei, crocifisso, deposto dalla croce, avvolto nella sindone, chiuso nel sepolcro e si è manifestato nella risurrezione, non sempre mi avrete con voi. Perché? Perché, dopo essersi intrattenuto con la sua presenza corporale per quaranta giorni con i suoi discepoli, mentre essi lo seguivano con gli occhi senza poterlo seguire, è asceso al cielo (cf. At 1, 3 9-10) e non è più qui. Egli è in cielo dove siede alla destra del Padre, ed è anche qui, dato che con la sua maestà non si è allontanato dalla terra. In altre parole: secondo la sua maestà sempre abbiamo Cristo con noi, mentre secondo la sua presenza corporale giustamente egli ha detto ai discepoli: Me non sempre mi avrete. La Chiesa ha goduto della sua presenza fisica solo per pochi giorni: ora lo possiede mediante la fede, ma non può vederlo con gli occhi della carne. Pertanto la difficoltà che sorgeva dalle parole: Me non sempre mi avrete, credo possa considerarsi risolta in questi due modi.

Ascoltiamo le poche parole che rimangono: Una grande folla di Giudei seppe che Gesù era là e vennero non solamente per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti (Gv 12, 9). Li attirò la curiosità, non la carità; vennero e videro. Ma ascoltate ora la geniale idea dei piccoli uomini impotenti. Di fronte alla risurrezione di Lazzaro, siccome il miracolo si era così rapidamente divulgato suscitando tanto scalpore che era impossibile occultare o negare in alcun modo il fatto, sentite cosa escogitarono. Decisero, i gran sacerdoti, di far morire anche Lazzaro, perché molti Giudei li abbandonavano a causa di lui e credevano in Gesù (Gv 12, 10-11). O stolta deliberazione e cieca crudeltà! Cristo Signore che aveva risuscitato un morto, non avrebbe potuto risuscitare un ucciso? Pensavate forse, col dare la morte a Lazzaro di poter togliere la potenza al Signore? E se per voi c’è differenza tra risuscitare un morto e risuscitare un ucciso, ecco che il Signore ha compiuto l’una e l’altra cosa: ha risuscitato Lazzaro morto e ha risuscitato se stesso ucciso.

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