Dialogus Miraculorum III-2, di Cesario di Heisterbach (trad. di Pietro Gelmi)

Dialogus Miraculorum III-2, di Cesario di Heisterbach (trad. di Pietro Gelmi)

Presentiamo a seguito dell’edizione speciale per il Giubileo della Speranza, dedicato alla Vergine Maria, il testo dell’VIII Distinctio, al cui centro sono i due soggetti del corpo mistico: il Corpo Mistico che è Cristo e il corpo Mistico che è la Chiesa,

«Parola/Libro ed Eucaristia: la Chiesa e la teologia non li scopre improvvisamente dal nulla. Arrivano, donati, a ogni generazione, da una storia e dentro una storia: quella di chi, generazione dopo generazione, ha letto e interpretato, da chi ha celebrato nella Chiesa e per la Chiesa. E nessuno, fuori di questa catena di ricezione e trasmissione, può capire (intelligere) il significato sempre attuale e sempre nuovo.»[1]

Introduzione alle diverse visioni della Distinctio VIII

 

 Una Distinctio sorprendente 

Dopo la Distinctio riservata alla Vergine Maria, il titolo dell’VIII Distinctio «Visioni diverse» poteva far pensare che si sarebbe trattato di un anticipo escatologico della vita eterna. Accostando il testo ci si accorge che è un trattato di teologia monastica centrato su Cristo capo della Chiesa, un trattato che rappresenta, rende presente la persona di Cristo come fondamento e capo (a Lui infatti sono dedicati 35 capitoli su 97), come fine e come origine, e la Chiesa come suo corpo gerarchicamente e carismaticamente ordinato. Per collegare i due, capo e corpo, infatti c’è un unico brevissimo capitolo sullo Spirito santo.

Lo Spirito Santo è Dio, la terza persona della Trinità, che procede eternamente dal Padre e dal Figlio, consustanziale ad essi, della stessa sapienza e potenza. Perciò nel Salmo: Dalla parola del Signore furono stabiliti i cieli, e tutta la loro potenza dallo Spirito della sua bocca[2]. Che lo Spirito Santo proceda dal Padre, lo dice il Figlio: Perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro[3]. Inoltre: Colui che procede dal Padre[4]. Che esso proceda dal Figlio, lo attesta l’Apostolo che dice: Dio ha inviato nei vostri cuori lo Spirito di suo Figlio[5]. Anche lo Spirito Santo soffia dove vuole[6]. Santo, molteplice, unico, sottile, modesto, eloquente, mobile, incontaminato, sicuro, dolce, amante del bene, acuto, a cui nulla impedisce, curativo, umano, gentile, stabile, sicuro, dotato di ogni virtù, che prevede ogni cosa e che può comprendere tutti gli spiriti, intelligibile, puro, sottile[7]. [8]

E allora di che visioni si tratta?

Teologia monastica, teologia scolastica e teologia dell’immagine 

In principio, è detto, era il Verbo. Già scaturisce la fonte, ma per il momento resta in se stessa. E il Verbo era presso Dio, in una luce inaccessibile; … il pensiero di pace è disceso facendosi opera di pace: il Verbo si fece carne, e ormai abita tra noi. Abita nei nostri cuori per la fede, anche nella nostra memoria, abita nel pensiero, ed è disceso fino all’immaginazione.

Era del tutto incomprensibile e inaccessibile, invisibile e inescogitabile. Ma ora ha voluto farsi comprendere, farsi vedere, farsi pensare. In che modo, mi chiedi? Eccolo che giace nel presepio, riposa in braccio alla Vergine, predica sul monte, passa le notti in preghiera, ovvero pende dalla croce, è coperto dal pallore della morte, scende libero e comanda negli inferi, ovvero ancora lo vedi risorgere il terzo giorno, mostrare agli Apostoli il luogo dei chiodi, segni della sua vittoria, e infine ascendere al cielo davanti ai loro occhi. Tutti questi pensieri rispondono a verità, alimentano la pietà e la santità. Quando penso a qualcuna di queste cose, io penso Dio, che è per ogni cosa il Dio mio. Meditare queste cose io chiamo sapienza.[9]

Questa citazione del famoso Sermone sull’Acquedotto di san Bernardo, sulla natività di Maria, spiega il passaggio da una teologia pensata a una teologia dell’immagine, cioè dalla teologia tipica dei Padri del XII secolo a quella del XIII secolo, da Bernardo a Cesario, ma anche da Bernardo e i padri della prima generazione, gli evangelisti di Citeaux[10] alla teologia delle donne del XIII secolo, Geltrude, Metilde, Ildegarda e altre, e anche ad esempio al tipo di teologia che san Bonaventura usa nel raccontare la vita di san Francesco…

In altre parole, mi sembra di poter dire che la teologia e il suo metodo non evolve solo da teologia monastica a teologia scolastica, ma all’interno della teologia monastica c’è un passaggio da una espressione letteraria molto figurativa e simbolica, a una teologia in cui realmente l’immagine, la visione ha una funzione rivelativa e conoscitiva importante; sono due modi diversi di meditare e riflettere sulla rivelazione, la prima più pensata la seconda si serve di più della immagine visiva e dell’esperienza che ne nasce.

Né l’una né l’altra sono idoli o costruzioni umane: il pensiero nasce dall’esperienza e l’immagine nasce da quell’esperienza particolare che è la visione.

Sia per il pensiero che per l’immaginazione il procedimento non è quello della filosofia moderna, di Cartesio, secondo il quale l’idea sarebbe la proiezione e invenzione del soggetto che pensa, piuttosto l’idea, il pensiero sono la risposta del soggetto all’incontro con il Dio invisibile che si fa invece pensabile e visibile

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[1] Henri de Lubac, Esegesi medievale Vol II. 18, p. XX.
[2] Sal 32, 6.
[3] Mt 10, 20.
[4] Gv 15, 26.
[5] Gal 4, 6.
[6] Gv 3, 8.
[7] Sap 7, 22-23. Il Libro della Sapienza o Sapienza di Salomone o semplicemente Sapienza (lat. Sapientia) è un testo contenuto nella Bibbia cattolica (Settanta e Vulgata), ma non accolto nella Bibbia ebraica (Tanakh). Come gli altri libri deuterocanonici è considerato ispirato nella tradizione cattolica e ortodossa, mentre la tradizione protestante lo considera apocrifo. È scritto in greco, ma è probabile che il testo originale sia stato scritto in ebraico. La redazione finale, secondo la maggior parte degli studiosi e la ricerca più recente, è avvenuta nel primo secolo a.C. La precedente tradizione giudeo-cristiana lo aveva attribuito al saggio re Salomone. Nel 405, san Girolamo lo attribuì a Filone di Alessandria e così anche san Bonaventura. In realtà la maggior parte degli studiosi biblici nega che Filone sia l’autore del testo, che rimane ignoto. Molti studiosi pensano che il libro abbia non un solo autore, ma che sia opera di più autori.
[8] Cesario di Heisterbach, Distinctio VIII, Cap. XXXVI. Dal Testo integrale del Dialogus Miraculorum (secondo l’ed. J. Strange 1851) on-line in modalità testo, con possibilità di ricerca, sul sito del Groupe D’anthropologie Historique De L’occident Medieval (Gahom) Dell’ehess, Paris.
[9] Cfr. Bernardo di Chiaravalle, Sermoni per le feste della Madonna, L’acquedotto, p. 117.-138, qui in un’altra traduzione.
[10] Tradizionalmente si intendono i quattro padri Bernardo, Guglielmo di St Thierry, Ælredo di Rievaulx, Guerrico di Igny.

Prezzo di copertina: € 30

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