C. Cattaneo, La mistica alla scuola di San Benedetto

D. Vito, La teologia mistica in Anselm Stolz OSB*

*Elaborato per l’esame del corso I grandi mistici moderni: un panorama di varie configurazioni tra spiritualità, cultura e vita – Prof. B. SAWICKI

Breve nota bio-bibliografica

P. Anselmo (al secolo Giulio) Stolz nasce a Erkrath, in Germania, il 25 novembre 1900 ed entra nell’abbazia benedettina di Gerleve (Westfalia) nel 1916; emette la professione monastica il 29 febbraio 1920 e dal 1921 studia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo in Roma, di cui diviene professore dal 1928 alla sua morte avvenuta a Roma il 19 ottobre 1942. Anche il suo fratello maggiore, Benedikt (1894 – 1986) era monaco, dapprima di Gerleve, e successivamente passò al Monastero della Dormizione della Beata Vergine Maria in Gerusalemme.

I suoi due libri principali sono: Teologia della mistica (Morcelliana 1940. Ristampata sempre da Morcelliana nel 1979 con il titolo La scala del paradiso) e L’ascesi cristiana (Morcelliana 1943).

La teologia della mistica

Anselm Stolz elabora una teologia e una spiritualità dove la Bibbia è fondante e costitutiva e il pensiero della patristica è rilevante. Egli attinge volentieri anche dal monachesimo, anzi propone e costruisce con lo specifico monastico la sua teologia nella consapevolezza dei valori che esso contiene senza tuttavia ipotizzare una monacalizzazione del mondo. Il suo discorso appare subito sconvolgente.

Merito dello Stolz è di aver ricondotto la spiritualità, e la mistica in particolare, al suo luogo naturale e di averla costruita a partire dalla vitale sacramentalità svolta dalla comunità ecclesiale, la quale è collocata nella luce della Historia Salutis.

1) L’ambiente e il problema

Dal secolo XIV fino quasi agli inizi del secolo XX la letteratura spirituale occupa un ambito autonomo rispetto a quello teologico: il mondo dei teologi e quello degli spirituali non si incontra e conseguentemente vive ora in estraneità, ora in diffidenza, ora in polemica reciproca. L’insorgere del movimento mistico di fine ‘800 svolge un ruolo di stimolo nel campo della teologia.

Lo Stolz rivendica giustamente la funzione di guida da parte della teologia nei confronti dello spirituale, si inserisce nel grande dibattito provocato dalla teologia kerigmatica che ipotizzava l’elaborazione di una doppia teologia per soddisfare le esigenze scientifiche e quelle della pastorale in particolare la predicazione, ed afferma l’unità del sapere teologico e la necessità che la scienza teologica risponda alla vita della Chiesa globalmente intesa.

Il Nostro colloca «la teologia mistica nel piano della teologia patristica» convinto che la lingua della mistica è rimasta sostanzialmente la stessa. La fondazione della mistica e la sua articolata trattazione dovrà necessariamente essere collocata all’interno della Rivelazione cristiana.

2) Fondazione sacramentale della mistica cristiana

La fondazione della teologia mistica secondo la riflessione dello Stolz punta tutto sulla dinamica sacramentale considerata nella sua accezione originaria strettissimamente congiunta al mysterion. La vita e la spiritualità della comunità ecclesiale infatti hanno origine, ricevono consistenza, raggiungono pienezza mediante la celebrazione del mistero. È il sacramento che sottolinea mirabilmente l’iniziativa di Dio; è il sacramento che coniuga l’opus operatum e l’opus operantis; è il sacramento celebrato nella Chiesa che porta avanti un criterio sicuro di ortodossia e garantisce la presenza dinamica dello Spirito nel cuore dei fedeli. Per il benedettino la realtà del sacramento costituisce il fondamento, la base portante e insostituibile della spiritualità cristiana; è chiave ermeneutica della vita secondo lo Spirito.

               « …la mistica cristiana è sostanzialmente una mistica sacramentale. È questo un punto molto importante, disgraziatamente spesso trascurato, che bisogna tener invece presente nel dare la definizione della mistica cristiana. Il sacramento porta un germe, da cui la vita mistica potrà svilupparsi sino ai suoi più alti gradi».

               «la mistica è un’esperienza di Dio; un’esperienza dell’inserzione effettuata dai sacramenti».

              «la vera mistica è sempre sacramentale e, per conseguenza, fondata sulla citata liturgia. In un’altra vita che non sia sacramentale, è impossibile essere presi dallo Spirito divino, incorporati a Cristo e portati in alto, al di sopra della propria esistenza contaminata dal peccato e dal mondo, fino al Padre».

Appare evidente che la riflessione dello Stolz in ordine alla sacramentalità indica una direttrice di marcia al suo tempo non consueta. Aiutato dalla riflessione del mondo orientale cui è particolarmente sensibile, con il suo modo di teologizzare, Stolz struttura la mistica cristiana in maniera da far emergere il primato della Parola e del Sacramento.

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