La forza trasformatrice della creatività poetica di Giovanni della Croce
La poesia non elimina le contradizioni della vita, ma ci aiuta a vivere in mezzo alle contradizioni: nella gioia e nella sofferenza, nella vita e nella morte. Non è che il poeta sia alienato, anzi, approfondisce davvero il mistero della vita. «Rather than eliminating life’s contradictions, poetry helps us to integrate sorrow and joy, horror and humor, with compassionate awareness». La consapevolezza non viene soltanto della ragione oppure dei sentimenti. È un vero rapporto con il mistero che porta a percorsi più alti, alla maturità personale. «(…)Poetry is a way of being with Mystery. All of these qualities of poetry make it a potent form for spiritual direction».
San Giovanni della Croce, patrono dei poeti spagnoli, ha vissuto la esperienza della sofferenza e dell’odio. Non che egli abbia odiato. A dicembre di 1577, fu mezzo in prigione per i suoi fratelli carmelitani. Li è stato nove mesi. La sua cella era molto piccola e buiosa.
Era esta cárcel una celdilla puesta al lado de una sala; tenía de ancho seis pies y hasta diez de largo, sin otra luz ni respiradero sino un agujero en lo alto de hasta tres dedos de ancho, que daba tan poca luz que para rezar en su breviario o leer en un libro de devoción que tenía, se subía sobre un banquillo para poder alcanzar a ver, y aun esto había de ser cuando el sol daba en el corredor que estaba delante de la sala hacía donde este agujero caía. (299).
La sua prigione Sarebbe stato un atto infernale, ma ne ha fatto un paradiso. Chi legge la sua poesia pensa che Giovanni l’ha scritto mentre guardava le bellezze del Creatore. Non vogliamo dire che lui non ha sofferto, ma che ha fatto dalla sofferenza un mezzo per arrivare alla pienezza umana. Rimanere nella sofferenza sarebbe permettere che gli altri diventasse lui veramente un prigioniero del corpo e dello spirito. Hanno preso il suo corpo, ma non il suo spirito. Davanti l’odio, il disprezzo, la solitudine… Egli è stato creativo. Nel peggiore tempo della sua vita, ha scritto poesie bellissime. Non parlano dell’odio, nemmeno della vendetta. Cantano soltanto l’amore. Veramente la sua poesia è un canto dello sviluppo della libertà nella interiorità. È un grido dell’amore. Veramente chi ama è libero in mezzo al disprezzo e all’odio degli altri. Soltanto l’amore può liberare il povero cuore umano che tante volte si prende nelle cose che non sono importanti.
Trentuno strofe del Cantico Spirituale sono state scritte in prigione di Toledo. È una poesia che parla dell’anima in movimento. Il corpo del poeta Giovanni è senza movimento, ma la sua anima abita nell’infinito.
Vediamo da ora in poi i movimenti liberatori dell’anima nel Cantico Spirituale di Giovanni della Croce. Seguiremo l’ordine delle strofe come l’autore ha ordinato in prigione. Sappiamo che dopo prigione, Giovanni ha fatto un cambio di ordine. Vedremo appunto l’ordine del Cantico Spiritual A. Non metteremo tutte le strofe, ma quelle che esprimono i movimenti dell’anima finché non trova l’Amato. Proprio nella canzone 19, l’anima si trova nel ‘petto dell’Amato’. Le nostre spiegazioni non sono ispirate dalle spiegazioni dell’autore. Il nostro scopo è leggere le poesie e comprendere i movimenti di libertà che l’anima acquisisce. (segue)
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