Morto nel 1968 all’età di cinquantatré anni, Thomas Merton avrebbe avuto 100 anni nel 2015. Vi offriamo, in traduzione dal sito ARCCIS http://www.arccis.org/downloads/thomasmertonhomelieobseques.doc l’omelia pronunciata in occasione delle sue esequie da Dom Flavian Burns, abate de Gethsémani.
La settimana scorsa abbiamo sepolto uno dei nostri fratelli anziani, fra Leo, uomo serio che ha vissuto una lunga vita di silenzio per il Signore. Oggi celebriamo questa Messa per un altro fratello che è ritornato al Signore, il nostro Padre Louis.
Era un fratello giovane, anche un giovanissimo fratello, che avrebbe potuto vivere cento anni senza diventar vecchio.
La sua vita era lungi dall’essere una vita di silenzio, malgrado il suo carattere di eremita, dato che egli era, grazie alla provvidenza di Dio, un abile ministro della Parola. Il mondo lo conosceva grazie ai suoi libri, noi lo conoscevamo per la sua parola. Pochi uomini, se pure ce ne sono stati, lo conoscevano nella sua preghiera segreta.
Eppure egli aveva una preghiera segreta ed è questo che dava una vita interiore a tutto ciò che egli diceva e scriveva. Il suo segreto era, in grande misura, un segreto per lui stesso, ma egli leggeva con precisione il segreto delle anime che cercavano il suo aiuto. Ed è per questo che, anche se noi ridevamo di lui e con lui, come avremmo fatto con un fratello giovane, lo rispettavamo tuttavia come il Padre spirituale delle nostre anime.
Quelli tra noi che avevano il privilegio e il piacere di intrattenersi con Padre Louis in modo confidenziale e intimo, e di sottomettere la loro vita interiore alla sua guida, sanno che avevano in lui il migliore dei padri spirituali.
Era, allora, allo stesso tempo un fratello e un padre, e per quelli che l o volevano era un amico fedele. Per me personalmente era uno degli uomini più servizievoli e amabili che io abbia mai avuto il piacere di incontrare. Gli devo più di quanto le mie parole possano esprimere. La sua morte è una grande perdita.
Tuttavia sappiamo che non è una perdita completa. Ha segnato profondamente questa comunità, e questo segno rimarrà in noi durante gli anni a venire, perché l’ha piantato nel cuore di una generazione, e se Dio vuole così, rimarrà piantato per le generazioni a venire.
Ciascuno tra voi, ne sono sicuro, leggerà il suo messaggio in modo un po’ diverso, ed è evidentemente questo il modo che egli vorrebbe. Ma il messaggio rimane fondamentalmente lo stesso per tutti.
Noi non siamo uomini di Dio se non nella misura in cui lo scopriamo nella nostra verità personale. Il silenzio, la solitudine e l’isolamento sono dei mezzi per arrivarvi e niente di più. Lo scopo di tutti è la purezza della fede e l’amore e ciò che ci fa andare avanti è la nostra speranza.
Il Padre Louis ha intrapreso questo viaggio in Asia nello spirito di questa stessa ricerca di Dio. Le lettere che mi ha rivolto dall’Asia erano piene di ottimismo e di speranza di progredire in questa ricerca.
La possibilità della morte non era assente dal suo spirito. Ne abbiamo parlato prima che partisse – prima scherzandoci poi seriamente. Era preparato alla morte. Trovava anche che sarebbe stato bene in un certo senso morire là fra quei monaci asiatici che simbolizzavano per lui l’antico ed eterno desiderio dell’uomo delle realtà profonde di Dio.
È per questo che, anche se il suo corpo è morto lontano da noi, in spirito non è morto lontano da noi. La sua morte può essere penosa per noi, ma è una gioia per lui, perché è infine il compimento della ricerca di Dio e della speranza in Dio che era sua.
Possa Dio ricompensarlo di tutto ciò che ha fatto per questa comunità, e possa la ricerca di Dio, che era la sua, rimanere in noi, che possiamo anche noi un giorno condividere con lui la gioia del loro compimento, nel Regno del Padre Nostro.
Lo chiediamo per Cristo Nostro Signore e per l’intercessione della sua santa Madre.
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