C. Cattaneo, La mistica alla scuola di San Benedetto

Budziak Oles, Analisi del film “Andrej Rublëv”*

 (Andrej Tarkoskij, 1966)

A seconda dello stato mentale e spirituale, ogni persona ha le sue preferenze tra i generi cinematografici; sceglie i registi, compositori e attori preferiti. Per capire che genere dei film o regista preferisci, bisogna capire di cosa hai voglia: di una riflessione spirituale, una soddisfazione estetica o morale, vuoi solamente far passare tempo, fare una risata oppure vivere le emozioni forti?

Secondo la mia opinione personale, una vera arte deve necessariamente essere carica di un significato e un senso spirituale. Per quanto sembrerebbe ovvio, questo principio viene trascurato dalla maggior parte dei filmmaker, i quali nella loro creazione si concentrano piuttosto sull’intrattenimento e megalomania. Oggi, sfortunatamente, non ci sono così tanti registi che mettono in primo piano i valori morali e spirituali nei loro film.

L’interpretazione per un dialogo profondo è fondamentale stabilire quali sono i criteri per un discernimento.

  1. Il senso del regista

Il film di Andrey Arsenieovich Tarkovsky “Andrey Rublev” non lascia indifferente nessuno. Il film ci fa sentire lo spirito del cristianesimo ortodosso, il tema praticamente assente nel cinema contemporaneo. Vediamo un esempio di artisti che cercano di risvegliare l’umanità da un letargo e un cinismo con le loro opere. Nel film “Andrey Rublev” non ci sono battaglie o catastrofi. Gli eventi più importanti accadono nell’anima dei suoi personaggi – in questo opera di Tarkovsky è molto simile al lavoro di Dostoevsky. Entrambi erano interessati non del mondo esterno, ma dell’anima umana, della sua vita interiore, del suo desiderio per l’Eterno. Nel corso della storia l’umanità ha cercato di trasformare i metalli semplici in quelli preziosi, trasformare spazzatura in ricchezza. Gesù Cristo invece, che poteva facilmente trasformare l’acqua in vino, apprezzava di più il cambiamento del cuore umano, perché il più grande miracolo è la rinascita profonda della persona, un cambiamento nel modo di pensare e vivere.

Il film descrive la vita del noto pittore delle icone Andrey Rublev, autore della famosa icona della Trinità e di molte altre opere. Sfortunatamente, si sa molto poco di questo personaggio storico, quindi l’idea stessa di girare un film sulla sua vita appare molto controversa, ma allo stesso tempo interessante. Andrei Tarkovsky è pienamente riuscito a realizzarla, nel suo modo originale, avendo raccolto pazientemente i pochi fatti e presentando un quadro completo. Il film non si concentra solo sulla figura del protagonista; ci si presta attenzione ai tanti altri aspetti: la storia e il destino del popolo russo, la difficoltà della vita in una delle epoche più complicate del passato russo – il giogo mongolo-tataro, riflessione sul peccato, sul Dio, sull’essenza dell’essere e molto altro. La durata del film di più di tre ore è assolutamente giustificata. Il film è incluso nell’elenco dei cento migliori film della storia del cinema, secondo un sondaggio condotto dai critici cinematografici del mondo nel 1978.

 Oggi si può girare qualsiasi cosa, ma quasi nessuno fa i film su temi spirituali in chiave positiva, e, probabilmente, è meglio così. Dopotutto, è molto più difficile fare un film sulla santità che sul peccato. È difficile trasmettere il mondo interiore di un monaco asceta e allo stesso tempo evitare stereotipi e troppa “iconicità” del personaggio. Ci vuole una particolare sensibilità e talento per mostrare la battaglia interiore, sofferenze, ricerche spirituali di un santo, non ridicolizzandolo.

Quindi, sorge la domanda, per chi Tarkovsky ha realizzato il suo metaforico e filosofico-religioso “Andrei Rublev”? è possibile che gli spettatori dell’era sovietica, cresciuti nello spirito ateo, erano più istruiti nella sfera della vita spirituale? Il film “Andrey Rublev” (1965) – la versione abbreviata dell’originale “Passione per Andrey” uscì sugli schermi in Francia nel 1969, e due anni dopo, nell’Unione Sovietica. A giudicare dalle recensioni dell’epoca, il film ha fatto una grande impressione sugli spettatori. E questo non è sorprendente. L’intero film è pieno di riflessioni spirituali, citazioni delle Sacre Scritture e opere dei Santi Padri. Ogni frase rivela un pensiero profondo, ogni sguardo del protagonista esprime la purezza dello spirito.

Il film sembra ancora più fantastico, se consideriamo che è stato girato negli anni ’60, in piena epoca dell’ateismo. Tarkovsky mostra come le persone nei tempi antichi potevano predicare senza parole: attraverso icone, campane; lo stesso regista annuncia la buona novella attraverso il film. Ai tempi dell’ateismo militante, Tarkovsky, con il pretesto di generi storici o fantascientifici, trasmette allo spettatore le verità del Vangelo. E, la cosa più impressionante, per il regista non sono delle verità teoriche e remote: le trasmette allo spettatore come un’esperienza personale, “contagiandolo” con la sua visione.

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