«Non basta all’amante l’amore della comunione se non c’è una comunione dell’amore: se desidera che tutti i suoi beni siano comuni, molto più vuole che lo sia l’amore stesso. Non può l’amore non esser benevolo, odia esser solitario. Nella sua debordante prodigalità cerca di far nascere dall’amore della comunione una comunione dell’amore. Come potrebbe l’amore esser benevolenza se cercasse di trattenere i suoi beni solo per sé e non volesse farne oggetto di coniunione.”
Dove sarebbe la consolazione dell’amante se lui solo non fosse amato e lui solo amasse?
Vi sono in definitiva tre comunioni: la comunione di natura, quella di grazia e quella di gloria. La comunione di grazia comincia a riparare la comunione di natura escludendo da essa la comunione di colpa; la comunione di gloria riparerà fin nel profondo la comunione di natura escludendo da essa completamente la comunione di collera, quando Dio tergerà ogni lacrima dagli occhi dei santi. Allora tutti i santi avranno come un cuore solo e un’anima sola; ogni cosa sarà fra loro comune, quando Dio sarà tutto in tutti.»
(Baldovino di Ford, dal Trattato sulla vita cenobitica 2, 8 e 12)

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