B. Olivera, La preghiera che Gesù ci ha insegnato (2005)

B. Olivera, La preghiera che Gesù ci ha insegnato (2005)

Roma, 26 gennaio 2005

Cari Fratelli e Sorelle

Nelle mie numerose visite alle comunità ho parlato frequentemente sull’esperienza della preghiera, intesa come comunicazione con Dio. Fino ad ora non ho ancora scritto una lettera su questa realtà, benché io abbia già scritto sulla lectio divina. Molti e molte giovani me lo hanno chiesto, ed è giunto il momento di farlo.

Forse ricorderete che nella lettera circolare dell’anno scorso vi dicevo che la qualità della vita di comunità dipende dalla qualità della comunicazione. Tanto la comunicazione con Dio che la comunicazione tra di noi consistono in questa duplice realtà: ascolto e silenzio, da un lato; e dall’altro, parola e rispetto. Ora, la nostra comunione con Dio poggia sulla nostra comunicazione con Lui. La lectio divina, l’Opus Dei e la intentio cordis sono le forme abituali in cui si incarna il nostro ascolto-silenzio e la nostra parola-rispetto. È così che noi viviamo abitualmente l’amore contemplativo per Lui, fonte dell’amore cenobitico tra di noi.

I miei due predecessori hanno trattato il tema della preghiera a partire da diverse prospettive. Abbiamo quindi una buona dottrina e sani principi pratici. Presupponendo ciò che è stato detto da loro, e per evitare delle ripetizioni, la presente lettera si concentrerà in un solo tema: la preghiera che Gesù ci ha insegnato.

1. Motivazioni

Tre motivi mi hanno indotto a prendere questa decisione. Primo: il nostro mondo pluriculturale e l’occidente in via di scristianizzazione, ci invitano a “cristianizzare” la nostra vita monastica. Secondo: preghiera e vita sono e devono essere inseparabili, benché noi, professionisti della preghiera, tendiamo abitualmente a separarla dalla vita, sia per un pietismo intimista sia perché viviamo nell’attivismo e senza senso. E il terzo (Il Padre Nostro, preghiera “utopica” [1]), vi risulterà evidente se leggerete questa lettura fino in fondo.

Difatti, la vita cristiana non equivale a vita monastica. Ci sono monaci che non sono cristiani e ci sono cristiani che non sono monaci. La vita monastica esiste in tutte le grandi tradizioni religiose ed è una forma di vita che, come fenomeno storico, è anteriore al cristianesimo. Nel nostro caso specifico, in un contesto cristiano, noi ci identifichiamo come monaci; in un contesto monastico universale, ci identifichiamo come cristiani. Tuttavia, in ogni circostanza, siamo soliti dire: noi siamo monaci e monache cristiani. Sarebbe meglio dire: noi siamo cristiani e cristiane che vivono come monaci e monache. La vita cristiana è essenziale per la nostra vita, la vita monastica è qualcosa che la specifica.

Gesù ha insegnato a pregare ai suoi discepoli, e il suo insegnamento sulla preghiera è stato interamente coerente con la sua vita, con la sua parola e con la sua missione. Egli non ha insegnato delle formule di preghiera, ma ha invece insegnato a vivere pregando e pregare nella vita. Quando Gesù ci ha insegnato a pregare, ci ha consegnato la sua vita orante! Fondamentalmente, Gesù ci ha lasciato la Preghiera Eucaristica come memoriale della sua vita pasquale, e ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre Nostro” per affrettare la venuta del Regno di Dio Padre. Tutta la vita di Gesù è stata una continua sollecitudine e passione per impiantare questo Regno divino. Noi preghiamo come viviamo e viviamo come preghiamo.  …

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