B. Gianni, «Le sue ferite, per guarire le ferite della nostra paura»

B. Gianni, «Le sue ferite, per guarire le ferite della nostra paura»

Fonte: www.sanminiatoalmonte.it

Omelia del padre abate Bernardo per la II Domenica del Tempo pasquale
3 Aprile 2016 – II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Fratelli e sorelle come vorremmo che risuonasse anche nella profondità del nostro cuore, ma possibilmente nella evidenza immediata dei nostri sensi, l’invito che il Signore Gesù rivolge a Tommaso “non essere incredulo ma credente”, un salto di qualità esistenziale che diamo abbastanza per scontato per il fatto di ritrovarci, possibilmente ogni giorno, certamente ogni domenica, davanti al Signore nella nostra vita di preghiera, nella nostra esperienza di uomini e donne alla ricerca del Signore, nell’incontro con lui attraverso la mediazione oggettiva dei sacramenti, ma anche attraverso il riconoscere nello stupore con cui guardiamo ai nostri volti, alle nostre relazioni, alle cose di questa terra, riconoscendo in esse un tratto di mistero tale da interrogarci circa la loro più profonda origine, il loro più vero compimento.

E tuttavia anche se appartiene all’orizzonte sostanzialmente quotidiano del nostro vivere, l’agire credente, l’essere credente, il pensare, il sentire credente, tuttavia sentiamo il bisogno in questa domenica di Pasqua a conclusione dell’Ottava -cioè di questo giorno moltiplicato per tutta la settimana tanta è la sua feconda importanza- di ascoltare quello che il Signore ci dice come una esclamazione che qualifichi davvero la nostra testimonianza, che dia luce alla profondità del nostro cuore, che sostanzi la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore di una ritrovata e ancora più forte, incondizionata adesione al suo Vangelo di libertà e al suo Vangelo di significato per la nostra vita.

Non essere incredulo, ma credente: questo il Signore dice a ciascuno di noi con questo invito al credere che significa nel suo più pieno e vero significato, non solo includere nelle conoscenze e nelle argomentazione del nostro pensiero la possibilità reale che Dio esista, ma significa una consegna incondizionata della nostra vita ad un mistero, un mistero che viene a raccontarci qualcosa di sé attraverso la rivelazione, che si mostra come amore, più ancora come volto, oggi addirittura come ferita, una ferita che Agostino saluta riconoscendo proprio quella ferita necessaria per guarire le nostre ferite, le ferite della nostra incredulità, per cicatrizzarle dice Agostino, e occorreva ancora una volta questa stessa logica di condivisione che il Signore fin dall’inizio mostra, in obbedienza al disegno salvifico del Padre, non escludere nulla della condizione umana, fuorché ovviamente tutto ciò che è deficienza di bene, ovvero il peccato, ma per tutto il resto, per tutto ciò che è il nostro essere uomini e donne, il Signore Gesù lo abbraccia, lo condivide, lo coglie, per iniziare profondamente, dalle più intime fibre della nostra fragile condizione umana, questo percorso che abbiamo intuito la sera del giovedì nella Messa In Cena Domini quando il Signore servendoci, e donando per sempre il suo corpo quale oggettivo servizio di significato, credendo lui stesso a noi, cioè consegnandosi lui stesso a noi, donandoci cioè l’Eucaristia, ci mostra l’itinerario che lui fa perchè noi lo possiamo altrettanto fare, venire dal Padre, tornare al Padre, una curva rivolta verso l’alto che il Signore apre come prospettiva reale per i nostri giorni.  …

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