Tratto da www.sanminiatoalmonte.it
Conferenza di padre Bernardo in occasione del millenario della Pieve di San Pietro a San Piero a Sieve
24 gennaio 2019
Bellezza. E’ una parola molto abusata in effetti, però evocatrice di un significato, di una potenzialità, di un’esperienza che rende la condizione umana, il nostro essere uomini e donne, latori cioè portatori di una qualità importante che renda più bello vivere, più importante vivere, più significativo vivere.
E credo che soprattutto nei nostri giovani sia fondamentale oggi, accendere il vostro cuore del desiderio di una vita consapevole di essere vita, possono sembrare le mie parole scontate, banali, ma lasciatemi dire che ritengo importante l’acquisizione, giorno dopo giorno, di come sia fragile, delicato, ma alla fine davvero bello il grande dono della vita e quindi, se dovessimo proprio qualificare la vita con l’aggettivo più proporzionato, più espressivo, più pertinente è proprio la bellezza. La vita è bella.
E con un linguaggio abbastanza semplice io sono venuto da Firenze, facendovi perder tempo per dirvi questo, cioè la bellezza di cui si parla è proprio la riscoperta della vivibilità della vita e di come questa vivibilità passi attraverso una avventura, una avventura per tutti, non semplicemente per chi fa vite strane, chi si penzola dalla vetta di una montagna, chi si lancia col paracadute, chi fa il monaco, chi fa il prete, chi fa il missionario, per tutti la vita è una delicatissima avventura, ma proprio per questo provare, nel tracciato pieno di curve della vita, a educare i nostri occhi a scorgere, ad ammirare, panorami sempre nuovi, dentro e fuori di noi.
E questo lo sento particolarmente necessario nel frangente storico che stiamo vivendo, un momento difficile della nostra storia, ma quando mai la storia è facile, parliamoci chiaro, perché nel cuore dell’uomo accanto alla vocazione alla bellezza c’è anche la grande tentazione di chiuderci nei nostri interessi primari, egoistici, che trasformano la vita, anziché in bellezza, in una sopravvivenza che segnala proprio questa vita che galleggia e che è pronta a chiudersi in sé stessa pur di affermarsi a spese degli altri. E’ una tentazione che c’è nel cuore dell’uomo, che lo incattivisce, e dunque lo fa diventare come una sorta di continua caricatura, in una smorfia di tensione che non è la bellezza della libertà, della gioia, della leggerezza, che stasera vogliamo celebrare in nome del Vangelo.
Quindi questa è una prima distinzione importante.
E’ bella la vita, non la sopravvivenza, è bella la possibilità di vivere una esistenza aperta, dischiusa al mistero, alla possibilità di un altro di fronte a me e questo lo riteniamo importante in un momento storico, appunto come quello attuale, tentato da mille chiusure.
E allora io vi leggo una frase, una citazione, cerco di farne il meno possibile e avere questo andamento un po’ più colloquiale, non dirò spontaneo, ma quasi, però una citazione me la permetterete, di una grande filosofa del ‘900, una testimone, perché la sua vita non è stata solo pensare, ma è stata anche patire per la libertà e per la giustizia, Simone Weil. Ella scrive nel cuore del secolo scorso, un secolo tosto, con non una, ma ben due guerre mondiali, quindi un tempo terribile e lei scrive tutto questo che vuole essere un po’ la nota dell’accordo iniziale della musica che stasera vogliamo suonare.
“La vita della nostra epoca è in balia della dismisura. La dismisura invade tutto: azione e pensiero, vita pubblica e privata. Per questo vi è decadenza dell’arte, per esempio, e molti tentativi di artisti risultano vani. Qualcosa è rimasto intatto nella liturgia delle cerimonie religiose –scrive Simone Weil– ma il più delle volte esse non hanno alcun rapporto con il resto dell’esistenza, ogni equilibrio è viziato, ma proprio questo andrebbe cercato, un equilibrio fra l’uomo e sé stesso, fra l’uomo e le cose.
Noi viviamo in un’epoca che non ha precedenti, e che esige un certo tipo di santità, anch’essa senza precedenti. Essa deve scaturire d’improvviso, come un’invenzione, e mettere a nudo tutta la verità e la bellezza che sono nel mondo, nascoste sotto strati di polvere e di marciume. Noi siamo nell’irrealtà e nel sogno, aprire gli occhi sulla realtà, vedere la luce, ascoltare il vero silenzio, questo significa rinunciare alla nostra illusione di essere al centro”
Io vi vorrei commentare questo breve ma densissimo pensiero di Simone Weil, è il cuore del mio piccolo contributo stasera.
La prima notazione importante, “la vita della nostra epoca è in balia della dismisura che invade azione e pensiero, vita pubblica e privata”.
Cosa significa questo concetto? A me sembra molto bello perché per noi fiorentini e dintorni questa parola misura è una parola chiave, perché effettivamente di fronte a Firenze, vista magari proprio da San Miniato o dalla Bolognese, quando inizia ad atterrare sulla città, tutto quello che vedi, l’equilibrio fra le colline e i grandi monumenti della città, l’equilibrio fra i tetti della città e le emergenze, le torri, i campanili, le cupole, sulla città, tutto si qualifica con questa parola bellissima, misura.
Segnala cioè che, più o meno consapevolmente, tutti hanno costruito in epoche diverse una città, lasciando però una traccia di armonia, di proporzione, facendocela sentire, ieri, oggi e domani, una casa abitabile, perché non è né troppo grande né troppo piccola, i suoi monumenti non incombono su di noi spaventandoci, ma ci educano a guardare verso l’alto, le sue colline non ci schiacciano, non ci chiudono, ma ci liberano, attraverso paesaggi più ampi che, salendo su queste colline, possiamo finalmente scorgere e magari immaginare.
Ecco, la parola misura, e Simone Weil ci dice che oggi invece per definire questi tempi attuali la parola giusta è dismisura, vuol dire che si è rotto qualcosa nel meccanismo creativo con il quale si è potuto pensare e soprattutto costruire le città, ascoltando e contemplando i paesaggi destinati ad ospitarle, allora noi stasera vogliamo tenere cara questa parola, misura, e accorgerci come forse davvero la via della bellezza passa attraverso una riscoperta della proporzione, cioè del saper essere, con la quantità e la qualità giusta, in rapporto alle esigenze del mio cuore e in rapporto alle esigenze dei cuori delle persone che stanno intorno a me, di modo che prima ancora di costruire qualcosa, già il clima che si stabilisce fra di noi ha una sua misura, una sua proporzione, una sua bellezza, c’è spazio per tutti, nessuno incombe sull’altro, nessuno schiaccia l’altro. (segue)
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