XII DOMENICA DOPO PENTECOSTE – A

Dice il Signore: «I miei pensieri
sono di pace e non di afflizione;
mi invocherete e io vi esaudirò
e vi richiamerò da tutte le regioni
della vostra schiavitù».
Cf. Ger 29, 11a. 12. 14

LETTURA
La distruzione del tempio e di Gerusalemme.
2Cr 36, 11-21
SALMO RESPONSORIALE
Sal 105 (106)105, 35-37. 40. 43. 47a. 48ab
EPISTOLA
Il nome di Dio è bestemmiato tra le genti a causa dei falsi credenti.
Rm 2, 12-29
CANTO AL VANGELO
(Cf. 1Pt 2, 4)
VANGELO
Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida!
Mt 11, 16-24
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
Omelie sul Vangelo di Matteo (37, 1-2)

I due modi della salvezza e l’ostinazione del cuore

«Gesù dice: “A chi paragonerò questa generazione? È simile a bambini seduti nelle piazze…”

Osserva la sapienza del Maestro. Poiché i Giudei non avevano accolto né Giovanni né Lui, Gesù fa notare che Dio non ha tralasciato alcun mezzo per salvarli, ma essi si sono mostrati refrattari a qualsiasi cura.

Dio ha usato due vie opposte: Giovanni è venuto conducendo una vita austera, di digiuno e penitenza; Cristo è venuto condividendo la mensa, una vita comune e accessibile a tutti. Se l’austerità di Giovanni li spaventava, avrebbero dovuto essere attratti dalla mitezza di Cristo; se la condotta di Cristo sembrava loro troppo ordinaria, avrebbero dovuto ammirare il rigore di Giovanni. Eppure rifiutarono l’uno e l’altro. Per questo Gesù li paragona a fanciulli capricciosi, ai quali i compagni suonano il flauto e non ballano, cantano lamenti e non piangono: nulla di ciò che si fa riesce a smuoverli dalla loro indolenza.

Non fu per una scelta di comodo che il Signore tenne una condotta diversa da quella del Battista, ma per dimostrare che, qualunque fosse la strada intrapresa dalla Grazia, la superbia umana avrebbe trovato un pretesto per rifiutarla.

Il giudizio sulle città impenitenti

Poi “si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di prodigi, perché non si erano convertite”.

Considera come Gesù non condanna queste città per ignoranza, ma per ingratitudine. La gravità del loro peccato sta proporzionalmente nella grandezza dei doni ricevuti. Tiro e Sidone, città pagane, non avevano visto i miracoli né ascoltato la Parola manifestata in quel modo, eppure si sarebbero convertite nella cenere e nel sacco.

Quando Gesù dice che per Sodoma, nel giorno del giudizio, la sorte sarà più tollerabile che per Cafarnao, non vuole giustificare Sodoma, ma mostrare quanto sia più grave la colpa di chi ha contemplato la luce della Verità, ha visto i prodigi di Dio, ed è rimasto cieco. Il privilegio di avere Cristo vicino diventa così, per chi lo rifiuta con cuore duro, il motivo di una condanna più grande.

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