Sperate in Dio, popoli di ogni luogo,
aprite al suo cospetto il vostro cuore;
egli è il nostro rifugio.
Cf. Sal 61 (62), 9
LETTURA
Dio si rivela a Elia e lo invia
1Re 119, 8b-16. 18a-b Lettura del primo libro dei Re.
In quei giorni. Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto.
Io poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal».
SALMO RESPONSORIALE
Sal 17 (18), 2b-3. 33-34. 37. 44c-45a. 47 R/. Beato chi cammina alla presenza del Signore.
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza
e mio baluardo. R/.
Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino,
mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha fatto stare saldo.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. R/.
Un popolo che non conoscevo mi ha servito;
all’udirmi, subito mi obbedivano.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R/.
EPISTOLA
La rivelazione di Cristo a Paolo.
2Cor 12, 2-10b Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, so che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni.
Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo.
CANTO AL VANGELO
(Cf. Mt 5, 11-12) Alleluia.
Beati voi quando dovrete soffrire per causa mia,
dice il Signore,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Alleluia.
VANGELO
È lo Spirito a suggerire ai fedeli le parole per la loro testimonianza.
Mt 10, 16-20 Lettura del Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, raccolti in comunione di fede e di amore, eleviamo le nostre suppliche al Padre, fondamento di ogni speranza rispondendo:
Sostieni i tuoi figli, o Padre.
– Per la Chiesa, guidata dallo Spirito nelle vicende del mondo: preghiamo. R.
– Per i responsabili delle Nazioni e per quanti sono a servizio del bene comune: preghiamo. R.
– Per noi tutti, chiamati a rendere la nostra testimonianza cristiana con gioia e impegno: preghiamo. R.
Larga scenda, o Dio, la tua desiderata benedizione e confermi i cuori dei credenti, perché non si allontanino mai dal tuo volere e si allietino sempre dei tuoi doni generosi. Per Cristo nostro Signore.
COMMENTO AL VANGELO
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
Dai «Commenti sul Vangelo di Matteo»
Il Signore dice: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi”.
Fino a quando saremo pecore, vinceremo; anche se saremo circondati da un gran numero di lupi, riusciremo a superarli e a vincerli. Ma se diventeremo lupi, saremo vinti, perché saremo privati dell’aiuto del Pastore. Egli infatti non pasce lupi, ma pecore. Per questo ti abbandona, perché non gli permetti di mostrare la sua potenza.
Cristo infatti sembra dire: “Non vi turbate se, mandandovi in mezzo ai lupi, vi ordino di essere come pecore e come colombe. Avrei potuto fare il contrario e mandarvi non a soffrire il male, ma a non subirne affatto; avrei potuto non lasciarvi esposti come pecore ai lupi, ma rendervi più terribili dei leoni. Ma è necessario che sia così. Ciò rende più splendida la vostra virtù e manifesta la mia potenza”.
Questo infatti diceva a Paolo: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. “Sono io stesso”, dice il Signore, “che vi ho resi tali”.
Dicendo infatti: “Vi mando come pecore”, mostra che non bisogna perdersi d’animo, perché Egli sa bene a quali pene e pericoli espone i suoi discepoli, ma che proprio per questo non devono temere, sapendo che Egli è in grado di liberarli da ogni male.
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