Porgi l’orecchio, Signore, e ascolta:
salvaci tu, Dio nostro,
perché tutti conoscano che tu sei il solo Dio.
Cfr. Is 37, 17a. 20
LETTURA
I giudici in Israele.
Gdc 2, 6-17 Lettura del libro dei Giudici
In quei giorni. Quando Giosuè ebbe congedato il popolo, gli Israeliti se ne andarono, ciascuno nella sua eredità, a prendere in possesso la terra. Il popolo servì il Signore durante tutta la vita di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che avevano visto tutte le grandi opere che il Signore aveva fatto in favore d’Israele. Poi Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni e fu sepolto nel territorio della sua eredità, a Timnat-Cheres, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; dopo di essa ne sorse un’altra, che non aveva conosciuto il Signore, né l’opera che aveva compiuto in favore d’Israele. Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto, e seguirono altri dèi tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, abbandonarono il Signore e servirono Baal e le Astarti. Allora si accese l’ira del Signore contro Israele e li mise in mano a predatori che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ed essi non potevano più tener testa ai nemici. In tutte le loro spedizioni la mano del Signore era per il male, contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all’estremo. Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li salvavano dalle mani di quelli che li depredavano. Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via seguita dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così.
SALMO RESPONSORIALE
Sal 105 (106)R/. Ricòrdati, Signore, del tuo popolo e perdona.
I figli d’Israele si mescolarono con le genti
e impararono ad agire come loro.
Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello. R/.
Si contaminarono con le loro opere,
si prostituirono con le loro azioni.
L’ira del Signore si accese contro il suo popolo
ed egli ebbe in orrore la sua eredità. R/.
Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti
e furono abbattuti per le loro colpe;
ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R/.
EPISTOLA
L’annunciatore del Vangelo nella Chiesa.
1Ts 2, 1-2. 4-12 Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo avere sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. Come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
CANTO AL VANGELO
(Cfr 2Cor 5, 19) Alleluia.
Dio ha riconciliato il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.
VANGELO
Il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
Mc 10, 35-45 + Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, al Dio dei nostri padri, che dona consolazione e perdono, affidiamo con fiducia le nostre umili preghiere.
Ascoltaci, Signore.
– Per i vescovi, i sacerdoti e i diaconi, perché, con amore e dedizione sempre più grande, siano perseveranti nel servizio di Dio e dei fratelli: preghiamo. R.
– Per le famiglie, perché, sostenute dalla partecipazione all’Eucaristia e dalla preghiera comune, sappiano creare un’autentica comunità di fede e di amore: preghiamo. R.
– Per ciascuno di noi, perché lo Spirito del Signore illumini i nostri cuori e ci aiuti ad attuare nella vita il servizio che nasce dall’amore sincero verso il prossimo: preghiamo. R.
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghie-re del tuo popolo oltre ogni desiderio e ogni merito, effondi su noi la tua misericordia: perdona le colpe che la coscienza rimprovera e concedi, nella tua bontà senza limiti, anche ciò che non osiamo sperare. Per Cristo nostro Signore.
COMMENTO AL VANGELO
SANT’AMBROGIO
De fide, 5
Gesù risponde alla madre di Giacomo e Giovanni
Considerate che cosa chiede per i figli e con i figli. È certo una madre cui bisogna perdonare – anche se la sua premura l’ha resa piuttosto smoderata – l’eccesso della richiesta. E poi una madre anziana d’anni, d’intenti religiosi, priva d’ogni conforto, la quale, proprio quando avrebbe dovuto essere validamente sorretta dall’aiuto dei figli, accettò la loro lontananza e antepose al suo piacere il vantaggio dei figli, che seguivano Cristo; questi, infatti, chiamati dal Signore, alla prima parola, come leggiamo in Matteo (Mt 4,22), lasciato il padre e le reti, lo seguirono.
Costei, dunque, spinta dall’amore materno, prega il Salvatore, dicendo: “Ordina che questi miei due figli stiano nel tuo regno uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra” (Mt 20,21). Anche se è un errore, è un errore di affetto materno; una madre non sa aspettare; c’è un po’ d’interesse nella preghiera, ma è un interesse comprensibile, poiché essa non è avida di danaro ma di favore; e non è una domanda spregevole quella di una madre, che non chiede per sé, ma per i figli. Pensate alla madre, si tratta d’una madre…
Considerate anche la donna, cioè il sesso più debole, che il Signore ancora non aveva rafforzato con la sua passione. Considerate, dico, l’erede di quella prima Eva, debole per una ingenita cupidigia incontrollata, che il Signore non aveva ancora redenta col suo sangue, non aveva ancora lavata dal desiderio smodato d’onore. Sbagliava per una specie di errore ereditario.
Che c’è di strano che una madre, per amor dei figli – il che fa la cosa più tollerabile, che se fosse a proprio vantaggio –, faccia una questione di preminenza, quando gli stessi apostoli ne facevano oggetto d’una loro disputa? (Lc 22,24).
Non giudicò, dunque, il medico che una madre, priva di tutto, e una mente ancora inferma dovessero essere colpite da biasimo, solo per una richiesta un po’ orgogliosa.
Perciò il Signore – che voleva far onore alla pietà materna – non rispose alla donna, ma ai figli, dicendo: “Potete bere il calice, che io sto per bere?” E quando essi risposero: “Lo possiamo, Gesù disse loro: Il mio calice lo berrete; ma lo star seduti alla mia destra o alla mia sinistra non è cosa mia darlo, ma toccherà a coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio” (Mt 20,22-25).
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