Apparve una folla immensa,
che nessuno poteva contare,
di ogni gente, tribù, popolo e lingua.
Tutti stavano in piedi
davanti al trono e davanti all’Agnello
e gridavano a gran voce:
«La salvezza appartiene al nostro Dio,
che siede sul trono, e all’Agnello».
Ap 7, 9a-b. 10
Verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue.
Is 66, 18b-23 SALMO RESPONSORIALE
Sal 66 (67), 2-5. 7-8 EPISTOLA
Gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio: tali eravate anche voi, ma siete stati santificati in Cristo e nello Spirito.
1Cor 6, 9-11 CANTO AL VANGELO
(Cf. Lc 5, 4. 10) VANGELO
Il regno è simile a una rete che raccoglie ogni genere di pesci.
Mt 13, 44-52 PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
In Ioan. Ep. 5, 7
La perla preziosa è la carità
Se ricordate, noi già abbiamo affermato, proprio all’inizio della lettura di questa Epistola, che nulla vi è tanto raccomandato quanto la carità. Anche se Giovanni tratta ora questo, ora quest’altro argomento, sempre poi ritorna su questo punto, volendo ricondurre al dovere della carità tutto quello che ha esposto. Vediamo se, anche qui, fa così. Fa’ attenzione a queste parole: “Chi è nato da Dio, non pecca” (1Gv 3,9). Ci domandiamo di quale peccato si tratta; non certo di qualunque peccato, perché saremmo in contraddizione con l’altro passo che dice: “Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi (1Gv 1,8)”. Voglia allora dirci quale peccato intende, ci istruisca, perché io non venga giudicato temerario nell’asserire che esso è la violazione della carità, come si può ricavare dalle sue stesse parole precedenti: “Chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre accecano i suoi occhi” (1Gv 2,11). Forse ha dato ulteriori spiegazioni affermando esplicitamente che si tratta della carità. Vedete che tutti questi diversi modi di esprimersi portano alla medesima conclusione. “Chiunque è nato da Dio, non pecca, perché in lui rimane il seme di Dio”. Il seme di Dio è la parola di Dio, per cui l’Apostolo può dire: “Io vi ho generato per mezzo del Vangelo (1Cor 4,15). Quest’ uomo non può peccare, perché nato da Dio”. Ma ci dica l’Apostolo in che senso non può peccare. “A questo segno sono riconoscibili i figli di Dio e i figli del diavolo. Chi non è giusto, non viene da Dio ed altrettanto chi non ama il proprio fratello” (1Gv 3,10). È ormai certo chiaro del perché dice: “Chi non ama il proprio fratello”. Solo l’amore dunque distingue i figli di Dio dai figli del diavolo. Se tutti si segnassero con la croce, se rispondessero amen e cantassero tutti l’Alleluja; se tutti ricevessero il Battesimo ed entrassero nelle chiese, se facessero costruire i muri delle basiliche, resta il fatto che soltanto la carità fa distinguere i figli di Dio dai figli del diavolo. Quelli che hanno la carità sono nati da Dio, quelli che non l’hanno non sono nati da Dio. È questo il grande criterio di discernimento. Se tu avessi tutto, ma ti mancasse quest’unica cosa, a nulla ti gioverebbe ciò che hai; se non hai le altre cose, ma possiedi questa, tu hai adempiuto la Legge. “Chi infatti ama il prossimo” – dice l’Apostolo – “ha adempiuto la Legge; e, il compimento della Legge è la carità” (Rm 13,8 Rm 13,10). La carità è, a mio parere, la pietra preziosa, scoperta e comperata da quel mercante del Vangelo, il quale per far questo, vendette tutto ciò che aveva (Mt 13,46). La carità è quella pietra preziosa, non avendo la quale nessun giovamento verrà da qualunque cosa tu possegga; se invece possiedi soltanto la carità, ti basterebbe essa sola. Adesso vedi nella fede ma un giorno vedrai direttamente. Se noi amiamo fin da adesso il Signore che non vediamo, come l’ameremo quando lo vedremo direttamente? Ma in quale campo dobbiamo esercitare questo amore? In quello della carità fraterna. Potresti dirmi che non hai mai visto Dio; non potrai mai dirmi che non hai visto gli uomini. Ama dunque il tuo fratello. Se amerai il fratello che tu vedi, potrai contemporaneamente vedere Dio, poiché vedrai la carità stessa, e Dio abita nella carità.
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