Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale,
la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato
perché proclami le meraviglie di lui,
che vi ha chiamato dalle tenebre
all’ammirabile sua luce.
1Pt 2, 9
LETTURA
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.
Gb 1, 13-21 Lettura del libro di Giobbe.
Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabei hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo». Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
SALMO RESPONSORIALE
Sal 16 (17), 1-4b. 6-7 R/. Volgiti a me, Signore: ascolta la mia preghiera.
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno. R/.
Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia. R/.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,
mostrami i prodigi della tua misericordia,
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra. R/.
EPISTOLA
Sii come un lavoratore che non deve vergognarsi.
2Tm 2, 6-15 Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo.
Carissimo, il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa.
Ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio Vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.
Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.
CANTO AL VANGELO
(Cf. Lc 17, 10) Alleluia.
Siamo servi inutili.
Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
Alleluia.
VANGELO
Dite: «Siamo servi inutili»
Lc 17, 7-10 Lettura del Vangelo secondo Luca.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, uniti nella preghiera di lode, eleviamo a Dio le nostre suppliche rispondendo:
Ascoltaci, Signore!
– Per la Chiesa, perché non si scoraggi di fronte all’indifferenza del nostro tempo e, con fermezza, continui a indicare in Cristo l’unica speranza di salvezza per il mondo: preghiamo. R.
– Per i governanti, perché si impegnino nella ricerca della pace e nell’edificazione di una società libera, leale e giusta, fondata sulla verità e non sulle apparenze: preghiamo. R.
– Per tutti noi, chiamati a testimoniare nella vita il mistero che celebriamo nella fede, perché sappiamo portare ai fratelli l’amore di Cristo e il suo dono di grazia: preghiamo. R.
Effondi largamente, o Dio, la tua misericordia sul popolo che ti implora; fa’ che i tuoi figli seguano senza stanchezza la strada dei tuoi precetti, perché ricevano conforto nei giorni fuggevoli della vita e arrivino a conseguire la gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore.
COMMENTO AL VANGELO
SANT’AMBROGIO
Esposizione del Vangelo secondo Luca, Libro VIII, 28-32
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti e servimi finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?»
Riconosci di essere un servo soggetto a molti servizi. Non ti sia d’ostacolo l’essere chiamato figlio di Dio: dobbiamo sì riconoscere la grazia, ma senza dimenticare la nostra natura. Non insuperbirti per il fatto di aver servito bene: era tuo dovere farlo. Anche il sole esegue il suo compito, la luna obbedisce, gli angeli svolgono il loro ministero.
Il vaso d’elezione designato per le genti dichiara: «Io infatti non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio» (1 Cor 15,9). E se pure dimostra altrove di non essere consapevole di alcuna colpa, aggiunge subito: «Non per questo però sono giustificato» (1 Cor 4,4).
Dunque neppure noi dobbiamo stimarci degni di lode per i nostri meriti, né dobbiamo pretendere una ricompensa prima della fine del lavoro, né attribuirci un merito di precedenza; poiché il compenso per il lavoro viene rimandato e il riposo è riservato per dopo.
«Avrà forse gratitudine verso quel servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti?»
Non attribuirti da te stesso il diritto di sedere subito a mensa, né la facilità dell’adempimento. Non dire: “Ho arato”, cioè ho scacciato gli spiriti immondi dai cuori; “Ho pascolato il gregge”, cioè ho nutrito le anime smarrite con il cibo spirituale.
Piuttosto considera che, anche se hai fatto tutto questo, vi sono ancora altri doveri da compiere: devi cingerti la veste per servire il Signore; e servire il Signore significa avanzare nella virtù, poiché «chi vuol essere il primo tra voi, si faccia servo di tutti» (Mc 10,44).
«Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.»
Nessuno si glori dunque delle proprie opere, perché per legge dobbiamo al Signore il nostro servizio. Comprendi che sei un servo obbligato a un grande debito di prestazioni.
Non esaltarti se ti sei mostrato un buon servo. Hai fatto quello che dovevi fare: il sole compie il suo dovere, la luna obbedisce. Pertanto noi non cerchiamo la lode da noi stessi, non preveniamo il giudizio di Dio né anticipiamo la decisione del Giudice, ma riserviamola al suo tempo e al suo giudizio.
Dice infatti il Signore: «Dite: Siamo servi inutili». E dicendo “inutili”, non intende dire che le nostre opere siano prive di valore o da disprezzare, ma che noi non dobbiamo considerare il nostro servizio come un favore fatto a Dio, quasi che Egli ne avesse bisogno o gli fosse utile la nostra opera. Dio non ha bisogno del nostro servizio, siamo noi che abbiamo bisogno della sua grazia.
Perciò il vero servo è colui che non si attribuisce i propri meriti, ma ascrive tutto alla misericordia del Signore.
Quando dunque avrai fatto tutto ciò che ti è stato comandato, riconosci che è la grazia di Dio ad aver operato in te. Non insuperbirti per il compimento dei precetti, perché l’umiltà custodisce ciò che l’obbedienza ha edificato, mentre la vanagloria distrugge persino le opere buone compiute.
Vedi