VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – A

Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale,
la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato
perché proclami le meraviglie di lui,
che vi ha chiamato dalle tenebre
all’ammirabile sua luce.
1Pt 2, 9

LETTURA
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.
Gb 1, 13-21
SALMO RESPONSORIALE
Sal 16 (17), 1-4b. 6-7
EPISTOLA
Sii come un lavoratore che non deve vergognarsi.
2Tm 2, 6-15
CANTO AL VANGELO
(Cf. Lc 17, 10)
VANGELO
Dite: «Siamo servi inutili»
Lc 17, 7-10
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

SANT’AMBROGIO
Esposizione del Vangelo secondo Luca, Libro VIII, 28-32

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti e servimi finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?»

Riconosci di essere un servo soggetto a molti servizi. Non ti sia d’ostacolo l’essere chiamato figlio di Dio: dobbiamo sì riconoscere la grazia, ma senza dimenticare la nostra natura. Non insuperbirti per il fatto di aver servito bene: era tuo dovere farlo. Anche il sole esegue il suo compito, la luna obbedisce, gli angeli svolgono il loro ministero.

Il vaso d’elezione designato per le genti dichiara: «Io infatti non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio» (1 Cor 15,9). E se pure dimostra altrove di non essere consapevole di alcuna colpa, aggiunge subito: «Non per questo però sono giustificato» (1 Cor 4,4).

Dunque neppure noi dobbiamo stimarci degni di lode per i nostri meriti, né dobbiamo pretendere una ricompensa prima della fine del lavoro, né attribuirci un merito di precedenza; poiché il compenso per il lavoro viene rimandato e il riposo è riservato per dopo.

«Avrà forse gratitudine verso quel servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti?»

Non attribuirti da te stesso il diritto di sedere subito a mensa, né la facilità dell’adempimento. Non dire: “Ho arato”, cioè ho scacciato gli spiriti immondi dai cuori; “Ho pascolato il gregge”, cioè ho nutrito le anime smarrite con il cibo spirituale.

Piuttosto considera che, anche se hai fatto tutto questo, vi sono ancora altri doveri da compiere: devi cingerti la veste per servire il Signore; e servire il Signore significa avanzare nella virtù, poiché «chi vuol essere il primo tra voi, si faccia servo di tutti» (Mc 10,44).

«Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.»

Nessuno si glori dunque delle proprie opere, perché per legge dobbiamo al Signore il nostro servizio. Comprendi che sei un servo obbligato a un grande debito di prestazioni.

Non esaltarti se ti sei mostrato un buon servo. Hai fatto quello che dovevi fare: il sole compie il suo dovere, la luna obbedisce. Pertanto noi non cerchiamo la lode da noi stessi, non preveniamo il giudizio di Dio né anticipiamo la decisione del Giudice, ma riserviamola al suo tempo e al suo giudizio.

Dice infatti il Signore: «Dite: Siamo servi inutili». E dicendo “inutili”, non intende dire che le nostre opere siano prive di valore o da disprezzare, ma che noi non dobbiamo considerare il nostro servizio come un favore fatto a Dio, quasi che Egli ne avesse bisogno o gli fosse utile la nostra opera. Dio non ha bisogno del nostro servizio, siamo noi che abbiamo bisogno della sua grazia.

Perciò il vero servo è colui che non si attribuisce i propri meriti, ma ascrive tutto alla misericordia del Signore.

Quando dunque avrai fatto tutto ciò che ti è stato comandato, riconosci che è la grazia di Dio ad aver operato in te. Non insuperbirti per il compimento dei precetti, perché l’umiltà custodisce ciò che l’obbedienza ha edificato, mentre la vanagloria distrugge persino le opere buone compiute.

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