V DOMENICA DI PASQUA – B

Il Signore è la mia luce e la mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore difende la mia vita:
di chi avrò paura? Alleluia.

LETTURA
At 7, 2-8. 11-12a. 17. 20-22. 30-34. 36-42a. 44-48a. 51-54
SALMO RESPONSORIALE
Sal 117 (118)
EPISTOLA
1Cor 2, 6-12
VANGELO
Gv 17, 1b-11
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni, 107

  1. E io non sono più nel mondo; essi, invece, sono nel mondo (Gv 17, 11). Se si tiene conto del momento in cui parlava, erano ancora nel mondo, sia i discepoli di cui stava parlando sia egli stesso. E non possiamo e non dobbiamo intendere queste parole come riferite al progresso della vita spirituale, pensando che essi erano ancora nel mondo appunto per la loro mentalità ancora mondana, mentre egli non era più del mondo a motivo della sua sapienza divina. Egli ha usato qui un’espressione che non autorizza questa interpretazione. Non ha detto infatti: Io non sono nel mondo; ma ha detto: Non sono più nel mondo, dimostrando così che un tempo è stato nel mondo e che ora non vi è più. Potremo allora credere che c’è stato un tempo in cui Cristo ha avuto la mentalità del mondo, e che adesso, liberato dall’errore, non ce l’ha più? A chi potrà venire in mente un pensiero così empio? Rimane dunque una sola interpretazione, che cioè egli non sarebbe più stato nel mondo con la sua presenza corporale come c’era prima, e che la sua partenza era imminente mentre la loro sarebbe avvenuta in un secondo tempo, dichiarando così di non essere più nel mondo mentre essi c’erano ancora; benché, di fatto, sia lui che gli Apostoli fossero tuttora nel mondo. Si è espresso così, adattandosi come uomo agli uomini, usando il loro abituale modo di esprimersi. Non diciamo noi abitualmente di uno che sta per partire, che egli non è più qui con noi? E diciamo questo soprattutto di chi sta per morire. Cionondimeno, il Signore, prevedendo le difficoltà che avrebbero potuto incontrare quanti avrebbero letto queste cose, aggiunge: mentre io vengo a te, spiegando così il significato della frase precedente: Io non sono più nel mondo.
  2. Raccomanda dunque al Padre coloro che, con la sua partenza, sta per lasciare, dicendo: Padre santo, conserva nel nome tuo quelli che mi hai dato (Gv 17, 11). E’ come uomo che egli prega Dio per i suoi discepoli, che da Dio ha ricevuto. Ma bada a quello che segue: Affinché siano uno come noi. Non dice: Affinché con noi siano una cosa sola, oppure affinché siamo una cosa sola, noi e loro, come una cosa sola siamo noi; dice: Affinché siano una cosa sola come noi. Siano uno nella loro natura, come siamo uno noi nella nostra natura. Ciò non sarebbe vero se non lo dicesse in quanto egli è Dio, della stessa natura del Padre, per cui in altra circostanza ha detto: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30). Non potrebbe dirlo in quanto uomo, come invece altrove ha detto: Il Padre è più grande di me (Gv 14, 28). Ma siccome l’unica e medesima persona è Dio e uomo, vediamo l’uomo nel fatto che prega, vediamo Dio nel fatto che sono un’unica cosa, lui e quello che egli prega. Ma in seguito avremo ancora occasione di ritornare con più calma su questo argomento.

Vedi

Download diretto

FileDimensione del file
pdf A_5_PASQUA_B_2024141 KB
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online