V DOMENICA DI AVVENTO – B

Rivélati, o tu che siedi sui cherubini!
Manifesta la tua potenza e vieni, Signore, a salvarci.
Volgiti a noi, o Dio onnipotente,
guardaci dal cielo e vieni, Signore, a salvarci.
Cfr. Sal 79 (80), 2-4. 15

LETTURA
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse.
Is 11, 1-10
SALMO RESPONSORIALE
Sal 97 (98), 5-9
EPISTOLA
Germogliato da Giuda, Gesù è sacerdote eterno, garante di un’alleanza migliore.
Eb 7, 14-17. 22. 25
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Lc 3, 4b)
VANGELO
Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore.
Gv 1, 19-27a. 15c. 27b-28
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 288 nel natale di Giovanni Battista

Giovanni è più che un profeta; nel disprezzo di sé esalta Cristo. 

Vi furono dei profeti prima di Giovanni, e molti, e grandi, e santi, degni di Dio, pieni di Dio, che preannunziavano il Salvatore, testimoni della verità. Nondimeno, di nessuno di loro si poté dire quel che fu detto di Giovanni: Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista (Mt 11, 11). A che mira una tale grandezza inviata a precedere il Grande? Alla testimonianza di una profonda umiltà. Era tale infatti la sua potenza da poter essere ritenuto il Cristo. Giovanni avrebbe potuto sfruttare l’errore degli uomini anche senza darsi da fare a persuadere di essere il Cristo, perché, pur tacendo da parte sua, già glielo attribuivano quanti lo ascoltavano e lo vedevano. Non era suo compito seminare l’errore, ma di incoraggiare alla fedeltà. Ma, quale umile amico dello Sposo, pieno di zelo verso lo Sposo, egli non si sostituisce, da adultero, allo Sposo, rende testimonianza all’amico suo, si fa anche premura di presentare alla sposa Colui che era il vero Sposo; per essere amato in lui, ha in orrore di essere amato al suo posto. Chi possiede la sposa – dice – è lo sposo. E, come se tu chiedessi: E che dici di te? Ma l’amico dello sposo – dice – è lì in piedi e l’ascolta, ed è pieno di gioia alla voce dello sposo (Gv 3, 29). È lì in piedi ed ascolta: il discepolo ascolta il maestro; è in piedi perché ascolta; perché, se non ascolta, cade. È un fatto che vale a garantire perfettamente la dignità di Giovanni; infatti, pur potendo farsi valere quale il Cristo, preferì rendere testimonianza a Cristo, attirare l’attenzione su di lui, abbassarsi, piuttosto che essere accolto in suo luogo e venire a mancare a se stesso. A ragione è stato riconosciuto più che un profeta. Quanto ai Profeti, infatti, che vissero prima della venuta del Signore, così dice il Signore stesso: Molti Profeti e giusti hanno desiderato vedere quel che voi vedete e non lo videro (Mt 13, 17). In realtà, coloro che erano ripieni dello Spirito di Dio, per annunziare il Cristo venturo, bramavano vederlo presente sulla terra, se fosse stato possibile. Ecco perché quel ben noto Simeone desiderava fosse differita la sua separazione dal mondo per vedere nato Colui per il quale era stato creato il mondo (Cf. Lc 2, 25-26). E proprio a lui fu concesso vedere neonato il Verbo di Dio, nella carne; ma non insegnava ancora, non era ancora pubblicamente il maestro Colui che, presso il Padre, era appunto il maestro degli angeli. Lo vide, dunque, Simeone, ma neonato; Giovanni, al contrario, quando già evangelizzava, già procedeva alla scelta dei discepoli. Dove? Presso il fiume Giordano. Di là ebbe inizio infatti il magistero di Cristo. Ivi fu raccomandato il battesimo che avrebbe impartito Cristo, in quanto si assunse il compito del battesimo che doveva precedere, di preparare la via, dicendo: Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri (Mt 3, 3). Volle perciò il Signore essere battezzato dal servo, perché vedessero che cosa ricevono coloro che vengono battezzati dal Signore. Di qui dunque il progredire di quanto giustamente aveva anticipato la profezia: Dominerà da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra (Sal 71, 8). Presso quel fiume dal quale Cristo dette inizio al suo dominio, Giovanni poté vederlo, lo conobbe, gli rese testimonianza. Si abbassò davanti al potente, così che, dal potente, l’umile venisse esaltato. E si presentò quale amico dello Sposo: e in che modo amico? alla pari con lui forse? Lungi da noi: di gran lunga inferiore. Inferiore di quanto? Non sono degno – disse – di sciogliere il legaccio del suo sandalo (Mc 1, 7). Questo Profeta, anzi, più che profeta, meritò di essere preannunziato da un Profeta. A suo riguardo, infatti, Isaia disse ciò di cui oggi ci è stata data lettura: Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni valle sarà colmata e ogni monte e colle sarà abbassato; le vie tortuose diventeranno diritte e quelle scoscese pianure; ed ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Grida: Che cosa griderò? Ogni uomo è come l’erba, e tutta la sua gloria come un fiore del campo: secca l’erba, il fiore appassisce, ma la Parola del Signore dura sempre (Is 40, 3-8). Faccia attenzione la Carità vostra. Giovanni, richiesto se fosse il Cristo, o Elia, o uno dei Profeti, disse: Non sono il Cristo, né Elia, né un profeta (Gv 1, 20-21). E quelli: Chi sei, dunque? Io sono la voce di uno che grida nel deserto (Gv 1, 22-23). Disse di sé che era voce. Tu hai Giovanni quale voce. Che hai quale Cristo se non il Verbo? Si fa precedere la voce perché poi sia inteso il Verbo. E quale Verbo? Ascolta chi te lo sa rivelare chiaramente: In principio – dice – era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio: Egli era in principio presso Dio. Per mezzo di lui sono state create tutte le cose e nulla è stato creato senza di lui (Gv 1, 1-3). Se ha creato tutte le cose, anche Giovanni. Di che ci meravigliamo se il Verbo si creò una voce? Osserva, osserva l’uno e l’altra presso il fiume, e la voce e il Verbo. La voce: Giovanni, il Verbo: Cristo.

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