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SANTISSIMA TRINITÀ

Benedetta la santa e indivisibile Trinità
che crea l’universo e lo governa
e vive gloriosa nei secoli infiniti.

LETTURA
La rivelazione a Mosè del Nome divino.
Es 3, 1-15

SALMO
Sal 67 (68), 8-9. 20-21. 32-33. 35a

EPISTOLA
Nello Spirito possiamo gridare a Dio: Abbà!
Rm 8, 14-17

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Ap 1, 8)

VANGELO
Il Padre rivelato dal Figlio e dallo Spirito.
Gv 16, 12-15

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

ORIGENE
In Jesu Nave, 3, 2

L’ascolto di Mosè e l’ascolto di Gesù

Cosa dicono pertanto a Gesù coloro che provengono dalla terra distribuita da Mosè? “Come abbiamo ascoltato Mosè, così ascolteremo anche te” (Gs 1,17). Nulla di più vero: chiunque ascolta Mosè, ascolta anche Gesù, nostro Signore, poiché è di Gesù che Mosè ha scritto. Nel Vangelo, il Signore dimostra ai Giudei che, non credendo in lui, non credono neppure a Mosè: “Se credeste a Mosè, credereste anche a me, perché di me egli ha scritto” (Gv 5,46).

Ecco, tuttavia, un fatto che mi sembra carico di significato: non sono esattamente tre tribù che ricevono la terra da Mosè, né sono esattamente nove tribù che entrano nella loro eredità, grazie a Gesù, bensì due e mezza da un lato, e nove e mezza dall’altro (cf. Gs 14,2s) e questa tribù divisa in due impedisce al numero tre di essere intero e al numero dieci di arrivare al suo perfetto e completo compimento. Ritengo che il significato di questi dettagli sia che gli antichi, vivendo sotto la Legge, abbiano raggiunto una certa conoscenza della Trinità; non una conoscenza completa e perfetta, ma una “conoscenza parziale” (1Cor 13,9). Mancava loro, in effetti, nella Trinità, di conoscere anche l’Incarnazione del Figlio unigenito. Infatti, pur avendo essi creduto nella sua venuta, e creduto a tutti i beni che avrebbe dispensato; e quantunque lo abbiano annunciato, tuttavia non fu loro possibile vedere e raggiungere l’oggetto della propria fede: “Molti profeti e giusti” – disse il Signore ai suoi discepoli – “hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non l’hanno visto; ascoltare ciò che voi ascoltate, e non hanno potuto” (Mt 13,17). Difatti, mancava qualcosa alla loro fede, perché l’economia dell’Incarnazione non era stata ancora realizzata in Cristo. Ciò in cui noi ora crediamo come fatto e compiuto, essi lo credevano solo come futuro.

Queste tribù non sono dunque in numero di due, perché i Padri non siano ritenuti estranei del tutto alla fede trinitaria e alla salvezza che da essa deriva, e neppure in numero di tre – numero completo e perfetto – perché non si creda che il mistero della beata Trinità sia stato già in loro portato a compimento. Tuttavia, ad onor del vero, essi hanno toccato il numero tre e, come dice il Signore, hanno desiderato vedere ciò che noi vediamo e ascoltare ciò che noi ascoltiamo, ma non lo hanno potuto, poiché il Figlio dell’uomo non era stato ancora “innalzato” (Gv 3,15) e “la pienezza dei tempi non era ancora venuta” (Gal 4,4)

Ora, però, mi vedo costretto a procedere oltre. Sì, forse la venuta e l’Incarnazione di Gesù non ci danno ancora un insegnamento perfetto e completo; e neppure la sua Passione – consumazione totale – e la sua Risurrezione dai morti ci danno una piena rivelazione. Un altro è necessario per aprircene e rivelarcene la totalità. Ascolta lo stesso Signore nei Vangeli:”Ho ancora molte cose da dirvi, ma ora non potete comprenderle. Quando verrà lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli prenderà del mio e vi insegnerà ogni cosa” (Gv 16,12-14).

Se il numero tre appare incompleto, questo non capita solo in Mosè; anche Gesù dice ai suoi discepoli: Non potete capire prima della venuta del Paraclito dello Spirito di verità, perché è per lui e in lui che si consuma la perfezione della Trinità. Di quelle nove tribù e mezza di cui Gesù ha il comando, e che non sono esattamente dieci – numero per eccellenza della consumazione e della perfezione – non si può dare, infatti, altra ragione se non quella che dà lo stesso Signore Gesù: ciò che è riservato allo Spirito Santo ancora non si manifesta che in uno stadio incompleto e intermedio. Difatti, è il Signore e Salvatore che predica la penitenza e la conversione al bene; è per suo tramite che viene concessa a tutti coloro che credono la remissione dei loro peccati, e che si compiono tutte le cose che vediamo tendere alla perfezione della decade; tuttavia, la perfezione e la consumazione di tutti i beni, è, alla fin fine, di meritare di ricevere la grazia dello Spirito Santo. Quale mai perfezione si potrà trovare in chi manca dello Spirito Santo, lo Spirito per il quale si consuma il mistero della beata Trinità?

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Sal 118 (119), 73. 174

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