NATALE DEL SIGNORE – Messa della notte

Si allieti la terra assetata ed esulti il deserto;
rallegratevi, o rive del Giordano,
perché il Signore viene e ci riscatterà.
Cfr. Is 35, 1

LETTURA
Verranno molti popoli al tempio di Dio di Giacobbe; egli sarà giudice fra le genti; forgeranno le loro spade in vomeri; casa di Giacobbe, camminiamo nella luce del Signore.
Is 2, 1-5

SALMO
Sal 2

 

Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane». R/.
E ora siate saggi, o sovrani,
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore. R/.
«Io stesso ho stabilito il mio sovrano
sul Sion, mia santa montagna».
Beato chi in lui si rifugia. R/.

EPISTOLA
Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio perché ricevessimo l’adozione a figli.
Gal 4, 4-6

CANTO AL VANGELO
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VANGELO
Veniva nel mondo la luce vera; a quanti l’hanno accolta ha dato il potere di diventare figli di Dio.
Gv 1, 9-14

 

In quel tempo. Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. LEONE MAGNO
Dal Sermone XXI, 1-3

Oggi, dilettissimi, è nato il nostro Salvatore: rallegriamoci! Non è bene che vi sia tristezza dove si ha il natale della vita, che, avendo distrutto il timore della morte, ci presenta la gioiosa promessa dell’eternità. Nessuno è impedito dal prender parte a questa gioia, perché il motivo del gaudio è unico e a tutti comune: il nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, è venuto per liberare tutti, senza eccezione, non avendo trovato alcuno libero dal peccato.

Esulti il santo, perché si avvicina alla palma. Gioisca il peccatore, perché è invitato al perdono. Si rianimi il pagano, perché è chiamato alla vita. Il Figlio di Dio, arrivato il tempo che il disegno divino, profondo e imperscrutabile, aveva prefisso, ha assunto la natura del genere umano per riconciliarla al suo Creatore, affinché il diavolo, autore della morte, fosse sconfitto, mediante la morte con cui prima aveva vinto. In questo duello, intrapreso a nostro favore, si è combattuto con grande e meraviglioso rispetto dell’equità. Il Signore onnipotente, infatti, non nella maestà che gli appartiene, ma nella umiltà nostra ha lottato contro il crudele nemico. Egli ha opposto al nemico la nostra stessa condizione, la nostra stessa natura che in lui era bensì partecipe della nostra mortalità, ma priva di qualsiasi peccato. È estraneo da questa nascita quel che si legge riguardo agli altri: Nessuno è mondo da colpa, neppure il fanciullo che ha un sol giorno di vita (Gb 14, 4).

Nulla della concupiscenza è stato trasmesso in questa singolare nascita; niente è derivato ad essa dalla legge del peccato. È scelta una vergine regale, appartenente alla famiglia di David, che, destinata a essere feconda di santa prole, concepisce il figlio, Uomo-Dio, prima con la mente che col corpo. E perché, ignara del consiglio superno, non si spaventi per una inaspettata gravidanza, apprende dal colloquio con l’angelo quel che lo Spirito santo deve operare in lei. Ella non crede che sia lesione al pudore il diventare quanto prima genitrice di Dio. Colei a cui è promessa la fecondità per opera dell’Altissimo, come potrebbe dubitare del nuovo modo di concepire? La sua fede, già perfetta, è rafforzata con l’attestazione del miracolo che già è preceduto: una insperata fecondità è data a Elisabetta, perché non si dubiti che darà figliolanza alla Vergine chi già ha concesso alla sterile di poter concepire.

Dunque il Verbo di Dio, Dio egli stesso e Figlio di Dio che era in principio presso Dio, per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza del quale neppure una delle cose create è stata fatta (Gv 1, 1-3), per liberare l’uomo dalla morte eterna è diventato uomo. Egli si è abbassato ad assumere la nostra umile condizione senza diminuire la sua maestà. È rimasto quel che era e ha preso ciò che non era, unendo la reale natura di servo a quella natura in cui è uguale al Padre.

Ha congiunte ambedue le nature in modo tale che la gloria non ha consumato la natura inferiore, né l’assunzione ha sminuita la natura superiore. Perciò le proprietà dell’una e dell’altra natura sono rimaste integre, benché convergano in una unica persona.

In questa maniera l’umiltà viene accolta dalla maestà, la debolezza dalla potenza, la mortalità dalla eternità.

Per pagare il debito, proprio della nostra condizione, la natura inviolabile si è unita alla natura che è soggetta al patimenti, il vero Dio si è congiunto in modo decoroso al vero uomo. Or questo era necessario alle nostre infermità, perché avvenisse che l’unico e identico Mediatore di Dio e degli uomini da una parte potesse morire e dall’altra potesse risorgere.

Pertanto si deve affermare che a ragione il parto del Salvatore non corruppe in alcun modo la verginale integrità; anzi il dare alla luce la Verità costituì la custodia del pudore. Tale natività, dilettissimi, si addiceva a Cristo, virtù di Dio e sapienza di Dio (1 Cor 1, 24); con essa egli è uguale a noi quanto all’umanità, è superiore a noi quanto alla divinità. Se non fosse vero Dio non porterebbe rimedio, se non fosse vero uomo non ci sarebbe di esempio. Perciò dagli angeli esultanti si canta nella nascita del Signore: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e viene annunciata la pace in terra agli uomini di buona volontà. Essi, infatti, comprendono che la celeste Gerusalemme sta per essere fabbricata mediante tutte le genti del mondo. Or quanto gli umili uomini devono rallegrarsi per quest’opera ineffabile della divina misericordia, se gli angeli eccelsi tanto ne godono?

Pertanto, dilettissimi, rendiamo grazie a Dio Padre mediante il suo Figlio nello Spirito Santo, che per la sua grande misericordia, con cui ci ha amato, ha avuto di noi pietà. Quando ancora noi eravamo morti a causa del nostri peccati, ci ha vivificati con Cristo (Ef 2, 5) per essere in lui una nuova creatura e una nuova opera. Dunque spogliamoci del vecchio uomo e dei suoi atti. Ora che abbiamo ottenuto la partecipazione alla generazione di Cristo, rinunciamo alle opere della carne. Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare con una vita indegna all’antica bassezza.

Ricorda di quale capo e di quale corpo sei membro.

Ripensa che, liberato dalla potestà delle tenebre, sei stato trasportato nella luce e nel regno di Dio. Per il sacramento del Battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo: non scacciare da te con azioni cattive un sì nobile ospite e non ti sottomettere di nuovo alla schiavitù del diavolo, perché ti giudicherà secon do verità chi ti ha redento nella misericordia, egli che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

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