IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

Secondo la promessa del Signore,
noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra
nei quali avrà stabile dimora la giustizia.
Nell’attesa perciò di questi eventi,
cercate di essere senza macchia e
irreprensibili davanti a Dio, nella pace.
2Pt 3, 13-14

LETTURA
Abele e Caino.
Gn 4, 1-16
SALMO RESPONSORIALE
Sal 49 (50), 1. 8. 16-17. 20-21
EPISTOLA
Senza fede è impossibile essere graditi a Dio: per fede Abele offrì un sacrificio migliore di quello di Caino.
Eb 11, 1-6
CANTO AL VANGELO
(Mc 11, 25)
VANGELO
Non uccidere. Ma io vi dico: nessuno si adiri con il proprio fratello.
Mt 5, 21-24
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 359/B

Vi ho rammentato che non si deve ascoltare con leggerezza la parola del Signore: Se stai per offrire il tuo dono all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello (Mt 5, 23-24. Si riconcilino dunque reciprocamente i nostri cuori! In primo luogo e prima di tutto non crediate che il vostro vescovo o ieri o in qualsiasi altro giorno abbia avuto moti di odio ma di amore: dal suo petto infatti mai si allontana quel che è doveroso prestarvi per amore di Cristo. Dissipate le nubi di ieri torni il sereno, e rifiorisca non solo la carità, che mai ha cessato d’essere fra noi, ma anche la gioia dell’antica amicizia. Consentiteci d’avere, come in Cristo già vi abbiamo raccomandato, indistintamente quella sollecitudine che ci fa diventare servi dei deboli, a loro utilità, non per soddisfare le loro voglie malsane. È vero, carissimi, che noi dobbiamo porci al servizio di chi è malato. Ma ecco che il malato chiede il cibo, ovvero non vuole il cibo! Tu, infastidito, con premura e magari anche con una certa importunità lo sforzi a nutrirsi se non vuol morire. Sebbene però tu stia al servizio del malato, non per questo gli metteresti in mano il veleno, se lui te lo chiedesse. Non tollerate quindi che diventi un’abitudine quel gran male che è la disobbedienza. Né ci sia ancora qualcuno che venga a dirmi: “Ma insomma! Abbiamo dunque chiesto il veleno quando insistemmo perché il pulpito fosse spostato da un luogo a un altro?”. Veleno è la disobbedienza, quella disobbedienza che causò la morte al primo uomo. Quanto a voi, fratelli, chi vi ha incolpato per aver fatto la richiesta? Con ogni verità vi diciamo, carissimi, che se le vostre richieste si fossero protratte anche più a lungo, non ci avreste recato, col chiedere, quel dispiacere che ci avete recato col vostro andar sulle furie e gridare: “Da’ il congedo”. Di questo vogliamo che proviate dispiacere. Quando chiedete una cosa, se ci sembra bene, vi si concede; se non vi si concede, mutate in gesto di docilità la vostra richiesta. Se al contrario voi preferite sfogarvi abbandonandovi all’ira, al vituperio e all’insulto contro coloro che con tanta sollecitudine sono in Cristo al vostro servizio, questo sì che è veleno, se non la stessa morte. Non lo fate, fratelli! Ve ne preghiamo e scongiuriamo. Sappiate distinguere la chiesa dai teatri. Nella chiesa tutte le aberrazioni che succedono nei teatri si è soliti punirle, si è soliti sanarle; se vi vengono portate, è perché siano confessate e se ne faccia penitenza, non perché vengano ivi introdotte. Tolga Dio e dai vostri cuori e dal nostro animo addolorato l’idea di tumultuare in chiesa, l’idea di gridare, l’idea di farla da padroni. E ci conceda di godere sempre della vostra obbedienza.

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