Secondo la promessa del Signore,
noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra
nei quali avrà stabile dimora la giustizia.
Nell’attesa perciò di questi eventi,
cercate di essere senza macchia e
irreprensibili davanti a Dio, nella pace.
2Pt 3, 13-14
LETTURA
Abele e Caino.
Gn 4, 1-16 Lettura del libro della Genesi.
In quei giorni. Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.
Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai».
Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino:
«Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà». Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse. Caino si allontanò dal Signore e abitò nella regione di Nod, a oriente di Eden.
SALMO RESPONSORIALE
Sal 49 (50), 1. 8. 16-17. 20-21 R/. Sacrificio gradito al Signore è l’amore per il fratello.
Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente.
«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti». R/.
Al malvagio Dio dice:
«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle? R/.
Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.
Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa». R/.
EPISTOLA
Senza fede è impossibile essere graditi a Dio: per fede Abele offrì un sacrificio migliore di quello di Caino.
Eb 11, 1-6 Lettera agli Ebrei.
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.
Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, avendo Dio attestato di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.
Per fede, Enoc fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato persona gradita a Dio. Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano.
CANTO AL VANGELO
(Mc 11, 25) Alleluia.
Quando vi mettete a pregare,
se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate,
perché anche il Padre vostro che è nei cieli
perdoni a voi le vostre colpe.
Alleluia.
VANGELO
Non uccidere. Ma io vi dico: nessuno si adiri con il proprio fratello.
Mt 5, 21-24 Lettura del Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, il fondamento della legge è l’amore: rinnovati nella fede, apriamo i cuori alla preghiera di lode e di supplica rispondendo:
Fa’ che ascoltiamo la tua voce, Signore!
– Per la Chiesa, perché, nell’ascolto della Parola e nell’esercizio della carità, si perfezioni sempre più nell’amore: preghiamo. R.
– Per la società civile, perché promuova con fermezza il rispetto della vita e della dignità di ogni persona: preghiamo. R.
– Per noi, perché, nell’amore sincero verso Dio e il prossimo, sappiamo riconoscere il vero fine della nostra esistenza: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Dal Discorso 359/B
Vi ho rammentato che non si deve ascoltare con leggerezza la parola del Signore: Se stai per offrire il tuo dono all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello (Mt 5, 23-24. Si riconcilino dunque reciprocamente i nostri cuori! In primo luogo e prima di tutto non crediate che il vostro vescovo o ieri o in qualsiasi altro giorno abbia avuto moti di odio ma di amore: dal suo petto infatti mai si allontana quel che è doveroso prestarvi per amore di Cristo. Dissipate le nubi di ieri torni il sereno, e rifiorisca non solo la carità, che mai ha cessato d’essere fra noi, ma anche la gioia dell’antica amicizia. Consentiteci d’avere, come in Cristo già vi abbiamo raccomandato, indistintamente quella sollecitudine che ci fa diventare servi dei deboli, a loro utilità, non per soddisfare le loro voglie malsane. È vero, carissimi, che noi dobbiamo porci al servizio di chi è malato. Ma ecco che il malato chiede il cibo, ovvero non vuole il cibo! Tu, infastidito, con premura e magari anche con una certa importunità lo sforzi a nutrirsi se non vuol morire. Sebbene però tu stia al servizio del malato, non per questo gli metteresti in mano il veleno, se lui te lo chiedesse. Non tollerate quindi che diventi un’abitudine quel gran male che è la disobbedienza. Né ci sia ancora qualcuno che venga a dirmi: “Ma insomma! Abbiamo dunque chiesto il veleno quando insistemmo perché il pulpito fosse spostato da un luogo a un altro?”. Veleno è la disobbedienza, quella disobbedienza che causò la morte al primo uomo. Quanto a voi, fratelli, chi vi ha incolpato per aver fatto la richiesta? Con ogni verità vi diciamo, carissimi, che se le vostre richieste si fossero protratte anche più a lungo, non ci avreste recato, col chiedere, quel dispiacere che ci avete recato col vostro andar sulle furie e gridare: “Da’ il congedo”. Di questo vogliamo che proviate dispiacere. Quando chiedete una cosa, se ci sembra bene, vi si concede; se non vi si concede, mutate in gesto di docilità la vostra richiesta. Se al contrario voi preferite sfogarvi abbandonandovi all’ira, al vituperio e all’insulto contro coloro che con tanta sollecitudine sono in Cristo al vostro servizio, questo sì che è veleno, se non la stessa morte. Non lo fate, fratelli! Ve ne preghiamo e scongiuriamo. Sappiate distinguere la chiesa dai teatri. Nella chiesa tutte le aberrazioni che succedono nei teatri si è soliti punirle, si è soliti sanarle; se vi vengono portate, è perché siano confessate e se ne faccia penitenza, non perché vengano ivi introdotte. Tolga Dio e dai vostri cuori e dal nostro animo addolorato l’idea di tumultuare in chiesa, l’idea di gridare, l’idea di farla da padroni. E ci conceda di godere sempre della vostra obbedienza.
Vedi