IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – A

Ci hai nutrito, Signore,
con fiore di frumento,
ci hai saziato con miele dalla roccia.
Cf. Sal 80 (81), 17

LETTURA
Se tu squarciassi i cieli! Nessuno ha mai udito che un Dio abbia fatto tanto.
Is 63, 19b – 64, 10
SALMO RESPONSORIALE
Sal 76 (77), 3-9. 13-14. 16
EPISTOLA
Il sacrificio che ci procura una redenzione eterna.
Eb 9, 1-12
CANTO AL VANGELO
(Gv 6, 33)
VANGELO
Il pane disceso dal cielo.
Gv 6, 24-35
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

GIOVANNI CRISOSTOMO
Omelie sul Vangelo di Giovanni (Omelia 44, 1-2)

«Quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”».

Il Signore non risponde alla loro domanda, perché non cerca il plauso umano né desidera essere ammirato per i suoi prodigi, ma mira unicamente alla loro salvezza. Vedendo che lo cercavano non per la dottrina, né per i miracoli in quanto segni della sua divinità, ma per un motivo del tutto carnale, li rimprovera con dolcezza ma con fermezza.

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». Guardate come smaschera le loro intenzioni nascoste: non dice “mi cercate perché volete credere”, ma “perché vi siete saziati”. Essi erano rimasti colpiti non dal valore spirituale del miracolo, ma dal beneficio materiale. Ma Egli non si ferma al rimprovero: li innalza subito a una realtà più alta.

«Procuratevi non il cibo che perisce, ma il cibo che rimane per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha posto il suo sigillo».

Cosa significa “procuratevi”? Significa: “Non affaticatevi per le cose della vita presente, non spendete tutte le vostre energie per la carne che si dissolve, ma cercate il cibo che nutre l’anima e dura in eterno”. E affinché non pensino che questo cibo debba essere conquistato con il solo sforzo umano, aggiunge subito: “che il Figlio dell’uomo vi darà”. È un dono della sua grazia, benché richieda la disponibilità del vostro cuore. Quando poi dice che il Padre “ha posto il suo sigillo”, intende dire che lo ha confermato, lo ha testimoniato mediante le opere, dimostrando che Egli viene direttamente dal Padre e non è un oppositore di Dio.

Allora gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».

Essi pensano ancora a opere materiali, a prescrizioni legali o a gesti esteriori. Ma Gesù risponde loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Vedi come concentra tutto nella fede? La fede non è un’inerzia, ma è l’opera fondamentale, la radice di ogni altra opera gradita a Dio. Credere in Colui che Dio ha mandato è compiere la volontà stessa di Dio.

Allora gli dissero: «Quale segno tu fai perché vediamo e ti crediamo? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare pane dal cielo».

O stoltezza insaziabile! Avevano appena assistito alla moltiplicazione dei pani, avevano mangiato a sazietà fino a riempire dodici canestri di avanzi, e ora chiedono un altro segno? Confrontano il prodigio appena avvenuto con la manna data a Mosè, come a dire: “Mosè ha nutrito un intero popolo per quarant’anni nel deserto e con un cibo venuto dal cielo; tu hai dato da mangiare solo per un giorno e con pane terreno”. C’erano ancora legati al ricordo di Mosè e cercavano di sminuire l’opera di Cristo.

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Gesù corregge due loro errori fondamentali. Primo: non fu Mosè a dare la manna, ma Dio. Secondo: quel pane non era il “vero” pane del cielo, ma solo una figura, un’ombra del futuro. La manna nutriva soltanto il corpo per un tempo limitato e non impediva la morte fisica; il vero Pane, invece, dà la vita eterna e non nutre solo un popolo (quello ebraico), ma dà la vita all’intero universo (“dà la vita al mondo”). Egli chiama Sé stesso “il vero pane” perché la realtà supera sempre la sua prefigurazione.

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Essi non avevano ancora compreso il significato spirituale delle sue parole; immaginavano ancora un pane materiale, straordinario sì, ma capace soltanto di saziare la fame della carne senza più doversi affaticare. Pensavano a qualcosa di simile alla manna, ma superiore per durata e gusto.

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà mai più sete».

Ecco che finalmente rivela chiaramente Sé stesso. Non dice “io vi darò un pane”, ma “Io sono il pane della vita”. Chi accosta a Sé Cristo mediante la fede non soffrirà più la fame spirituale, né la sete delle cose terrene, perché in Lui trova la pienezza della grazia e della verità. Non si tratta di una sazietà del corpo che dura poche ore, ma di una trasformazione dell’anima che la libera dal desiderio del peccato e la unisce per sempre alla fonte della vita.

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