IV DOMENICA DI QUARESIMA – A

Signore, da’ luce ai miei occhi
perché non mi addormenti nella morte;
perché l’avversario non dica:
«Sono più forte di lui».
Tu che hai aperto gli occhi al cieco nato,
con la tua luce illumina il mio cuore
perché io sappia vedere le tue opere
e custodisca tutti i tuoi precetti.
Cf. Sal 12 (13), 4-5

LETTURA
Mosè rimane con il Signore, riceve le due tavole della Testimonianza e il suo viso diviene raggiante.
Es 34, 27 – 35, 1
SALMO RESPONSORIALE
Sal 35 (36), 6-11
EPISTOLA
Non velàti come Mosè, riflettiamo come in uno specchio la gloria del Signore.
2Cor 3, 7-18
CANTO AL VANGELO
(Cf. Gv 8, 12)
VANGELO
Il cieco nato.
Gv 9, 1-38b
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 136

Il dono della vista al cieco nato. 

1. Abbiamo ascoltato la lettura del santo Vangelo, quella che siamo soliti fare; ma è un bene che sia ripresentata, è un bene richiamarla alla memoria da una prolungata dimenticanza. Infine una lettura fatta assai da tempo ci ha recato piacere quasi comme una nuova. Cristo donò la vista ad un uomo cieco dalla nascita; perché vi meravigliate? Cristo è Salvatore: con questo beneficio soddisfece alla menomazione che aveva operato nel seno materno. D’altra parte non commetteva assolutamente un errore quando lo privava della vista. Rimandava invece al miracolo. Voi forse dite: Come lo sai? L’ho saputo da lui stesso, l’ho detto or ora; l’abbiamo udito insieme. Infatti, quando i suoi discepoli vollero sapere dicendo: Chi ha peccato, costui e i suoi genitori per il fatto che è nato cieco? Che cosa rispose? L’avete ascoltato insieme a me: Né questi ha peccato e neppure i suoi genitori; ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio (Gv 9). Ecco spiegato perché differiva privandolo della vista. Non fece allora ciò che doveva fare poi; non fece ciò che sapeva avrebbe fatto quando conveniva. E non giudicate, fratelli, che i genitori di lui non avessero avuto alcun peccato o che, quando egli nacque, non abbia contratto il peccato originale, per il quale peccato, che va rimesso, i bambini vengono battezzati al fine della remissione dei peccati. Ma quella cecità non fu dovuta al peccato dei genitori, non al peccato personale di lui, ma perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Poiché tutti noi, quando siamo nati, abbiamo assunto il peccato originale, pur tuttavia non siamo nati ciechi. Approfondisci meglio: veramente siamo nati ciechi. Chi infatti non è nato cieco? Però nella mente, ma il Signore, che ha creato entrambi, curò entrambi.

 

L’errore del cieco, convinto che i peccatori non sono ascoltati. 

2. Con gli occhi della fede avete veduto questo cieco, lo avete veduto pure dotato della vista da cieco che era; ma lo avete udito cadere in errore. Espongo in che si sbagliava questo cieco: anzitutto perché riteneva che Cristo fosse un profeta. Non conosceva il Figlio di Dio. Poi abbiamo ascoltato una sua risposta totalmente erronea; asserì infatti: Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori (Gv 9). Se Dio non ascolta i peccatori, quale speranza abbiamo? Se Dio non ascolta i peccatori, a che scopo preghiamo e diamo la prova del nostro peccato col batterci il petto? E non è proprio il caso di quel Publicano, che insieme al Fariseo salì al tempio e, mentre il Fariseo si vantava sciorinando i meriti che aveva, quello, tenendosi a distanza, con gli occhi fissi a terra e battendosi il petto, confessava i propri peccati? E costui che riconosceva i propri peccati si allontanò giustificato dal tempio a differenza di quel Fariseo (Cf. Lc 18, 10-14). Ma chi si espresse in tal modo non aveva ancora lavato la vita del cuore in Siloe. Negli occhi di lui il segno misterioso aveva agito per primo, ma nel cuore non si era ancora attuato il benefico effetto della grazia. Quando codesto cieco lavò la vista del suo cuore? Allora che, cacciato fuori dai Giudei, il Signore lo internò nella verità di sé. Lo trovò e gli parlò, così come abbiamo ascoltato: Credi tu nel Figlio di Dio? E quello: Chi è, Signore, perché io creda in lui? Che già vedeva con gli occhi è sicuro: ma con il cuore? Non ancora. Attendete: adesso vedrà. Gli rispose Gesù: Sono io che ti parlo (Gv 4, 34). Rimase dubbioso? Lavò immediatamente la vista. Stava appunto parlando con quel Siloe, che significa “l’inviato” (Gv 5, 30). Chi è l’inviato se non Cristo? Colui che spesso dichiarò con le parole: Io compio la volontà del Padre mio che mi ha inviato (Gv 6, 38). Dunque, egli in persona era Siloe. Il cieco si accostò con il cuore, ascoltò, credette, adorò; deterse la vista, vide.

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