IV DOMENICA DI PASQUA – B

Annunziate con voce di gioia
che risuoni ai confini della terra:
«Il Signore ha liberato il suo popolo», alleluia.

LETTURA
At 20, 7-12
SALMO RESPONSORIALE
Sal 29 (30)
EPISTOLA
1Tm 4, 12-16
VANGELO
Gv 10, 27-30
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

AGOSTINO
Discorso 46

Le pecore di Cristo ascoltano la sua voce.

23. Dice: Strapperò le mie pecore dalla loro bocca e dalle loro mani, né saranno più loro pasto (Ez 34, 10). È questa un’idea che torna anche in un salmo: Non se ne accorgeranno forse tutti coloro che compiono opere inique e divorano il mio popolo come un boccone di pane? (Sal 13, 4). Lo stesso qui. Non saranno più loro pasto, poiché così parla il Signore Iddio: Ecco io stesso (Ez 34, 11) … Ho sottratto ai pastori cattivi le mie pecore quando – come ricordavo sopra – le mettevo in guardia affinché non facessero le loro opere, e cioè: affinché le pecore per superficialità o trascuranza non facessero quel che fanno i loro cattivi pastori. E cosa aggiunge? A chi affida le pecore tolte ad essi? Forse a pastori buoni? Non continua così. E allora cosa diremo, fratelli? Non ci sono forse pastori buoni? Non è detto in un altro passo scritturale: Io darò loro dei pastori secondo il mio cuore e le pasceranno nella saggezza (Ger 3, 15)? In che senso dunque non dà ai pastori buoni le pecore che toglie ai cattivi ma, quasi che in nessuna parte siano rimasti dei buoni pastori, asserisce: Io stesso [le] pascerò? Eppure a Pietro diceva un giorno: Pasci le mie pecore (Gv 21, 15-17). Come risolveremo il problema? Quando le pecore vengono affidate a Pietro, non si verificano le parole del Signore secondo le quali egli personalmente, e non Pietro, le avrebbe pascolate. Là infatti si dice: Pietro, mi ami tu? Ebbene, pasci le mie pecore. O che, forse, per il fatto che Pietro non è sulla terra – egli è nel riposo eterno fra gli Apostoli e i martiri – non ci sarà più adesso sulla terra nessuno al quale il padrone delle pecore possa dire fiducioso: Pasci le mie pecore?, sicché egli stesso debba scendere quasi per necessità – diciamo così – e menare al pascolo le sue pecore, non trovando persone a cui affidarle e, dall’altro canto, non volendole lasciare sole? Questo infatti sembrerebbe il senso delle parole: Questo dice il Signore Iddio: Ecco io stesso (Ez 34, 10). Proprio come noi or ora dicevamo: Volgiti a noi, tu che pasci Israele e che conduci come un gregge Giuseppe (Sal 79, 2), cioè il popolo formatosi in Egitto; poiché Giuseppe è lo stesso popolo d’Israele, in quanto diffuso fra le genti. Voi infatti sapete che Giuseppe dovette rifugiarsi in Egitto, dove fu venduto dai fratelli (Cf. Gn 37), come più tardi avverrà a Cristo venduto dai giudei. Non fu infatti senza motivo che fra gli apostoli ci fosse quel mercante di Giuda. Ebbene, quando Cristo cominciò a manifestarsi alle genti e fu da queste onorato, cominciò anche a svilupparsi nel mondo un suo popolo, un popolo che il buon pastore mai non abbandona. Dice: Scuoti la tua potenza e vieni a salvarci (Sal 79, 3). E difatti così fa egli oggi e così farà sempre, secondo quelle parole: Ecco io stesso [provvederò] e ricercherò le mie pecore e le visiterò come il pastore visita il suo gregge (Ez 34, 11-12). I cattivi pastori non si son curati delle pecore perché non le avevano riscattate con il loro sangue. Continua: Come il pastore visita il suo gregge nel giorno. Quale giorno? Quando ci saranno turbine e nuvolosità (Ez 34, 12), cioè pioggia e nebbia. Pioggia e nebbia sono gli errori del mondo presente; grande infatti è la foschia che si leva dalle passioni umane: nebbia fitta che ricopre la terra, e in mezzo a questa nebbia è difficile che le pecore non si smarriscano. Tuttavia il pastore non le abbandona ma le ricerca, lui che con vista acutissima penetra la nebbia e non è ostacolato dall’opacità delle nubi. Egli vede, e da ogni parte richiama la [pecora] smarrita, in modo che si adempiano le parole del Vangelo: Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono (Gv 10, 27). In mezzo alle pecore disperse io ricercherò così le mie pecore, e le ricondurrò all’ovile da ogni luogo in cui si saranno sperdute nel giorno del turbine e della nuvolosità (Ez 34, 12). Quando sarà difficoltoso ritrovarle, le ritroverò io di persona. Sia pur fitta la nebbia e denso il turbine nulla sfugge al suo occhio.

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