Annunziate con voce di gioia
che risuoni ai confini della terra:
«Il Signore ha liberato il suo popolo», alleluia.
Cfr. Is 48, 20
L’istituzione dei Sette.
At 6, 1-7 SALMO RESPONSORIALE
Sal 134 (135), 1-4. 13-14. 19-2 EPISTOLA
Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Rm 10, 11-15 CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 10, 14) VANGELO
Il buon pastore.
Gv 10, 11-18 PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO
SAN GREGORIO MAGNO
Homilia XIV,3-6 in Evangelium. PL 76, 1129-1130.
Il motivo per cui il mercenario fugge sta proprio nel fatto di essere prezzolato. Non può affrontare il pericolo con il gregge chi ne assume la custodia non per amore ma solo per desiderio di lucro. Impegnato a ricevere onori, tutto lieto per i vantaggi terreni, teme di affrontare il pericolo nel quale potrebbe perdere ciò che gli sta davvero a cuore.
Il nostro Redentore ha però smascherato le colpe del falso pastore e ha proposto il modello a cui ci si deve conformare, dicendo: Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore, cioè le amo, e le mie pecore conoscono me. Come per dire: c’è vicendevole amore e mi seguono. Chi infatti non ama la verità, non l’ha ancora minimamente conosciuta.
Avete udito, fratelli, i pericoli che incombono su di noi; riflettete ora su quelli che vi riguardano sulla scorta della Parola divina. Chiedetevi se siete le pecore del buon pastore, se lo conoscete, se vi è nota la luce della verità. Non parlo della conoscenza che proviene dalla fede, ma di quella basata sull’amore e che si attua non tanto nel fatto di credere quanto attraverso le opere. Infatti lo stesso evangelista Giovanni, di cui stiamo meditando la parola, afferma: Chi dice di conoscere Dio e non ne osserva i suoi comandamenti, è bugiardo.
Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore. Il che significa: Conosco il Padre e sono conosciuto da lui, appunto perché do la vita per il mio gregge. Dimostro la grandezza del mio amore per il Padre attraverso la carità che mi spinge a morire per le pecore.
Ma Cristo è venuto per portare a salvezza non solo i giudei ma anche i pagani, per cui aggiunge: E ho altre pecore che non sono di questo ovile: anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Parlando delle altre pecore da ricondurre al gregge, il Signore vedeva compiersi la redenzione per noi, che proveniamo dal mondo pagano. Potete constatare, fratelli, che ciò avviene ogni giorno e anche oggi si verifica con la riconciliazione dei pagani. Il Signore ha costituito un solo ovile come da due greggi, perché ha congiunto il popolo giudaico e quello pagano nella fede verso di lui, come attesta Paolo con queste parole: Egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo.
Eleggendo per la vita eterna i semplici dai due popoli, li conduce come pecore al proprio ovile. Di questo gregge dice ancora il Signore: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna. Delle pecore poco prima Gesù aveva detto: Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Entrerà alla fede e passerà da questa alla visione, cioè dal credere al contemplare e troverà i cibi del banchetto eterno.
Le pecore del Signore troveranno i pascoli, perché chi lo segue in semplicità di cuore trova un alimento di eterna freschezza. Cosa sono i pascoli di queste pecore se non gli intimi gaudi della bellezza paradisiaca? Sì, pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e, mentre se ne compie l’incessante contemplazione, l’anima si nutre senza sosta del cibo della vita.
In questi pascoli gioiscono di sazietà eterna quanti si sono sottratti ai lacci dei piaceri terreni. Ivi si incontrano i cori osannanti degli angeli; la compagnia dei cittadini del cielo; la dolce, festosa presenza di chi torna dall’ardua fatica di questo pellegrinaggio; le schiere dei profeti illuminati sul futuro; il gruppo degli apostoli costituiti giudici; l’esercito vittorioso di martiri senza numero, in sovrumana letizia dopo le persecuzioni subite sulla terra; i testimoni della fede, la cui pazienza è ricompensata; i fedeli, che le voluttà del secolo non riuscirono a smuovere dalla fermezza dei propositi; le donne sante, vittoriose sul mondo e sulla fragilità della loro natura; i fanciulli, vissuti sulla terra con virtù ben superiori alle forze della loro età; i vecchi, resi deboli sulla terra dal peso degli anni ma sempre saldi nel compiere il bene.
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