IV DOMENICA DI AVVENTO – C

Sia benedetto, Dio, Signore di Israele,
che ha visitato e redento il suo popolo.
Ha suscitato tra noi un salvatore,
come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti.
Lc 1, 68-69a. 70

LETTURA
Verrà il Signore sul monte Sion come una nube.
Is 4, 2-5
SALMO RESPONSORIALE
Sal 23 (24), 3-6. 7
EPISTOLA
Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso.
Eb 2, 5-15
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 21, 9)
VANGELO
Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore.
Lc 19, 28-38
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

SAN GIOVANNI PAOLO II
Omelia della Domenica delle Palme – Domenica 27 Marzo 1983

Nel mistero pasquale si compie il senso messianico del Popolo di Dio

1. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore: è il re d’Israele” (Antifona d’ingresso).

Sul versante del monte degli Ulivi risuonano voci simili a quelle che, una volta, furono ascoltate nei campi vicini a Betlemme: “Pace in terra e gloria nel più alto dei cieli!” (Lc 19,38). Le stesse voci echeggiano nell’odierna liturgia. E’ la Domenica delle Palme. Seguiamo nello spirito la folla che salutava Gesù, mentre egli entrava a Gerusalemme. Essa avvertiva in lui il Messia: Colui che doveva venire dalla stirpe regale di Davide per salvare Israele.

Il sentimento del Popolo dell’antica alleanza è veramente adatto in questo giorno. E perciò noi lo seguiamo nella liturgia. E anche noi proclamiamo: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.

2. Sulla prima parte della liturgia, che è processionale, se ne sovrappone una seconda. Essa parla oggi soprattutto col linguaggio del Vangelo di san Luca.

Racconta gli avvenimenti dei giorni seguenti della settimana, che oggi inizia.

Prima di tutto, gli avvenimenti del giovedi e del venerdi.

Tra qualche giorno, il sublime “Osanna” si cambierà in un grido nefasto: “Crocifiggilo”. E questo grido prenderà realtà, diventerà un fatto concreto.

Sull’altura del Calvario, fuori le mura di Gerusalemme, si solleverà la croce, sulla quale Gesù di Nazaret renderà la vita.

3. Il senso messianico di quel popolo, che durante l’ingresso di Gesù a Gerusalemme grido “Osanna”, salutando il re che viene nel nome del Signore (cfr. Lc 19,38), è stato forse allora deluso? è stato indotto in errore? era forse, in sostanza, sbagliato? No. Il senso messianico si era soltanto fermato sulla soglia del mistero del Figlio dell’Uomo. Quest’Uomo faceva cose che nessuno prima di lui aveva compiute, ed egli parlava come uno che ha autorità, così come nessuno, prima di lui, aveva parlato (cfr. Mt 7,29). Quest’Uomo era anche discendente della stirpe di Davide.

Ma non è tutto. Chi era quest’Uomo?

4. L’Apostolo Paolo risponde con le parole della Lettera ai Filippesi (2,6-7); Cristo Gesù “pur essendo di natura divina, / non considero un tesoro geloso / la sua uguaglianza con Dio; / ma spoglio se stesso, / assumendo la condizione di Servo / e divenendo simile agli uomini”.

Ecco la piena verità messianica. Quindi, Gesù non era soltanto Uomo, discendente di Davide, ma Colui che esiste nella natura divina, il Figlio di Dio che assunse la condizione di servo e divenne simile agli uomini. Questa è la piena verità messianica di Gesù Cristo. La verità, che Simone Pietro confesso, un giorno, nei pressi di Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Gli abitanti di Gerusalemme erano forse capaci di proclamare questa verità nel giorno dell’arrivo di Gesù per la festa di Pasqua? Il senso messianico li ha portati, quel giorno, a un tale punto?

5. No. E perciò era necessario che Colui, che apparve in forma umana, umiliasse se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce (cfr. Fil 2,7-8). Soltanto allora, Dio, Dio stesso, lo ha esaltato (cfr. Fil 2,9): con la morte ha meritato la sua risurrezione e la vita gloriosa.

6. Questo è avvenuto mediante il mistero pasquale. In questo mistero, il senso messianico del Popolo di Dio ha trovato il suo compimento.

Oggi ci troviamo appena alla soglia di questo mistero. La Chiesa ritorna a questa soglia ogni anno, e parte da essa verso la Settimana Santa, settimana della morte e della risurrezione di Cristo.

In virtù del mistero pasquale, essa può ripetere non soltanto: “Osanna al Figlio di Davide”, ma può proclamare che “Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,11). E in questa proclamazione la Chiesa non è sola.

Ecco, infatti, che nel nome di Gesù si piega ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra (cfr. Fil 2,10).

Così, dunque, la Chiesa nella Domenica delle Palme ripete: “Osanna”, e guarda attraverso la Croce l’esaltazione di Cristo nella potenza di Dio stesso.

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