In Dio la mia salvezza e la mia gloria,
è il Dio della mia forza
e mia speranza è lui.
In lui sperate, voi tutti qui riuniti,
aprite il vostro cuore innanzi a Dio
perché è il Signore, è lui che ci soccorre.
Sal 61 (62), 8-9
LETTURA
Dio scende sul Sinai nella nube – Farò meraviglie e il popolo vedrà l’opera di Dio.
Es 34, 1-10 Lettura del libro dell’Esodo.
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte». Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessuna terra e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te».
SALMO RESPONSORIALE
Sal 105 (106), 6-7c. 43ab. 44-46 R/. Salvaci, Signore, nostro Dio.
Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie,
non si ricordarono della grandezza del tuo amore. R/.
Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti.
Ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R/.
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Li affidò alla misericordia
di quelli che li avevano deportati. R/.
EPISTOLA
Chi ha fede viene benedetto insieme ad Abramo che credette.
Gal 3, 6-14 Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati.
Fratelli, come Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia, riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: In te saranno benedette tutte le nazioni. Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica. E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 8, 46-47) Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Credete in me, dice il Signore;
chi è da Dio ascolta le parole di Dio.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
VANGELO
Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia.
Gv 8, 31-59 Lettura del Vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, con fede salda e incrollabile, rivolgiamo al «Dio di Abramo» le nostre suppliche perché, nel suo Figlio fatto uomo, ci guidi sulla strada della vera libertà.
Preghiamo insieme: Rendi liberi, o Dio, i nostri cuori!
– Per la Chiesa, perché, sull’esempio di Abramo, nostro padre nella fede, contempli «l’opera del Signore» e confidi unicamente nella sua misericordia: preghiamo. R.
– Per le famiglie, perché, nel dialogo e nella preghiera, vivano la gioia della comunione con Dio e il prossimo: preghiamo. R.
– Per noi tutti, giustificati dalla grazia di Dio, perché sappiamo riconoscere «le sue meraviglie» e «la grandezza del suo amore»: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 41
Dalla servitù al servizio.
8. Dato che chiunque commette il peccato è schiavo del peccato, ascoltate quale speranza di libertà ci rimane. Ora, lo schiavo – dice – non rimane nella casa per sempre (Gv 8, 35). La casa è la Chiesa, lo schiavo è il peccatore. Sono molti a entrare peccatori nella Chiesa. Egli, però, non ha detto che lo schiavo non è nella casa, ma ha detto: non rimane nella casa per sempre. Se non ci sarà nessuno schiavo in quella casa, chi ci sarà? Quando il re giusto sederà in trono – dice la Scrittura – chi potrà vantarsi d’avere il cuore puro? e chi potrà vantarsi di avere il cuore libero dal peccato? (Prv 20, 8-9). Ci ha riempiti di spavento, o miei fratelli, quando ha detto: lo schiavo non rimane nella casa per sempre. Però egli subito aggiunge: ma il Figlio vi dimora per sempre. Ma allora Cristo sarà solo nella sua casa? non ci sarà nessun popolo unito a lui? Di chi sarà il capo se non vi sarà il corpo? O forse con la parola “Figlio” vuole intendere il tutto, cioè il capo e il corpo? Non è senza motivo che egli ci ha riempiti di spavento e insieme ha acceso nel nostro cuore la speranza: ci ha spaventati per staccarci dal peccato, ci ha aperto il cuore alla speranza perché non disperassimo dell’assoluzione dal peccato: chiunque commette il peccato – dice – è schiavo del peccato; ora, lo schiavo non rimane nella casa per sempre. Quale speranza c’è dunque per noi che non siamo senza peccato? Ascolta quale speranza c’è per te: Il Figlio vi dimora per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi (Gv 8, 34-36). Questa è la nostra speranza, o fratelli: che ci liberi colui che è libero, e, liberandoci, ci faccia suoi schiavi. Eravamo schiavi della cupidigia, e, liberati, diventiamo schiavi della carità. É quello che dice l’Apostolo: Voi, o fratelli, siete stati chiamati a libertà; soltanto non invocate la libertà a pretesto di una condotta carnale, ma servitevi a vicenda mediante la carità (Gal 5, 13). Non dica il cristiano: Sono libero, sono stato chiamato alla libertà; ero schiavo ma sono stato redento, e in forza della redenzione sono diventato libero; posso fare quindi ciò che voglio, nessuno ponga limiti alla mia volontà se sono libero. Ma se con questa volontà commetti il peccato, sei di nuovo schiavo del peccato. Non abusare quindi della libertà per abbandonarti al peccato, ma usala per non peccare. La tua volontà sarà libera se sarà buona. Sarai libero se sarai schiavo: libero dal peccato, schiavo della giustizia, così come dice l’Apostolo: Quando eravate sotto la schiavitù del peccato, eravate liberi dalla giustizia. Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il vostro frutto nella santificazione; e il fine è la vita eterna (Rm 6, 20 22). A questo devono tendere tutti i nostri sforzi.
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