II DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

II DOMENICA DOPO PENTECOSTE – C

Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi;
usa misericordia con il tuo servo.
Cf. Sal 118 (119), 137. 124a

LETTURA
Colui che vive in eterno ha creato l’intero universo.
Sir 18, 1-2. 4-9a. 10-13
SALMO RESPONSORIALE
Sal 135 (136), 1-9
EPISTOLA
La creazione, sottoposta alla caducità, geme nelle doglie.
Rm 8, 18-25
CANTO AL VANGELO
(Cf. Mt 6, 26)
VANGELO
Non preoccupatevi di quello che mangerete. Cercate il regno.
Mt 6, 25-33
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. CRISOSTOMO GIOVANNI
In Matth. 21, 3

Fidarsi della sapienza di Dio

Gesù Cristo non ci ha invitato a considerare il volo degli uccelli, nè ci ha proposto di imitarli nel volo, il che non è possibile agli uomini; ma ci ha mostrato come essi si nutrono senza alcuna preoccupazione, cosa che anche noi possiamo fare se lo vogliamo. L’esempio dei santi, che hanno confermato questo precetto con le opere, ne è una prova. Ebbene, è ammirevole la saggezza del legislatore divino che, pur potendo proporre l’esempio di tanti eccellenti uomini, come Mosè, Elia, Giovanni Battista e tanti altri, che non si sono per niente affannati per procurarsi il cibo, preferisce ricordare l’esempio degli uccelli, allo scopo di toccare i suoi ascoltatori in modo più forte ed efficace. Se avesse parlato di quei giusti, essi avrebbero ben potuto rispondere di non avere ancora raggiunto la loro virtù. Ma tacendo di questi e proponendo invece l’esempio degli uccelli, essi non possono addurre nessuna scusa. Anche in questo punto, egli segue la traccia della legge antica. Il Vecchio Testamento, infatti, suggerisce agli uomini l’esempio dell’ape, della formica, della tortora e della rondine (Sir 11,31). E non è del resto un mediocre motivo di gloria per l’uomo poter acquisire con la libera scelta della volontà ciò che questi animali compiono, spinti dall’istinto naturale. Se Dio, dunque, si prende tanta cura per questi animali che egli ha creato per noi, quanto più se ne prenderà per noi stessi? Se veglia sui servi, quanto più veglierà sul padrone?

Ecco perché, dopo averci invitati a osservare gli uccelli dell’aria, non aggiunge che essi non si occupano di traffici e di altri commerci che sono riprovati; dice che essi “non seminano nè mietono” (Mt 6,26). Ma come? – voi mi direte – non si dovrà dunque più seminare? Cristo non proibisce di seminare, ma dice – ripeto – che non dobbiamo affannarci anche per quanto ci è necessario. Non ci vieta di lavorare, ma non vuole che siamo senza fiducia e che ci maceriamo nell’inquietudine e nelle preoccupazioni. Ci comanda infatti di nutrirci: ma non vuole che tale pensiero ci tormenti e crei difficoltà allo spirito. Già molto tempo prima, David aveva sottolineato questa verità, anche se un po’ enigmaticamente, affermando: “Tu apri la mano e colmi di favore ogni vivente” (Sal 144,16); e altrove: “Colui che dà il loro cibo alle bestie, e ai piccoli corvi ciò che domandano (Sal 146,9). Ma quale uomo è mai esistito – voi mi direte – che sia stato esente da queste preoccupazioni? Ebbene, vi rispondo, non vi ricordate di tutti quei giusti che vi ho nominato poco fa? Non vi ricordate, insieme a loro, che anche Giacobbe, il patriarca, uscì nudo dal suo paese e disse: “Se il Signore mi dà pane per mangiare e abiti per coprirmi…” (Gen 28,20)? E con queste parole egli mostrava chiaramente di non essere preoccupato, ma che chiedeva e si aspettava tutto da Dio. Nello stesso modo si comportarono con fortezza gli apostoli, che abbandonarono ogni loro bene e non si diedero pensiero di niente. Abbiamo visto poi quelle cinquemila persone e poi le altre tremila, che ottennero il cibo da Dio, senza darsi alcun affanno (Atti 2,41).

Se dopo tutti questi argomenti e tutti questi esempi, non siete ancora capaci di sciogliere le dure catene che vi legano, liberatevi dall’affanno almeno riconoscendone l’inutilità. “Chi di voi”, infatti, “con l’affannarsi può aggiungere alla sua età una spanna? (Mt 6,27) – aggiunge Cristo. Vedete come egli si serve ora di un paragone chiaro e comprensibile, per far capire una verità oscura e nascosta. Pur dandovi da fare – egli dice – voi non potete far crescere neppure un poco il vostro corpo; ebbene, allo stesso modo non potete neppure con tutte le preoccupazioni e gli affanni assicurarvi il cibo. Con queste parole Gesù ci fa vedere con estrema chiarezza che non è affatto la nostra cura, ma soltanto la provvidenza di Dio che compie tutto, anche in quelle cose in cui sembra che noi abbiamo parte attiva. Se Dio infatti ci abbandonasse, nessuna cosa più sussisterebbe e periremmo tutti inevitabilmente con i nostri affanni, le nostre inquietudini e le nostre fatiche.

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