II DOMENICA DOPO PENTECOSTE – B

Signore, ascolta la mia voce!
Di te il mio cuore ha detto:
«Cerca il suo volto!».
Io cercherò il tuo volto, Signore,
non ti celare mai!
Sal 26 (27), 7-9a

LETTURA
Nella creazione del Signore le sue opere sono dal principio.
Sir 16, 24-30
SALMO RESPONSORIALE
Sal 148
EPISTOLA
Le perfezioni di Dio si possono contemplare nella creazione.
Rm 1, 16-21
CANTO AL VANGELO
(Cfr Lc 12, 23)
VANGELO
Guardate i gigli: neanche Salomone vestiva come uno di loro.
Lc 12, 22-31
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Discorso del Signore sulla montagna, II

… sembra che Paolo non osservi il comando del Signore: Guardate gli uccelli del cielo, poiché non seminano, né mietono né ammassano nei granai (Mt 6, 26); e ancora: Osservate come crescono i gigli del campo; non lavorano e non filano (Mt 6, 28), poiché comandò loro di lavorare con le proprie mani per avere anche di che offrire agli altri. Non sembra quindi che ha imitato gli uccelli del cielo e i gigli del campo, perché afferma di se stesso che ha lavorato con le proprie mani (Cf. At 20, 34) per non esser di peso a nessuno (Cf. 1 Ts 2, 9); e di lui è stato scritto che a causa della identità del mestiere si era associato ad Aquila per un lavoro in comune, da cui trarre il sostentamento (Cf. At 18, 2-3). Da queste e simili testimonianze della Scrittura appare evidentemente che nostro Signore non disapprova se secondo l’umana usanza si procura il vitto, ma se per esso si è al servizio di Dio, sicché nelle proprie attività non si ha di mira il regno di Dio ma il conseguimento degli utili.

Dunque tutta la normativa si riduce a questo principio che anche nell’approvvigionamento degli utili teniamo presente il regno di Dio e che non teniamo presenti essi nel servizio al regno di Dio. Così, anche se verranno a mancare, e spesso Dio lo permette per metterci alla prova, essi non solo non fiaccano il nostro proponimento, ma lo confermano perché controllato e consolidato. Infatti, dice l’Apostolo, ci vantiamo nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza; la speranza poi non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nel nostro cuore per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 3-5). Nel ricordo delle sue tribolazioni e sofferenze l’Apostolo ricorda di aver sofferto non soltanto nelle carceri e naufragi e in molte altre afflizioni di tal genere, ma anche per la fame, la sete, il freddo, la mancanza di vestiti (Cf. 2 Cor 11, 23-27). Quando leggiamo questi fatti, non pensiamo che le promesse del Signore abbiano barcollato in modo che soffrisse fame e sete e mancanza di vestiti l’Apostolo che cercava il regno e la giustizia di Dio, poiché ci è stato detto: Cercate prima il regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6, 33). Difatti il nostro medico considera queste afflizioni come rimedi perché una volta per sempre ci siamo affidati interamente a lui e da lui abbiamo la garanzia della vita presente e della futura quando deve aggiungere quando togliere, come giudica che a noi giovi. Infatti egli ci guida e dirige per confortarci ed esercitarci in questa vita e per costituirci perennemente dopo questa vita nel riposo eterno. Anche l’uomo quando sottrae i viveri al proprio giumento, non lo priva della propria cura, anzi lo fa per curarlo.

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