Ricorderò l’amore di Dio,
dandogli lode per tutti i suoi doni,
per i beni senza numero che ci ha elargito,
grazie alla sua misericordia che non ha fine.
Cf. Is 63, 7
LETTURA
Non il sole e la luna, ma il Signore sarà per te la luce eterna.
Is 60, 16b-22 Lettura del profeta Isaia.
Così dice il Signore Dio:
«Saprai che io sono il Signore, il tuo salvatore
e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe.
Farò venire oro anziché bronzo,
farò venire argento anziché ferro,
bronzo anziché legno,
ferro anziché pietre.
Costituirò tuo sovrano la pace,
tuo governatore la giustizia.
Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra,
di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini.
Tu chiamerai salvezza le tue mura
e gloria le tue porte.
Il sole non sarà più la tua luce di giorno,
né ti illuminerà più
lo splendore della luna.
Ma il Signore sarà per te luce eterna,
il tuo Dio sarà il tuo splendore.
Il tuo sole non tramonterà più
né la tua luna si dileguerà,
perché il Signore sarà per te luce eterna;
saranno finiti i giorni del tuo lutto.
Il tuo popolo sarà tutto di giusti,
per sempre avranno in eredità la terra,
germogli delle piantagioni del Signore,
lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria.
Il più piccolo diventerà un migliaio,
il più insignificante un’immensa nazione;
io sono il Signore:
a suo tempo, lo farò rapidamente».
SALMO RESPONSORIALE
Sal 88 (89), 14-19 R/. Beato il popolo che cammina alla luce del tuo volto.
Tu hai un braccio potente,
forte è la tua mano, alta la tua destra.
Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
amore e fedeltà precedono il tuo volto. R/.
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R/.
Tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R/.
EPISTOLA
Cristo, primizia dei risorti, alla fine consegnerà il regno al Padre.
1Cor 15, 17-28 Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
CANTO AL VANGELO
(Gv 14, 6) Alleluia.
Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.
VANGELO
Il Padre ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.
Gv 5, 19-24 Lettura del Vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, al Signore che illumina la nostra vita, eleviamo con fiducia le nostre suppliche rispondendo:
Aumenta, Signore, la nostra fede!
– Per la Chiesa, perché sappia rivelare al mondo il volto misericordioso di Dio: preghiamo. R.
– Per i fratelli che vivono nella povertà, nella sofferenza e nella solitudine, perché sperimentino la vicinanza e la predilezione del Signore: preghiamo. R.
– Per noi, perché, nella conversione costante del cuore, sappiamo coltivare e alimentare la fede in Cristo e nella sua Parola: preghiamo. R.
Contro ogni tentazione di orgoglio donaci, o Dio, la sapienza di un cuore umile; non abbandonarci ai calcoli incerti degli accorgimenti umani, ma serbaci nella protezione della tua provvidenza che non delude. Per Cristo nostro Signore.
COMMENTO AL VANGELO
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
Omelie sul Vangelo di Giovanni (Omelia 38, 3-4)
3. Osserva con quanta precisione Cristo risponde alle accuse dei Giudei. Essi lo perseguitavano e volevano ucciderlo perché non solo violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Che cosa fa dunque il Signore? Non smentisce affatto questa uguaglianza, ma la conferma e la spiega. Dice infatti: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio non può da se stesso fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre» (Gv 5, 19).
Quando dice: «non può da se stesso fare nulla», non sta introducendo un’inferiorità di potere o una debolezza della sua natura, come pensano gli eretici. Tutt’altro! Egli mostra l’assoluta impossibilità che vi sia una divergenza o una contrarietà tra la sua volontà e quella del Padre. Come a dire: «È impossibile per me fare qualcosa di contrario al Padre, fare qualcosa che sia alieno dalla sua volontà o diverso da ciò che Egli opera, poiché la nostra sostanza è una sola e la nostra potenza è identica». Per questo aggiunge subito: «quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo». Non ha detto semplicemente «fa le stesse cose», ma «allo stesso modo» (homoíōs), cioè con la medesima autorità, con lo stesso potere e con la stessa identica dignità.
Poi prosegue: «Il Padre infatti ama il Figlio e gli mostra tutto quello che fa» (Gv 5, 20). Che significa «gli mostra»? Forse che il Padre insegna al Figlio come a un ignorante? Lontano da noi un simile pensiero! Nel linguaggio divino, «mostrare» indica la perfetta comunione di conoscenza e di azione. Il Figlio vede ciò che il Padre fa perché è eternamente presente in Lui ed è unito a Lui nell’essenza.
4. E affinché tu conosca la grandezza di questo potere condiviso, ascolta ciò che dice subito dopo: «Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole» (Gv 5, 21). Vedi come attribuisce a se stesso l’autorità sovrana? Non ha detto che il Figlio dona la vita solo a coloro a cui il Padre comanda di darla, ma «a chi vuole». Noti l’uguaglianza della volontà e la libertà del potere supremo? Risuscitare i morti è l’opera più alta e propria di Dio; attribuendo a se stesso questo potere con la clausola «a chi vuole», Cristo dimostra di possedere la medesima sovranità del Padre.
E affinché non pensino che il Figlio sia solo un esecutore passivo, aggiunge: «Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre» (Gv 5, 22-23).
Considera la forza di queste parole: perché il Padre ha ceduto il giudizio al Figlio? Affinché il Figlio riceva lo stesso identico onore. Non dice «affinché lo adorino come un servo di alto grado», ma «come onorano il Padre». Chiunque dunque non rende al Figlio lo stesso onore che rende al Padre, insulta il Padre stesso che lo ha mandato.
Infine, per rassicurare i credenti ed esortarli alla fede, conclude: «In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv 5, 24). Ascoltare la sua parola significa obbedire ai suoi insegnamenti e riconoscere la sua divina autorità; chi compie questo passaggio di fede è già strappato dalla morte del peccato e inserito nella vita incorruttibile.
Vedi