Il Signore mi ha liberato
mi ha salvato perché mi ama.
Cf. Sal 17 (18), 19b-20
LETTURA
Lo scriba Eleàzaro, martire per non dare scandalo ai giovani contro la Legge.
2 Mac 6, 1-2. 18-28 Lettura del secondo libro dei Maccabei.
In quei giorni. Il re inviò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle leggi dei padri e a non governarsi più secondo le leggi di Dio, e inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizìm a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo.
Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro. Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per appena un po’ più di vita, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.
SALMO RESPONSORIALE
Sal 140 (141), 1-4. 8-9 R/. Nella tua legge, Signore, è tutta la mia gioia.
Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;
porgi l’orecchio alla mia voce quando t’invoco.
La mia preghiera stia davanti a te come incenso,
le mie mani alzate come sacrificio della sera. R/.
Poni, Signore, una guardia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra.
Non piegare il mio cuore al male,
a compiere azioni criminose con i malfattori:
che io non gusti i loro cibi deliziosi. R/.
A te, Signore Dio, sono rivolti i miei occhi;
in te mi rifugio, non lasciarmi indifeso.
Proteggimi dal laccio che mi tendono,
dalle trappole dei malfattori. R/.
EPISTOLA
Il momentaneo peso della tribolazione ci procura una quantità eterna di gioia.
2 Cor 4, 17 – 5, 10 Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.
Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito.
Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
CANTO AL VANGELO
(Mt 18, 7bc) Alleluia.
È inevitabile che vengano scandali,
ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!
Alleluia.
VANGELO
Guai a chi scandalizza uno solo i questi piccoli!
Mt 18, 1-10 Lettura del Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo. I discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!
Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, con amore di figli rivolgiamo a Dio, nostro Padre, le preghiere e i desideri che portiamo nel cuore:
Ascoltaci, Signore nostro Dio!
– Per la Chiesa, perché, con la Parola e i Sacramenti, sostenga e alimenti la fede dei suoi figli: preghiamo. R.
– Per la nostra società, perché riconoscendo la dignità di ogni persona, promuova il diritto alla libertà civile e religiosa: preghiamo. R.
– Per noi, perché, affidandoci all’amore misericordioso del Padre, sappiamo rinnovare l’impegno della nostra testimonianza cristiana: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
SAN BERNARDO
Dal Secondo sermone per la festa di S. Michele
1. Fratelli miei, avete udito con quali terribili parole il Vangelo tuona contro coloro che scandalizzano i deboli. La Verità non adula nessuno, non inganna nessuno, dice apertamente: «Guai a colui per colpa del quale viene lo scandalo» (Mt 18,7); sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato (Mt 26,24); senza dubbio intende dire nato una seconda volta, nato alla vita, nato allo Spirito Santo, per essere poi assorbito dalla carne. Sarebbe meglio per lui, se c’è qualcuno in questa situazione, che sta causando scandalo in questa casa, in questa santa comunità, gradita a Dio e agli angeli, che è felice e ama se stessa, che una macina, come quella che muovono gli asini, gli venga legata al collo, che scambi il dolce giogo e il leggero fardello del Salvatore, con il peso schiacciante, sulle sue spalle, dell’avidità terrena, e che sia gettato dalle nostre mani sul fondo di questo grande e spazioso mare che non è altro che questa età perversa, perché sarebbe meno fatale per lui perire nel mondo che nel monastero. Ora, chiunque non abbia carità può solo perire, anche se avesse il coraggio di dare il suo corpo alle fiamme (1 Cor 13,3). Dico questo, fratelli miei, non perché non abbia una buona opinione di voi, o perché vedo regnare tra voi questo vizio detestabile, ma perché siate ancora più attenti a perseverare e crescere in quella carità, in quella unione e in quella pace in cui ora vi trovate nel Signore. Qual è la nostra speranza, qual è la nostra gioia e la nostra corona di gloria? Non è forse la vostra unione, l’unanimità dei vostri sentimenti, nella quale sono lieto di trovarvi pieni di amore per i vostri fratelli, e di vedervi applicare, prima di tutto, a conservare gli uni per gli altri, le disposizioni di una carità reciproca, che costituisce il vero bene della perfezione? È in questo che tutti riconoscono, con gli stessi santi angeli, che siete discepoli di Cristo, poiché vi amate gli uni gli altri.
2. Se non avete dimenticato le tre cause per cui gli angeli ci amano e si prendono cura di noi, di cui ho parlato nella mia precedente istruzione, potete facilmente comprendere tutti i vantaggi che derivano dalla carità fraterna; poiché è molto facile vedere che nessuna di queste cause favorisce chi non ama il prossimo. In effetti, quale motivo avranno gli angeli di amarci per Nostro Signore Gesù Cristo, se vedono, dal poco amore che abbiamo gli uni per gli altri, che siamo ben lontani dall’essere suoi discepoli? Saremo forse amati da loro a causa nostra, cioè a causa della somiglianza della nostra natura con la loro natura spirituale, se vedono che noi stessi non amiamo coloro che sono della nostra stessa natura, anzi, se è evidente per loro, dalle divisioni che sussistono tra noi, che lungi dall’essere spirituali, siamo solo carnali? Infine, ci ameranno per se stessi, e nella speranza che un giorno serviremo a riparare le brecce della loro città santa, se vedono, Dio non voglia, che ci manca il cemento della carità, che solo può unirci e renderci una cosa sola con loro? Come possono sperare di vedere le mura eterne della loro città ricostruite con noi come pietre, se sanno, se vedono che non siamo pietre vive che possono aggrapparsi l’una all’altra, ma piuttosto che siamo come granelli di sabbia che il vento porta via dalla faccia della terra, che una parola solleva come un turbine e che il soffio del minimo sospetto porta via? Ma basta con queste parole del Signore: “Se qualcuno scandalizza uno di questi piccoli (Mt 18,6).» Sono convinto che d’ora in poi vi guarderete con ogni cura da questo terribile flagello.
Vedi