DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI – C

Quando avrete passato il Giordano, elevate al Signore
un altare di pietre non toccate dal ferro;
su questo altare offrirete olocausti
e vittime di pace al vostro Dio.
Cf. Dt 27, 4-7

LETTURA
Le tue porte saranno sempre aperte. Il Signore sarà per te luce eterna.
Is 60, 11-21
SALMO RESPONSORIALE
Sal 117 (118), 2-4. 19. 22-24. 26-27a
EPISTOLA
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di
voi.

Eb 13, 15-17. 20-21
CANTO AL VANGELO
(Cf. 1Cor 3, 17. 9)
VANGELO
La casa costruita sulla roccia.
Lc 6, 43-48
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

SAN GIROLAMO
In Matth. I, 7, 21-23

La necessità delle opere

Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Prima ha detto che coloro i quali manifestano esteriormente una vita onesta non debbono essere accolti se le loro dottrine sono malvagie; ora, al contrario, afferma che non si deve dar credito a coloro i quali, mentre possono vantare l’integrità della loro fede, vivono disonestamente, distruggendo con le loro malvagie opere la purezza della dottrina. L’una e l’altra virtù è infatti necessaria ai servi di Dio, in modo che le opere siano confermate dalle parole, e le parole dalle opere. A quest’affermazione potrebbe sembrar contraria l’altra che dice: “Nessuno può dire: «Signore Gesù», se non nello Spirito Santo” (1Cor 12,3). Ma è consuetudine delle Scritture riconoscere alle parole lo stesso valore dei fatti, affinché risultino palesi nelle loro conseguenze, e respingere coloro che, senza addurre opere, si vantano di possedere la conoscenza del Signore, e perciò si sentono dire dal Salvatore: “Andate via da me, operatori di iniquità! Io non vi conosco” (Lc 13,27). Nello stesso senso si esprime l’Apostolo: “Confessano di conoscere Dio, ma coi fatti lo negano” (Tt 1,16).

Molti in quel giorno mi diranno: – Signore, Signore, non abbiamo noi profetato in tuo nome? Non abbiamo cacciato i demoni in nome tuo? E non abbiamo nel tuo nome fatto molti prodigi?” (Mt 7,22). Il profetare, il compiere miracoli e lo scacciare demoni talvolta non rivelano i meriti di chi tali cose compie: è l’invocazione del nome di Cristo che rende possibili tali fatti che vengono concessi a condanna di coloro che invocano Cristo e a vantaggio di quanti ne sono testimoni. Coloro che compiono i miracoli, anche se disprezzano gli uomini, tuttavia sempre onorano Dio, nel cui nome i prodigi si compiono. Infatti anche Saul, e Balaam, e Caifa, profetarono, senza sapere ciò che dicevano, e il Faraone e Nabucodonosor conobbero in sogno il futuro. Negli Atti degli Apostoli, anche i figli di Sceva sembrano scacciare i demoni (At 19,14). E anche Giuda, l’apostolo con l’animo del traditore, compì, si narra, molti miracoli insieme con gli altri apostoli.

Ma allora confesserò a essi chiaramente: – Io non vi ho mai conosciuto” (Mt 7,23). Opportunamente dice «confesserò «perché è da molto tempo che si tratteneva dal dire: «Io non vi ho mai conosciuto». Il Signore infatti non conosce coloro che si perdono. E osserva che egli aggiunge: «Io non vi ho mai conosciuto», perché come si afferma, l’uomo, in quanto tale, fa parte delle creature razionali.

Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato a un uomo prudente, che edificò la sua casa sulla roccia” (Mt 7,23-24). Non ha detto: «voi che avete operato l’iniquità», ma: «voi che operate l’iniquità», cioè voi che fino a questo momento, cioè fino al momento del giudizio avete ancora desiderio di peccare, anche se non ne avete più la facoltà.

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