Quando avrete passato il Giordano, elevate al Signore
un altare di pietre non toccate dal ferro;
su questo altare offrirete olocausti
e vittime di pace al vostro Dio.
Cf. Dt 27, 4-7
LETTURA
Le tue porte saranno sempre aperte. Il Signore sarà per te luce eterna.
Is 60, 11-21 Lettura del profeta Isaia.
Così dice il Signore Dio: «Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti e i loro re che faranno da guida. Perché la nazione e il regno che non vorranno servirti periranno, e le nazioni saranno tutte sterminate. La gloria del Libano verrà a te, con cipressi, olmi e abeti, per abbellire il luogo del mio santuario, per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi. Verranno a te in atteggiamento umile i figli dei tuoi oppressori; ti si getteranno proni alle piante dei piedi quanti ti disprezzavano.
Ti chiameranno “Città del Signore”, “Sion del Santo d’Israele”. Dopo essere stata derelitta, odiata, senza che alcuno passasse da te, io farò di te l’orgoglio dei secoli, la gioia di tutte le generazioni. Tu succhierai il latte delle genti, succhierai le ricchezze dei re. Saprai che io sono il Signore, il tuo salvatore e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe. Farò venire oro anziché bronzo, farò venire argento anziché ferro, bronzo anziché legno, ferro anziché pietre. Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini.
Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte. Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto. Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in eredità la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria».
SALMO RESPONSORIALE
Sal 117 (118), 2-4. 19. 22-24. 26-27a R/. Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è sempre». R/.
Apritemi le porte della giustizia:
vi entrerò per ringraziare il Signore.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R/.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina. R/.
EPISTOLA
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di
voi.
Eb 13, 15-17. 20-21 Lettera agli Ebrei.
Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.
Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
CANTO AL VANGELO
(Cf. 1Cor 3, 17. 9) Alleluia.
Santo è il tempio di Dio, campo che egli coltiva,
e costruzione da lui edificata.
Alleluia.
VANGELO
La casa costruita sulla roccia.
Lc 6, 43-48 Lettura del Vangelo secondo Luca.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, il Signore è la luce che illumina la nostra vita: con fede, invochiamo la sua misericordia ed eleviamo le nostre invocazioni rispondendo:
Dona alla tua Chiesa pace e unità!
– Per la nostra Chiesa ambrosiana, perché, appoggiata a Cristo, roccia sicura di salvezza, prosegua con cuore rinnovato lungo la strada dell’amore e della vera libertà: preghiamo. R.
– Per la società civile, perché superi la logica opportunista dello sfruttamento e della prevaricazione, e difenda la dignità di ogni persona: preghiamo. R.
– Per tutti noi, perché, confidando unicamente nel Signore, camminiamo nel mondo come «figli della luce», con il cuore rivolto ai beni eterni: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
SAN GIROLAMO
In Matth. I, 7, 21-23
La necessità delle opere
“Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Prima ha detto che coloro i quali manifestano esteriormente una vita onesta non debbono essere accolti se le loro dottrine sono malvagie; ora, al contrario, afferma che non si deve dar credito a coloro i quali, mentre possono vantare l’integrità della loro fede, vivono disonestamente, distruggendo con le loro malvagie opere la purezza della dottrina. L’una e l’altra virtù è infatti necessaria ai servi di Dio, in modo che le opere siano confermate dalle parole, e le parole dalle opere. A quest’affermazione potrebbe sembrar contraria l’altra che dice: “Nessuno può dire: «Signore Gesù», se non nello Spirito Santo” (1Cor 12,3). Ma è consuetudine delle Scritture riconoscere alle parole lo stesso valore dei fatti, affinché risultino palesi nelle loro conseguenze, e respingere coloro che, senza addurre opere, si vantano di possedere la conoscenza del Signore, e perciò si sentono dire dal Salvatore: “Andate via da me, operatori di iniquità! Io non vi conosco” (Lc 13,27). Nello stesso senso si esprime l’Apostolo: “Confessano di conoscere Dio, ma coi fatti lo negano” (Tt 1,16).
“Molti in quel giorno mi diranno: – Signore, Signore, non abbiamo noi profetato in tuo nome? Non abbiamo cacciato i demoni in nome tuo? E non abbiamo nel tuo nome fatto molti prodigi?” (Mt 7,22). Il profetare, il compiere miracoli e lo scacciare demoni talvolta non rivelano i meriti di chi tali cose compie: è l’invocazione del nome di Cristo che rende possibili tali fatti che vengono concessi a condanna di coloro che invocano Cristo e a vantaggio di quanti ne sono testimoni. Coloro che compiono i miracoli, anche se disprezzano gli uomini, tuttavia sempre onorano Dio, nel cui nome i prodigi si compiono. Infatti anche Saul, e Balaam, e Caifa, profetarono, senza sapere ciò che dicevano, e il Faraone e Nabucodonosor conobbero in sogno il futuro. Negli Atti degli Apostoli, anche i figli di Sceva sembrano scacciare i demoni (At 19,14). E anche Giuda, l’apostolo con l’animo del traditore, compì, si narra, molti miracoli insieme con gli altri apostoli.
“Ma allora confesserò a essi chiaramente: – Io non vi ho mai conosciuto” (Mt 7,23). Opportunamente dice «confesserò «perché è da molto tempo che si tratteneva dal dire: «Io non vi ho mai conosciuto». Il Signore infatti non conosce coloro che si perdono. E osserva che egli aggiunge: «Io non vi ho mai conosciuto», perché come si afferma, l’uomo, in quanto tale, fa parte delle creature razionali.
“Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato a un uomo prudente, che edificò la sua casa sulla roccia” (Mt 7,23-24). Non ha detto: «voi che avete operato l’iniquità», ma: «voi che operate l’iniquità», cioè voi che fino a questo momento, cioè fino al momento del giudizio avete ancora desiderio di peccare, anche se non ne avete più la facoltà.
Vedi