A. Mariano, Ha senso parlare di matrimonio gay?

Una riflessione “laica”
di don Antonio Mariano sdb

 

Per affrontare il tema del “matrimonio gay” o, per dirlo in modo più corretto, dell’estensione dell’istituto matrimoniale in senso pieno anche alle coppie omosessuali, occorre evitare ogni deriva confessionale (poiché qui non si sta  parlando del “matrimonio sacramento” dei cristiani, ma dell’istituto sociale e giuridico del matrimonio, che è di tutti) ed emotiva (“Love is love”…. “Ama chi ti pare”…. “Diritti per tutti”).

Un discorso che tocca un bene di tutti i cittadini (giacché la famiglia, riconosciuta e tutelata dalla Costituzione all’art. 29, è un bene giuridico di tutti i cittadini) va affrontato in una prospettiva “laica”, cioè universale e tutelante ogni cittadino; lo strumento che abbiamo per fare questo è la ragione, che osserva la realtà, si apre davanti ad essa, indaga la storia, si pone delle domande, cerca il senso dell’agire umano.

È la ragione dunque che si chiede “Quali sono i motivi per cui in tutte le culture il legame tra un uomo ed una donna, stabile, fedele ed aperto alla vita è stato giuridicizzato in un istituto chiamato matrimonio? Tali ragioni esistono anche per le coppie omosessuali? Privare gli omosessuali dell’accesso al matrimonio lede un loro diritto?”

Quando infatti si parla di “diritti” va sempre precisato che i “diritti sono uguali tra gli uguali”, cioè tra soggetti che si trovano nella medesima condizione rispetto a un dato bene. Per esemplificare, rispetto al voto tutti i cittadini con piena “personalità giuridica” (cioè maggiorenni ed esenti da sanzioni penali gravi) godono del diritto di voto attivo e nessuno può esser discriminato nell’esercizio di questo diritto a ragione della razza, della religione o delle opinioni politiche. Al contrario il “diritto alla scelta delle linee educative per un figlio minore” è goduto in egual misura dai due genitori (i quali giuridicamente hanno la “patria potestà”) e la madre non può esser discriminata a favore del padre (o viceversa) poiché entrambi si trovano (biologicamente in primis) nella medesima posizione rispetto al figlio; diversamente il nonno, la zia o l’amico di famiglia non hanno alcun diritto rispetto all’educazione del minore poiché non hanno con lui alcun legame di genitorialità biologica.

Per tornare alla nostra questione, per dire che il matrimonio è un “diritto” cui tutti possono accedere, omosessuali ed eterosessuali, occorre vedere quali sono gli elementi di realtà che fondano questo istituto e se i medesimi elementi si riscontrano nelle coppie eterosessuali ed in quelle omosessuali.

Procediamo con ordine. …

(segue)

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